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Narrativa

"Non volevamo!"

Pubblicato il 11/02/2019

Succede, a volte, che qualcosa ci prende per mano e ci porta dove non vorremmo!

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Le tre ragazze stanno giocando insieme. Come sempre. Sono “migliori amiche”. E stanno sempre insieme.

Finito l’anno scolastico, cominciano i lunghi pomeriggi estivi di vacanza.

Si possono trovare in cortile, appena finito di pranzare. Cercano l’angolo più in ombra, per non soffocare dal caldo. E stanno lì, a raccontarsela, a fantasticare, a inventare giochi.

Oggi Valeria, la più grande, per quanto si possa essere grandi a tredici anni, ha portato una novità: un piccolo coltello, di quelli col manico di legno, da portare nel bosco e intagliare nella corteccia degli alberi la forma di un cuore, una freccia, due iniziali. Ridono a quel pensiero. E Claudia comincia a prendere in giro Cinzia, perché a Cinzia piace Vincenzo.

A dire il vero Vincenzo piace a tutte: è biondo e arrogante con i suoi sedici anni e quel teschio tatuato alla base del collo. E sembra a tutte così irraggiungibile. Ma nessuna lo dice. Allora è più facile sfogare la propria frustrazione prendendo in giro Cinzia. Perché Cinzia è la piccolina del terzetto; quella che resta sempre un po’ indietro; che arriva a capire le battute un attimo dopo; quella di cui, le altre due, quando si mettono d’accordo, si fanno burla.

Come quella volta che, nelle cantine dove si erano spinte per fumare una sigaretta di nascosto, alla fine l’avevano lasciata indietro, mettendosi a correre veloci per uscire, mentre lei gridava: “Aspettatemi, ho paura del buio!”

E oggi la novità del coltellino le eccita un po'. Valeria si sente ancora più grande con quel piccolo oggetto in mano. Può vantarsi che suo fratello, Angelo, glielo ha regalato.

Angelo ha vent’anni e di coltelli anche di più. Le ha regalato il più piccolo, il primo che a sua volta aveva ricevuto in regalo dal padre, quella volta che andarono in campeggio insieme. Gli era servito per affilare i rametti che poi avevano utilizzato per infilzare le patate e tenerle sul fuoco accesso, come dei veri cowboys.

Valeria lo rigira tra le dita, mentre le altre due vorrebbero chiederle di prenderlo in mano, sentire cosa si prova a stringere un’arma, seppur piccola.

“Vuoi provare?” Scherza Valeria sorridendo e allungando il coltello verso Cinzia, come per colpirla. Cinzia ride e indietreggia nell’ombra. Valeria scambia, rapida, un’occhiata d’intesa con Claudia e allunga ancor di più il braccio, fino a pungere Cinzia sulla mano aperta davanti a sé, a difesa. Tutt’e tre ridacchiano ma Cinzia, ora, cercando di mascherare un po’ di nervosismo. O è paura? Mentre indietreggia ancora e si ritrova chiusa in un angolo del cortile.

Valeria si accorge del brivido che ha percorso la giovane amica e, invece di smettere, insiste. Come quella volta nelle cantine, quando le grida di Cinzia, invece di farla fermare, le provocavano la strana ebrezza di voler continuare, per vedere come andava a finire.

E allora Valeria si avvicina ancora di più a Cinzia che ora cerca di protestare: “Smettila Vale, dai, mi spaventi!”. Ma a quel punto anche dentro Claudia qualcosa si sblocca: “Dai Vale, faglielo provare ‘sto coltellino. Sul braccio magari.” E Valeria colpisce l’avanbraccio di Cinzia, che comincia a sanguinare. Un taglio di nulla, ma una linea rossa si disegna sulla pelle dell’amica.

Cinzia si lamenta. Anzi, comincia proprio a piagnucolare.

“Piange la Cinzietta, – la prende in giro Claudia. – Forse vuole provarlo anche sul pancino? Dai Vale, accontentala!”

E Valeria affonda il colpo. La lama penetra quasi senza sforzo, superando anche la stoffa della T-shirt. E’ una lama di piccole dimensioni, ma quando Valeria la estrae dall’altrettanto minuscolo ventre di Cinzia, il sangue gocciola copioso. Le mani della ragazzina si portano istintivamente a toccare la ferita.

La vista di quel colore intenso, pieno, in lento movimento, assorbito dal cotone della maglietta, e l’odore del ferro nel sangue, sembrano arrivare direttamente nel cervello di Valeria, che non si trattiene più dal colpire la giovane vittima urlante, supplicante, le cui grida si confondono con quelle eccitate delle altre due. Claudia istiga Valeria. Che continua a colpire Cinzia. Che ripete atterrita: “Basta Vale, basta… Claudia aiuto. Aiuto!”

Ma è tardi. Troppo tardi. Né Claudia né Valeria sono più lì. I loro occhi vedono altro, le loro orecchie sentono altro. Le loro menti stanno gestendo le loro azioni, senza che loro se ne rendano conto.

E le azioni sono: Valeria che si accanisce con il coltellino su Cinzia, che scivola a terra, si rannicchia sempre più su se stessa. E Claudia che incita isterica Valeria: “Vai, vai, colpisci, bucala… bucala!”

E Cinzia piange, urla. Incredula, si lascia andare. Si abbandona. Un po’ come sta facendo la sua giovane vita con lei: la sta abbandonando lentamente, taglio dopo taglio, ferita dopo ferita.

“Non volevamo!” Diranno Valeria e Claudia al commissariato. “Premeditato? Ma no… Perché, poi? Eravamo amiche. Le migliori amiche. Ci eravamo trovate per giocare, come tutti gli altri giorni. Poi…poi… Non volevamo!” E a guardarle lo si vede: i loro occhi sono ancora altrove.

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Caucasica ha votato il racconto

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Ottima idea, bella la crescita della cattiveria. Dal titolo alla scena flashback si capisce il finale, abbassa un po' la tensione. Segnala il commento

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LoSteNo ha votato il racconto

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La mano dello scrittore é la stessa che impugna il coltello, e colpisce duro le nostre pance, molli forse, ma sensibili.Segnala il commento

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Sebastiano P ha votato il racconto

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Lisa Ma ha votato il racconto

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Otorongo ha votato il racconto

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Karl Krasnyy ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Superfrancy ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

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Ben scritto. Molto intenso e in forte crescendo. Unica piccolissima pecca il titolo che anticipa il finale... =0) Piaciuto davvero.Segnala il commento

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Rosnikant ha votato il racconto

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isa ha votato il racconto

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La banalità del maleSegnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Agghiacciante. Purtroppo rispecchia episodi che accadono nelle realtà. Forse il piacere di uccidere è insito nella natura umana.Segnala il commento

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Giusi D'Urso ha votato il racconto

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Argomento delicato che rispecchia episodi della realtà. Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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L'inizio mi è parso troppo lungo, non prepara, non introduce, ma tergiversa; poi il racconto decolla, e tutto succede, come solo poteva....Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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La realtà ci rimanda dinamiche di violenza che talvolta purtroppo somigliano alla tua storiaSegnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

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Lo avrei messo tra gli “ horror”.Segnala il commento

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di SteCo15

Esordiente