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Narrativa

Nonna Daisy

Pubblicato il 03/04/2018

“Sorrise con aria comprensiva, molto più che comprensiva. Era uno di quei sorrisi rari, dotati di un eterno incoraggiamento, che si incontrano quattro o cinque volte nella vita."

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 “Che stai facendo papà?”

“Non lo vedi marmocchietto, sto sistemando la libreria della nonna. Uuuuh che noia! Questi libri un giorno li sbatterò via!!!”

“Papà cosa significa sbattere via? Li vuoi portare nella bocca di leone sotto il lavandino?”

“Guglielmino mio! I grandi dicono sbattere via quando vogliono liberarsi di qualcosa! Quando vogliono sentirsi leggeri e spensierati! Non importa dove. Importa solamente che quel qualcosa, che prima occupava uno spazio, non lo occupi più!”

“Ah” con sguardo sospeso Guglielmino si grattava la parte interna della caviglia sinistra con la sudata mano destra, come farebbe un diligente yoghino in preparazione di un asana. Arrotolava sistematicamente il calzino a righe blue e azzurre con dei piccoli insetti ricamati che, a quel punto, sparivano e comparivano come lucciole tra le onde di cotone.

“E quindi papà tu vorresti spedire i libri della nonna su un altro pianeta? E poi che mettiamo nella libreria?”

Sapeva che questa domanda, irriverente ed infantile, avrebbe dato il via alla ruota panoramica di papà.

Così, lo prende fugacemente da sotto le ascelle e, insieme, diventano un vortice di muscoli e risate.

Lo fa ghignare, tremare di paura, singhiozzare e strizzare forte forte gli occhi, ma dalle serrate palpebre Guglielmino può vedere la morbidezza dei colori.

Insieme formano una caramella ammattita che ruota veloce velocissima nello spazio.

E' così, Non aspettiamo altro che qualcuno ci sorprenda nelle cose più semplici, che ci faccia del male. Ma il male quello buono, quello che serve a preparare l’animo agli scossoni della vita.

Li metto bene a fuoco ora, sono in tre: Guglielmino, papà e la Fantasia.

Sono le 18,40 di una serata quasi primaverile.

Qualcuno di loro, nella stanza di moquette, è in attesa dello scricchiolio lucido dell’apertura del forno.

L’orecchio preannuncia il gusto di una tenera comodità campestre.

È lì, in quei minuti d’attesa (...fossero pure secoli!) di puntuali certezze, che risiede la concentrazione simmetrica della vita. Ferma nella posizione del loto. Sprizzante e sicura come non mai.

In quella conca di tempo possiamo promettere la forza di cambiare il mondo. Minacciare di far rotolare il più pesante dei macigni. 

Tanto finirà. Sappiamo finirà.

“Basta papà, basta! Ahi ahi ahi così mi fai male! Lasciami! Nonnaaaaa aiuto!!!”

“Guglielmino!!! Eh la nonna! Lo sai che a quest’ora la nonna è intrappolata tra le righe di un libro! E sai anche che non è con le urla capricciose che la inviterai ad uscire!”

Tra il sollazzo e l’adrenalina, Guglielmino accetta la tregua di papà non sapendo dare altro nome al suo infantile vezzo del momento, il cosiddetto voglio ma non voglio più ma non ho voglia di non volere.

“Si ma papà, io voglio la nonna! C’è anche la focaccia di acciughine stasera! Potrebbe mangiarne un po' con noi!”

“Ok.” Disse il padre arricciandosi i baffi umili e sapienti. “Ok piccolino. Prova delicatamente con il libro dorato, quello in altro a destra, accanto al libro dei fiori. Dai, forza, lo sai qual'è! Quello che porta il titolo Il grande Gatsby.

Guglielmino prende lo sgabello e comincia a sporgersi curioso verso gli abissi del soffitto.

“Allora. Trovato!?” stuzzica il padre. 

“Mmmm Sì! Ecco papà! Questo!” bisbigliò trionfante Guglielmino.

“Ok, ora piano piano apri pagina 52 e vai al capoverso che inizia con Sorride..”

Sorrise con aria comprensiva, molto più che comprensiva. Era uno di quei sorrisi rari, dotati di un eterno incoraggiamento, che si incontrano quattro o cinque volte nella vita. Affrontava – o pareva affrontare – l'intero eterno mondo per un attimo, e poi si concentrava sulla persona a cui era rivolto con un pregiudizio irresistibile a suo favore. La capiva esattamente fin dove voleva essere capita, credeva in lei come a lei sarebbe piaciuto credere in sé stessa, e la assicurava di aver ricevuto da lei esattamente l'impressione che sperava di produrre nelle condizioni migliori. Esattamente a questo punto svaniva, e io mi trovavo di fronte a un giovane elegante che aveva superato da poco la trentina e la cui ricercatezza nel parlare rasentava l'assurdo.

Vedo una luce fortissima e un odore bruciato e salato. Noooooo ancora loro!!!?! Ma che è? Un vizio?!

“Oooh Santo Santissimo Cristoforo del lettori! Ragazzi, che Dio Vi benedica! Date un occhio al forno!!! State bruciando la focaccia per la seconda sera di seguito!”

Alcune persone sono bolle di sapone nell’aria. 

Contengo in sé la fragilità del portare la leggerezza dell’essere. 

Protetta e racchiusa in un infinito caotico.

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Michele Cigna ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Le immagini evocate sono molto belle. Nella penultima frase credo intendessi "contengono",a parte questo l'ho trovato piacevoleSegnala il commento

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Saverio Scalise ha votato il racconto

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di Camilla Salmoiraghi

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