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Narrativa

Note in elenco.

Pubblicato il 25/11/2021

Difficile adattarsi a certe precise condizioni. Si osservano i dettagli, si cerca di tener conto di quanto ci è dato sapere, poi si tenta di adeguarsi a quanto è stabilito. Però non ci vuol niente poi a sbottare, magari soltanto perché qualcosa non appare esattamente come si era previsto.

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Sto facendo un elenco preciso di tutte le cose da fare. Continuo a segnare su un foglio ogni più piccola attività che prima o dopo voglio affrontare, ed in seguito scrivo sul margine della carta le priorità che qualcuna di queste mostra con più evidenza rispetto alle altre, in modo da costruire un vero percorso definito tra tutte le mie annotazioni. Oggi ad esempio sarebbe il giorno più giusto per uscire da qui, penso; magari andarmene in giro per i fatti miei, ed eseguire tutto quello che mi sono appuntato; purtroppo non potrò avere la mia mattinata di libertà fino alla prossima settimana, così è stabilito dal nostro bravissimo direttore, sempre che nel frattempo io non faccia qualche sciocchezza tale da rinviarne la data; perciò devo soltanto avere pazienza, girare come sempre per i corridoi di questo istituto, e continuare a prendere nota di tutto quello che mi è rimasto ancora da scrivere, proprio per non dimenticarmi di niente. Gli altri mi guardano storto quando impugno questa matita, ritengono forse che stia soltanto perdendo del tempo, ma è vero il contrario, perché con il mio metodo così preciso riuscirò a fare tutto quanto ho dentro la testa, senza tralasciare alcunché, risparmiando le forze e soprattutto conservando per me i minuti preziosi della mia mattinata.

Ignoro tutti quelli che mi passano accanto, spesso lanciandomi sguardi pieni di sprezzo e di invidia: metto insieme poco per volta il mio percorso di cose da fare, e tutto sarà definito con esattezza alla fine delle mie annotazioni. Ognuno deve avere un futuro, ciascuno di noi può delineare poco per volta le cose che intende affrontare; non c’è niente di male, è come una strada che ciascuno di noi intende intraprendere, sappiamo perfettamente dove ci potrebbe condurre, si tratta di scegliere o meno di provare a imboccarla. Nei miei fogli ho già perfettamente previsto tutto quello che è logico fare: le prime cose sono senz'altro quelle più semplici, in seguito però vanno descritte le attività più impegnative, ma non c’è assolutamente niente di cui spaventarsi, è tutto previsto tra le mie annotazioni, si tratta soltanto di seguire il percorso.

Arriva uno degli internati con cui condivido gli spazi, uno di quelli che per adesso non è iscritto tra coloro che partecipano al progetto delle mattinate di libertà, e dice che è tutta una stupidaggine, tutto sarà sempre uguale, non c'è da farsi illusioni. Lo guardo, so che per lui, rispetto ad altri, è completamente diverso pensare al futuro: non si proietta mai nel giorno seguente, e neppure in quello che segue subito dopo: lui non ha niente da predisporre, non ha una mattinata con cui riempire di idee il suo presente, ha soltanto di fronte a sé una giornata qualsiasi con cui perdere tempo e gingillarsi con le sciocchezze di sempre, come un bambino che gioca. Gli dico cosa penso di lui, ma quello sorride, dice che sono io a non avere ancora capito il senso del tempo.

Sgrano gli occhi, gli dico che sto prendendo degli appunti precisi, ma lui obietta che sto soltanto sciupando le mie energie, e che mi illudo di poter fare chissà cosa durante una stupida mattinata in cui un operatore mi porterà come un cane al guinzaglio in giro qua attorno. Continuo a guardarlo, gli dico di smettere, non mi va di ascoltare ancora le sue parole così negative, ma lui insiste a ridere delle mie illusioni, così come le chiama, e poi mi volta le spalle come per mostrare che ha già sprecato anche troppe parole in questi discorsi. Gli chiedo di ascoltarmi, di voltarsi verso di me, ma lui se ne va, lasciandomi esterrefatto: forse ha ragione, rifletto; forse non c’è proprio alcun motivo per cercare di essere così razionale come tento di essere io in questi giorni. Inizio ad urlare, dico subito a voce alta che il direttore è un maiale, un essere che fa credere agli altri tutto quello che vuole, ma gli operatori intervengono subito e quindi mi immobilizzano: mi sono giocato la mia mattinata, mi dicono; posso persino segnarlo, adesso, sul mio taccuino.


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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Privare l'essere umano della speranza: si può essere più feroci di così? Un racconto che sconvolge per il carico di sofferenza e solitudine che s'avverte sin dal primo rigo. C'è qualche ripetizione forse, ma hai scritto un brano da cui non si esce indenni.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Novalis ha votato il racconto

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di Bruno Magnolfi

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