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Fantastico

Notte di Natale

Pubblicato il 22/11/2022

“A worm’s-eye view from inside the universe would have the normal causality. Backwards causality is an angel’s-eye view from outside the universe.” Stephen W. Hawking. Odio le citazioni ad effetto in inglese ma in questo caso mi va di fare un'eccezione.

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La guancia appoggiata al calcio del fucile non la sento più. Occhi fissi sulla cortina di filo spinato. Un cavallo impigliato prova a rialzarsi, la grossa testa ricade nella poltiglia. Nitrisce, le narici si allargano un'ultima volta in un ricciolo di fiato. Torna in mente la mia collezione di bottoni, non so perché. Il compagno alla mia sinistra alza l’indice annerito dal grilletto, allunga il braccio e picchietta due volte il dito sul mio bicipite.

«Lo senti anche tu?»

Allungo il collo e piego la testa di lato. Sento i rantoli dei moribondi, la puzza di sangue, merda e fumo. Lui strizza gli occhi, riporta il dito sul grilletto. Lo sguardo torna a perdersi nella terra di nessuno.

«Cantano.»

Alzo il busto e ripeto ad alta voce.

«Cantano?»

Una manata mi riporta la faccia nel terreno. 

«Shhh, zitto! Stai giù.»

Con la coda dell’occhio intravvedo il Tenente balzare dal metro e mezzo della pedana di legno e precipitarsi a larghe falcate verso la mia postazione.

L’Ufficiale alza il viso su di me, iridi azzurre come improvvisi sprazzi di cielo balenano sullo sfondo della trincea.

«Sai che sera è questa, vero soldato?»

La sua voce arriva confusa. I pensieri tornano alla mia collezione di bottoni nel vaso sul comodino: bottoni d’ottone, di rame, di stoffa, persino uno d’oro che mi regalò mio nonno. Il Tenente mi tira per la giacca, mi costringe ad accovacciarmi sulla pedana.

«Sai che sera è questa, vero soldato?»

Il suo alito caldo mi investe la faccia.

«La vigilia di Natale, Signore!»

«Corretto.»

Abbassa lo sguardo, prosegue il suo percorso nel fango. Sussurra alla schiera di fanti, al modo di mio padre quando mi rimboccava le coperte.

«Giù quelle teste! Mantenere la posizione perdio.»

Scompare nel non colore inseguito dal fantasma di mio padre.

«A nanna figliolo! Copriti bene.»

Ci guardiamo l’un l’altro. Il canto non arriva dagli angeli, vero? Siamo vivi.

Qualcuno inizia ad inneggiare. Uno lo segue e poi un altro e un altro ancora fino a che tutta la trincea si mette a cantare a squarciagola.

Il nemico riprende alzando ancor di più la voce. I due eserciti fanno a gara a chi canta più forte. Il campo di battaglia, immerso nella luce timida della sera, si illumina. Esplosioni? No, lanterne che ballano sui bordi degli scavi contrapposti.

Usciamo. Schiena piegata, fucili in spalla, scarponi nel fango. La terra che era di nessuno adesso è di tutti.

Mi ritrovo a due passi da un soldato della fazione nemica, non riesco a distinguerne la faccia, i bottoni della sua blusa luccicano. Allunga un braccio e si avvicina, la mano chiusa a pugno. Non mi pare un tipo minaccioso, nel dubbio faccio un passo indietro.

«Ehi, amico.»

Spalanca il pugno e mi porge l’oggetto al suo interno: un bottone. Stringo i bordi tra due dita, lo avvicino agli occhi. Diametro doppio di quelli della mia divisa, intarsio sconosciuto sulla facciata, materiale simile all’oro. Lo infilo nel taschino interno della giacca. Apro le labbra per ringraziare ma l'uomo non c’è più.

Guardo intorno, ovunque drappelli di soldati dei due schieramenti si scambiano doni: un pezzo di formaggio, della cioccolata, una bottiglia di vino. La luce delle lanterne restituisce verità ai visi poco più che adolescenti. Qualcuno tira fuori un pallone da calcio.


Alzo gli occhi dal diario, sguardo assorto dal finestrino.

La navetta ondeggia, plana come un gabbiano verso il piazzale illuminato a giorno. La cupola dello spazioporto al tramonto assume un romantico colore azzurrino.

«Qui il Capitano che parla. Ammartaggio a Utopia Planitia previsto tra 5 minuti. Temperatura esterna 18 gradi centigradi. Benvenuti su Marte. Grazie per aver volato con SpaceX.»

Ho tempo per leggere le ultime righe.


Sono ripresi i combattimenti. Un proiettile mi ha colpito in pieno petto. Ho slacciato la giacca per tamponare la ferita ma al posto dello squarcio ho trovato il bottone ammaccato. Il proiettile, accartocciato, mi è caduto ai piedi. Non ho più incontrato l’uomo del bottone, l’uomo che mi ha restituito il futuro. Di qualunque materiale sia fatto quest’oggetto avrà un posto speciale, a casa.


La porta del mio alloggio scompare nel soffitto. Luci fiacche si accendono. Mi avvicino alla libreria, faccio spazio tra due quaderni sgualciti e ci infilo il diario.

La voce femminile della AI, Anne, riempie la penombra della stanza.

«Bentornato Signore.»

«Missione compiuta, Anne.»

«Si Signore, vedo... Quale antenato ha salvato stavolta?»

«Il mio trisavolo che combattuto la Grande Guerra, uno dei “ragazzi del 99”. Sarebbe dovuto morire la mattina di Natale del 1914. Collezionava bottoni.»

Verso una birra romulana nella pinta, sorseggio.

«Anne, tu credi che il mio antenato abbia pensato a una coincidenza fortuita?.»

«Certo Signore, chi mai potrebbe intuire che il futuro progetta a ritroso il proprio passato?.»

Sulla parete, accanto alla libreria, un oggetto ammaccato brilla all’ultimo raggio del 24 dicembre 2914.

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Violeta ha votato il racconto

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Frato ha votato il racconto

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Molto bello Clarissa; bellissimo e pieno di poesia, nonostante l'ambiente tutt'altro che poetico. Ciao, Roberto.Segnala il commento

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Che spettacolo!Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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bellissimo , sempre brava Segnala il commento

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Rubrus ha votato il racconto

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Ci sono diverse leggende, o esagerazioni, intorno alle battaglie della Grande Guerra. Una di queste riguarda le tregue di Natale con tanto di partita di calcio tra i soldati dei fronti opposti. Ce ne furono, ma quelle storicamente accertate sono poche - probabilmente il fenomeno è stato esagerato, anche se, effettivamente, il conflitto contribuì parecchio alla popolarità del football. Altra leggenda riguarda i c.d. "angeli di Mons" - in realtà un racconto di Arthur Machen scambiato per resoconto (un po' come la Guerra dei mondi di Wells) - o i truci disertori cannibali. In questo contesto i viaggiatori del tempo ci stanno, con tutti i loro paradossi (se il protagonista è nato vuol dire che il trisavolo è sopravvissuto in ogni caso oppure che il sopravvissuto è un diverso trisavolo in un'altra linea temporale e allora il suo viaggio a ritroso è comunque inutile) grazie a cui gli scrittori di SF si divertono come matti (fammi menzionare "La fine dell'eternità" di Asimov perchè ho l'impressione che in quel romanzo lo scrittore abbia usato per i paradossi un rimedio alla "nodo di Gordio"). Piaciuto.Segnala il commento

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Cap ha votato il racconto

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I'an Well ha votato il racconto

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Signor Fabiani ha votato il racconto

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Editor

Tu sai tutto su come si scrive per bene. Tutto. Ma è un sapere “debole”, che non si traduce in pratica spicciola. Per capirci: è come se tu mi dicessi “io lo so che esiste la legge di gravità”, e però poi, ogni tanto, provi a camminare per aria. A che serve sapere che “esiste la gravità”, se poi ti lanci dal balcone convinta di galleggiare per aria? Una cosa l’hai capita quando non riesci più a concepire la realtà se non in funzione di quella cosa: hai capito la gravità, quando la gravità condiziona ciò che puoi fare o non fare nella vita. Io mi sto convincendo che il cervello umano è strutturalmente incapace di dare valore alle cose che riceve gratuitamente: ci piacerebbe avere gratis molti insegnamenti, ma se poi li riceviamo davvero gratuitamente, allora pensiamo che, in fondo, possiamo pure farne a meno, perché se avessero avuto un valore, mica ce li avrebbero dati gratis. Buffo, vero? Bisogna cambiare strategia. Gli errori che si fanno si devono pagare. Può funzionare così: ogni errore grave che trovo, 1 euro. E arrivati a 10 euro, passo all’incasso. Quando c’è una posta in gioco, per quanto minima, più nessuno può essere approssimativo. Scommettiamo che dando un prezzo di 1 euro a ogni errore grave, smetterai di farli? Detto questo, il testo rimane complessivamente molto buono e – manco a dirlo – di un altro pianeta rispetto a tutto ciò che si legge qui.Segnala il commento

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Violante ha votato il racconto

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Molto, molto bello!Segnala il commento

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Jordan ha votato il racconto

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Ogni milite merita un uomo dei bottoni....piaciuto tantissimoSegnala il commento

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bistrot ha votato il racconto

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scritto in ottimo stile e con il giusto ritmo. Bello.Segnala il commento

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. ha votato il racconto

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Sublime e superlativo. Sa creare atmosfere e percezioni di vivido realismoSegnala il commento

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di Clarissa Kirk

Esordiente
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