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Avventura

Notte, Giorno e Ancora Notte, S4 E12 Ariminum Circus

Pubblicato il 24/03/2021

Ariminum Circus in versione multimediale è qui: https://www.wattpad.com/story/246636837-ariminum-circus Indice completo dell'opera: shorturl.at/kxyV1 Colgo l'occasione per ringraziare il manipolo di valorosi che mi sta incoraggiando a proseguire il lavoro di traduzione in inglese dell'opera.

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Lampi abbaglianti rompevano le tenebre. Folgori cadevano abbattendo e incendiando le piante più alte della pineta. Era una notte d’inferno, ma propizia per tentare l’audace colpo che il Maestro e il Capitano avevano orchestrato. Usop e TonyTony Chopper avevano recuperato l’attrezzatura necessaria dal capannone dismesso vicino al lungomare, seguendo le istruzioni. Disgraziatamente gli altri uomini della Ciurma non erano là ad aiutarli nell’impresa. Ma il Capitano era stato chiaro: solo loro dovevano essere al corrente del piano. E Sanij, che doveva venirli a prendere con un dinghi, per scortarli al molo privato del Grand Hotel con tutto il materiale.

Nonostante la furia dell’uragano, i Pirati non si arrestavano. Si facevano strada lungo l’intricata selva della pineta a colpi di machete. Guidati dalla luce dei lampi puntavano al delta del Rubicone, il luogo in cui dovevano incontrarsi con il cuoco di bordo, che si sarebbe allontanato dalla nave con la scusa di un urgente rabbocco per la cambusa. Dopo due ore erano al punto stabilito per il rendez-vous.

«Nell’oscurità siamo andati meglio che in pieno giorno» disse Usop, togliendosi di spalla il grosso zaino impermeabile stracolmo di pezzi meccanici ed elettronici. «Una vera fortuna con una simile notte».

Anche TonyTony Chopper depose il suo carico. Poi scese a riva e, atteso un lampo, lanciò un rapido sguardo alle acque della baia di Ariminum.

«Nulla» disse con voce sorda. «Che sia toccata qualche disgrazia al canotto?».

«Io credo che Sanij non abbia ancora lasciato la nave» rispose Usop.

«Si sarà accorto che un uragano minacciava di scoppiare e da uomo prudente non si sarà mosso. Tu sai che non è facile approdare qui quando infuriano le onde e i venti».

«Ho delle vaghe inquietudini, TonyTony».

«Cosa temi?».

«Che sia naufragato. Non risponde nemmeno al cellulare».

«Bah! Qui c’è poco campo, la linea va e viene. Fra qualche ora ci raggiungerà. Gli hai dato appuntamento in questa piccola baia, è vero?».

«Sì, TonyTony. Ho geolocalizzato il punto su Google Maps e gli ho inviato un Whatsapp. Ecco guarda: “Sbrigati a venire! Piantala di vegetare! Non è da te comportarti così! Anche se è coperto dal fumo nero, il Cielo c’è ancora! Si vede pure il mare! QUI NON SIAMO AFFATTO ALL’INFERNO!” Non può sbagliare».

«Verrà appena possibile. O altrimenti domani. Cerchiamo un ricovero, Usop. Piove a dirotto e quest’uragano non si calmerà tanto presto. Le macchine non devono bagnarsi».

«Dove andare? Ci sarebbe il casino di caccia costruito da Tim O’Nan per i suoi appuntamenti privati con le ragazze di Earnest. Una volta me ne ha parlato, ma dubito di poterlo trovare».

«Più avanti dovrebbe esserci la Cattedrale delle Foglie».

«Laggiù!». Un lampo illuminò l’opera dello scultore del ferro Aurelio Brunelli. A circa duecento metri apparvero le sette grandi foglie disegnate da Tonino Guerra, ritagliate da lamine d’acciaio, alte oltre tre metri e del peso di oltre due quintali. Rappresentavano il fico, l’olmo, l’olivo, la quercia, il Bodhi, il cerro e la pawlonia. Erano disposte ad anfiteatro, una Cattedrale che conservava nel nome e nell’aspetto quel carattere quasi religioso del rapporto dell’uomo con la terra e con le piante necessarie per il nutrimento del corpo e dell’anima. I due Pirati vi si cacciarono sotto con i pezzi della macchina smontati e imballati.

La notte fu pessima. Parecchie volte Usop e TonyTony furono costretti a ricoprire i borsoni di frasche  per ripararle dalla pioggia incessante. Avvisarono il Capitano che era tutto rimandato alla sera successiva. A quel punto, avrebbero trasportato l’attrezzatura durante il giorno via terra, l’avrebbero nascosta nei pressi del Grand Hotel e, con il favore delle tenebre, l’avrebbero trasportata in segreto all’interno, anche se la tempesta avesse imperversato per tutto il giorno seguente. Verso l’alba però il maltempo si calmò, permettendo ai due Pirati di dormire  fino alle dieci del mattino. Almeno Usop. TonyTony Chopper soffriva del morbo della renna pazza. La malattia di tanto in tanto, senza preavviso, assumeva forme virulente. L’uomo passò tutto il tempo a tremare e dimenarsi.

«Andiamo a cercare la colazione» disse Usop, quando si svegliò. «Spero di trovare ancora qualche cannolicchio colossale». TonyTony era stremato, ma ingollò due pillole di ecstasy e si riprese.

Dopo avere nascosto zaini e sacchi nella boscaglia, si spinsero verso la Costa di Pollock. Frugando l’arenile con lunghe canne di bambù, riuscirono a procurarsi parecchie dozzine di cannolicchi d’incredibile grossezza e anche altri crostacei. Usop vi aggiunse alchechengi e alcune arance Newgate grandi, molto succose.

Terminata la colazione, risalirono verso settentrione. Rubarono un carretto da un circo attendato nei pressi e lo portarono al rifugio improvvisato. Sarebbe stato utile quella sera, per trasportare gli zaini e i sacchi con i macchinari. Durante gran parte della giornata si rilassarono con cocktail a base di vodka e psicofarmaci. Al Tramonto si ricacciarono sotto gli alberi per avvicinarsi al Grand Hotel via terra.

«Il Maestro e il Capitano hanno ricevuto il nostro messaggio?» chiese Usop a TonyTony Chopper.

«Sì, ha il doppio baffo blu» rispose TonyTony.

«Allora verranno all’appuntamento».

«Purché siano liberi».

«Cosa vuoi dire?».

«Temo che l’Assassino sospetti qualcosa e li sorvegli strettamente. Magari attraverso qualche robot sorvegliante controllato a distanza».

«Diavolo!».

«Noi però andremo egualmente all’appuntamento, Usop».

«Badiamo a non commettere delle imprudenze, però. Nel parco e nell’albergo vi saranno dei commessi pulitori e altri androidi di servizio».

«Questo è sicuro».

«Cerchiamo di non farci sorprendere».

«Agirò con calma».

«Me lo prometti? Riuscirai a tenere la tua sindrome sotto controllo?».

«Sono io il medico di bordo, o sbaglio?».

«Allora andiamo». In realtà Usop era molto preoccupato, ma pensava: se non sono assieme a lui quando soffre, come posso chiamarmi suo amico?

Procedendo adagio, stando bene in guardia, gli orecchi tesi, spiando prudentemente i fitti cespugli e gli alti macchioni di marruche per non cadere in qualche imboscata, verso le sette della sera giunsero nelle vicinanze del parco. Rimanevano ancora pochi minuti di Crepuscolo. Potevano bastare per esaminare l’albergo. Dopo essersi accertati che nessuna sentinella si trovasse nascosta in quei macchioni, s’avvicinarono al cancello liberty in ferro battuto. Prima lanciarono dall’altra parte i sacchi con l’attrezzatura. Poi, aiutandosi l’un l’altro, scalarono l’ostacolo alto quasi tre metri e, lasciatisi cadere, li recuperarono. Si cacciarono quindi in mezzo alle aiuole devastate dall’uragano e si nascosero in un gruppo di crisantemi neri.

Da quel luogo potevano osservare comodamente ciò che succedeva nel parco, nel campo da golf e anche nei pressi dello scalone d’ingresso, la zona con la piscina.

«Vedo un Giacometti Roadrunner a una finestra» disse Usop.

«E io un commesso pulitore vicino agli spogliatoi» rispose TonyTony.

«Se quell’affare rimane là anche questa notte, ci darà non poco fastidio».

«Lo spacceremo» rispose Usop risolutamente. «Sai che sono un bravo cecchino. Da questa distanza gli faccio scoppiare quel cervellaccio positronico con un sol colpo».

«Sarebbe meglio sorprenderlo, sconnetterlo e legarlo. Nessuno deve sospettare la nostra azione. Hai qualche corda tu?».

«Ho un cavo hdmi in borsa, lungo un paio di metri. In titanio».

«Benissimo e... SUNAAACH!!!».

«Cos’hai Usop?».

«Non hai visto che hanno messo le inferriate a tutte le finestre?».

«Maledizione!» esclamò TonyTony a denti stretti.

«My,my!... Quante precauzioni!».

«Allora la Wunderkammer sarà sorvegliata».

«Certamente, TonyTony».

«Il Maestro e il Capitano non potranno recarsi all’appuntamento».

«È probabile».

«Ma entreremo lo stesso».

«In quale modo?».

«Scalando la finestra. Disimballiamo i pezzi della macchina. Tu sali, rompi un vetro ed entri. Io ti passerò i pezzi lanciandoli uno alla volta».

«E se i droidi ci sorprendono?».

«Daremo battaglia. Non avrai paura di quegli ammassi di ferraglia?».

«Ma che dici! Un giorno, non importa cosa accada, anche se dovessi morire da solo su un’isola deserta… guarderò indietro orgoglioso alla mia vita e griderò: io sono Usop, coraggioso guerriero dei mari! E poi, non eri tu quello che non voleva destare allarme?».

«Ehm!...».

«Guarda, TonyTony».

«Cosa vedi?».

«Un drappello di robocop che scende per lo scalone» rispose Usop che si era issato sui rami di un vicino Bodhi per avere una panoramica più ampia.

«Dove vanno?».

«Lasciano il parco».

«Che vadano a sorvegliare i dintorni?».

«Probabile».

«Cercherò di trovare una cura... una cura per l’idiozia! Ne avrebbero bisogno. Meglio per noi».

«Super. E ora aspettiamo la mezzanotte» disse Usop.

Accese con precauzione una sigaretta e si sdraiò a fianco dell’altro Pirata, fumando tranquillamente come se si trovasse sul ponte della nave. TonyTony Chopper invece, roso dall’impazienza, non poteva starsene fermo un istante. La sindrome era tornata a manifestarsi con tremori e persino un accenno di ballo di san Vito. Le alte marruche poi, quelle maledette piante infestanti, gli avevano scatenato una tremenda allergia. Di quando in quando l’uomo-renna si alzava per scrutare, cercando di discernere ciò che accadeva nel Grand Hotel. Non solo la malattia, ma anche dei vaghi timori lo agitavano. Credeva che fosse stato preparato qualche agguato nei dintorni dell’albergo. Non sapendo più frenarsi, continuava a interrogare Usop, ma questi fumava senza rispondere. Finalmente giunse la mezzanotte.

Al dodicesimo rintocco, TonyTony si era alzato di scatto, pronto a slanciarsi verso l’hotel, anche a rischio di trovarsi improvvisamente dinanzi i droidi. Usop però, che era pure balzato in piedi, lo aveva afferrato per un braccio.

«Adagio, fratellino. Mi hai promesso di essere prudente».

«Non temo nessuno» disse TonyTony.

«Mi preme la pelle, amico. Tu dimentichi che c’è una sentinella».

«Andiamo a ucciderla, dunque».

«Basta che non dia l’allarme».

«La disconnetteremo e le bruceremo la memoria».

Lasciarono il macchione di crisantemi e si misero a strisciare fra le aiuole nascondendosi dietro ai cespugli e ai rosai che crescevano numerosi. Erano giunti a circa cento passi dalla piscina quando Usop fermò TonyTony.

«Lo vedi quel droide?» gli chiese.

«Sì».

«Mi pare che si sia attaccato alla corrente».

«Tanto meglio, Usop. Vieni e sii pronto a tutto».

«Ho preparato il mio cavo per bloccarlo».

«E io ho in mano la mia curtioza. Se manda un grido lo uccido».

Si cacciarono entrambi in mezzo a una fitta aiuola che si prolungava in direzione della piscina e strisciando come due serpenti giunsero a soli pochi passi dal soldato. Quel robot, certo di non venire disturbato, si era appoggiato al muro dello spogliatoio e si ricaricava a una colonnina tenendo la spada laser tra le mani.

«Sei pronto, Usop?» chiese TonyTony sottovoce.

«Avanti».

TonyTony si avventò con una carica da rinoceronte sul robocop sentinella e, afferratolo strettamente per la gola, con una spinta irresistibile lo atterrò. Usop si era pure slanciato. Con mano lesta imbavagliò il prigioniero, poi gli legò le mani e le gambe dicendogli con voce minacciosa: «Bada!... Se fai un solo gesto ti pianto il mio cultlazz in quel cervello positronico da un milione di sesterzi!». Lo mise in pausa e senza nessuna pietà gli bruciò sia la memoria principale che le secondarie. Alla fine gli restò fra le mani solo un pezzo di latta che mormorava: «Giro, giro, tondo…», finché morì. Se ne liberò, gettandolo in un macchione di crisantemi. Poi volgendosi verso TonyTony: «Al rendez-vous, ora. Sai quali sono le finestre a cui ci attendono?».

«Oh sì!» esclamò il Pirata. «Eccole là, sopra quel pergolato».

«Abbi pazienza, fratellino mio». Ad un tratto TonyTony retrocesse mandando un vero muggito.

«Che hai?» chiese Usop impallidendo. Temette una crisi epilettica.

«Hanno chiuso le finestre!».

«Diavolo!... Bah! Non importa!».

Usop raccolse una manciata di sassolini e ne lanciò uno contro i vetri producendo un leggero rumore. I due Pirati attesero trattenendo il respiro.

Nessuna risposta. Usop lanciò un secondo sassolino, poi un terzo.

I vetri si aprirono e TonyTony scorse una forma bianca che riconobbe subito.

«Maestro!» sibilò, alzando le braccia verso l’uomo che si era curvato sull’inferriata.

Un leggero grido irruppe dal petto del vecchio che aveva subito riconosciuto il Pirata.

«Andiamo TonyTony» disse Usop. «Raggiungi la finestra, ma spicciati».

TonyTony si slanciò verso il palazzo, s’arrampicò sul pergolato e si aggrappò ai ferri della finestra.

«Gran Dio!» esclamò il Maestro. « Alla buon’ora. Dov’è la macchina?».

«Sotto. Abbiamo dovuto smontarla. Il Capitano?».

«Fa la guardia alla porta. Nessuno ci deve vedere».

«Ok. Tiro su la roba e poi vado al suo fianco. Se devo morire... lo farò combattendo!».

Poi TonyTony fece un segnale a Usop, che cominciò a passargli i pezzi.

Il Capitano e il Maestro lavorarono sodo aiutati da Usop. TonyTony aveva ripreso a tremare, non potè fare niente. Alle prime luci dell’alba tutto era pronto. La macchina era stata montata dove voleva il Maestro. Nella Wunderkammer. A pochi passi dalla camera ardente di C1P8.

«Sono stanchissimo» disse il Capitano. «In poche ore abbiamo fatto il lavoro che avevamo pensato di suddividere in due giorni».

«Bene, lasciamo qui tutto. Io e il Capitano torniamo alle nostre camere. Voi riparate in pineta e domani raggiungete la nave. Acqua in bocca con tutti» rispose il Maestro.

«Ma domani qui sarà pieno di operai per l’allestimento della cerimonia funebre» osservò TonyTony.

«Mi sono assicurato che nessuno entrerà qui fino a domani».

«E i robo-poliziotti?».

«Sorvegliano solo i resti di C1P8, per evitare che i cacciatori di souvenir rubino qualche pezzo. Ma nessuno verrà in questa stanza. Tutti saranno impegnati per preparare il cenone di San Silvestro».

Spensero le luci e uscirono. La macchina era connessa, ma in stand by. Almeno fino a quando si riaccese. Dagli altoparlanti uscirono dei suoni disturbati, delle voci, che nessuno udì. 

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Enrico R. ha votato il racconto

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Emil M. ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

A questo giro vado controcorrente, soprattutto sui dialoghi, li trovo poco convincenti, un po' forzati. Tipo "Ho geolocalizzato il punto su Google Maps e gli ho inviato un Whatsapp..." Una sorta di rima che stona, a mio avviso Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

I tempi dei dialoghi sono incalzanti e convincenti. Tutto il bano è percorso da notevole tensione. Ottimo.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Piaciuto moltoSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Episodio meraviglioso, complimenti Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Molto visualizzabile, una vera sceneggiatura d’Autore. Ha un passo diverso dagli altri episodi, apparentemente meno colto (a parte il bellissimo riferimento alla cattedrale delle foglie, che ho immaginato illuminata da un lampo nel buio) ma più d’azione. Ottimo.Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Gran sceneggiatura! Il tuo mondo sa offrirci emozioni sempre nuove, mai banali dal gusto e dallo stile unici! Complimenti!!!Segnala il commento

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Mauro Serra ha votato il racconto

Esordiente

Stavolta me lo sono goduto il tuo racconto! Costruzione perfetta dei dialoghi. Bello l'inizio. Ottimo lo stile. Sono cambiato io o Fellini?Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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Un film... Segnala il commento

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Cinzia M. ha votato il racconto

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di Federico D. Fellini

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