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Narrativa

Notte insonne prima del voto

Di vita e passione - Editato da Maddalena Frangioni
Pubblicato il 01/09/2020

C'è stato un tempo in cui votare non era cosa né facile, né semplice. Votare significava fare una scelta e per un giovane, specie di anni lontani, con pochi strumenti e poche idee c'era il rischio di confonderci tra i tanti simboli e nomi sconosciuti.

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E’ una notte insonne stanotte. Non riesco a dormire, mi giro nel letto, chiudo gli occhi, niente, il sonno è lontano. Ho un buon motivo però per stare all’erta, vigile e presente. Domani voterò, è la prima volta. Ho compiuto da pochi giorni ventun anni, sono maggiorenne, posso decidere da sola. “Buon voto!”, ha detto l’addetto comunale nel consegnarmi la scheda su cui potrò presentarmi al seggio per votare. Mi sono sentita orgogliosa, segnerò sulla scheda elettorale il mio voto che sarà poi conteggiato con altri per definire il risultato finale. La segretezza del voto mi tranquillizza, finalmente né genitori, né parroco, né insegnanti giudicheranno la mia scelta. Guardo il soffitto e conto le ore e intanto penso alla scheda e alla matita che mi verrà consegnata appena metterò piede nel seggio. Risento le parole di mia madre: ”Mi raccomando, vota bene”. “ Per giorni ho fatto le prove immaginandomi sola, dentro la cabina, con la matita in mano, a segnare il simbolo che preferisco. Sono ignorante in materia, più che alla ragione mi affido all’istinto. La politica “è una cosa sporca” ho sempre sentito dire, “dei politici meglio diffidare e stare alla larga”. Fino a oggi non ho avuto tempo per queste cose, dovevo studiare, prendere il diploma di maestra per avere un lavoro sicuro. Non ho voluto seguire le orme di mia madre, il lavoro di sarta non è per me. Penso alla scheda e sono intimorita, non so a chi dare il mio voto. Da settimane il Comune ha incollato sui muri del paese tutti i simboli dei Partiti, perché le persone non si confondano tra un simbolo e l’altro. Anch’io più volte mi sono fermata a osservarli. 1972, la mia prima volta, devo scegliere un Partito che manderà il proprio rappresentate in Parlamento. Non conosco nessuna delle facce che spuntano dai giornali, mi sembrano tutte uguali, sono volti di uomini anonimi, per me uno vale l’altro. Non ho visto nessun volto femminile, le donne, si sa, hanno altro da fare che occuparsi di politica. Rispetto a mia madre i tempi sono cambiati, le donne studiano, sono medici, avvocati, anche ingegneri, ma la famiglia, oggi, come allora, non lascia molto tempo per fare altro. Sebbene sia una femminista convinta, so già che quando mi sposerò dovrò rinunciare a molte mie aspirazioni. La politica è nelle mani degli uomini che guadagnano di più e mantengono moglie e figli. La parità uomo-donna è lontana. Al momento è il diritto di voto a colmare la disuguaglianza. Come ha detto l’insegnante di storia, per la donna, il diritto di voto è stata una grande conquista, un primo passo verso l’uguaglianza. Il voto femminile, alla pari di quello maschile, è stato essenziale nella ricostruzione del Paese dopo la guerra come Repubblica Democratica. L’idea che domani anch’io con il mio voto darò il mio contributo per sostenere la Repubblica mi rende orgogliosa. Sarà la mia prima volta. Sono però molto confusa nella scelta tra il simbolo dello Scudo Crociato, il partito della Democrazia Cristiana, che il prete dal pulpito raccomanda ai fedeli di votare, per moralità, senso moderato, rispetto dell’autorità e il Partito antagonista il P.C.I. che spicca con la sua bandiera rossa su cui troneggia la falce e il martello che parla di Rivoluzione operaia contro i padroni. Tra i due partiti è in atto una vera lotta, padroni e operai antagonisti da sempre, l’uguaglianza, tra ricchi e poveri, difficile da realizzare. Non ho ancora una mia opinione chiara, per evitare il conflitto interiore potrei votare il P.S.I, il Partito Socialista Italiano, anch’esso con il simbolo della falce e il martello, ma più moderato, o il P.L.I. il Partito liberale, ma è troppo elitario e lontano dalla mia realtà. Devo pensarci. Certo non voterò il M.S.I, Movimento Sociale Italiano, di cui non mi fido, perché ho sentito dire che dietro sono tanti i militanti nostalgici del vecchio Regime Fascista. Letture e discussioni fatte in classe mi hanno chiarito molti dubbi. Rimane l’indecisione che mi agita in questa lunga notte prima del voto. Non importa, non dormirò e alle otto andrò subito al seggio e mi toglierò il pensiero. Non dirò niente, il voto è segreto come la Confessione. Penso con un po’ di agitazione alla cabina dove entrerò con la mia scheda su cui farò la mia croce. Ho saputo che al seggio ci sarà la mia vecchia maestra, sono contenta, mi sentirò meno sola. L’emozione di votare mi tiene sveglia. Qualunque sarà il risultato, avrò esercitato il mio diritto di cittadina e questo mi rasserena anche come donna. La lunga notte insonne, in attesa del voto, è rimasta per sempre nella memoria, la cosa più strana che non ricordo su quale simbolo abbia posto la mia croce, ricordo invece bene il mio proponimento di studiare e informarmi prima del voto, per non passare più una notte d’inferno simile a quella. 

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Questo racconto dovrebbero leggerlo tutti quelli che sono convinti che l'astensionismo sia una scelta, piuttosto che la fuga dalle proprie responsabilità. Segnala il commento

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