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Avventura

Nulla è come appare in questo periodo nella bassa

Di Morice Marcuse - Editato da Morice Marcuse
Pubblicato il 25/07/2021

Racconto Breve di uno strano incontro, fatto durante una camminata tra i campi di prima mattina.

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Mi ero alzato presto. Prima del gallo. Avevo saltato in padella un uovo ed una acciuga marinata , poi tagliata una fetta di pane toscano , ci avevo spalmato un velo di burro. Per accompagnare quell'intingolo, mi ero fatto un caffè forte. Avevo bisogno di energie per il lungo giorno che avrei passato in giro con Birba la meticcia del dottore, che mi ero offerto di addestrare per la caccia.

Mi ero fatto un fagotto: due mele cotogne, un cacciatorino, e un pezzo di pane senza sale, in una fiaschetta un quarto di lambrusco secco il tutto avvolto in una copertina, e lo avevo messo, nel vecchio tascapane del nonno, che insieme ad un Calibro 16. giustapposto, era stata la sua eredità.

Ai miei cugini toccarono campi e vacche; mentre a me; preferì donarmi la gioia di vivere e la libertà di farlo.

Così, con la pace nel cuore ed una meticcia al guinzaglio, usci sul l'uscio della vecchia casetta del guardia boschi. Chiusa la porta alle mie spalle, stetti li per qualche istante abituando gli occhi al buio, e la pelle, al freddo umido che saliva dalla terra nera, intorno ai castagni.

Un gesto che ha del Rito; come a voler aspettare un cenno dalla Natura, un permesso ad avanzare verso di lei. Passarono pochi attimi in quel silenzio naturale, quando sentii il verso della capinera dal nido, sul Castagno vicino al sentiero.

Sorrisi, non facendomelo ripetere per una seconda volta, misi un piede sul sentiero e cominciai la giornata.

Era già da una buona ora che camminavo nel bosco, quando mi trovai sull'argine del fiume, di lì a poco, avrei costeggiato le risaie e poi i campi incolti, dove i bassi ma folti pruni che lì al limite della via, erano la tana di: fagiani, starne, pernici e della lepre che tanto piaceva al Conte e a me.

All'entrar del piano si trova un vecchio fico, caro compagno di tutti i ragazzi di quella zona della bassa. Lì sotto diedi il mio primo bacio a la Giulietta, e fu lì che la trovai a dare “il secondo” primo bacio al Pepi, e fù sempre lì che feci la mia prima scazzottata, e fu sempre lì dove imparai una lezione fondamentale, per le scazzottate ad avvenire: “occhi aperti e braccia raccolte” se nò; si finisce “cornuti e mazziati”. Al Fico sul' ramo più basso appesi il tascapane con la merenda, e poi mi diressi al centro del campo, con la piccola meticcia che tirava da tutte le parti. Il lungo cammino non l'aveva per nulla stancata “beata gioventù” pensai, mentre percorrevo a ritroso il lungo cammino verso il fico.

<<Il cane deve essere riscaldato e pronto alla caccia, non deve giocare ma lavorare, il troppo ardimento non fa bene alla caccia, se si avventa nel cespuglio in maniera precipitosa alzerebbe troppi animali in una volta sola facendo irritare il compagno suo, il cacciatore.>>. Così la portai in un altro campetto li vicino, e iniziai a farle fare dei giri intorno ai cespugli, poi lungo il canale di scolo e vicino a delle impronte di lepre che attraversavano il campetto, così da svegliare il suo istinto di caccia senza far casino.

Nel mentre che stavo facendo questo “gioco”, mi accorsi di non essere solo, al limitar del campo, poco lontano dal vecchio fico una figura stava seduta sotto le fronde del vecchio della valle.

A quell'ora era facile che qualche contadino percorresse la via che portava al mulino del Pino, per incontrarsi coi gli altri per organizzarsi con il lavoro. Ma quello che era strano, era che quella figura non stava andando da nessuna parte, anzi stava appoggiata al tronco, addormentata; come se avendo passato tutta la notte in giro ora stanco avesse trovato un posto riparato per farsi una sana dormita.

La Birba non tirava più come prima, iniziava a fiutare l'aria. Buttai uno sguardo verso il Fico; quella persona o meglio quell'ombra era sparita, non gli diedi importanza, fino a quando dopo una mattinata passata a correre in lungo ed in largo per i campi, facendo levar ogni ben di dio che stava rimpiattato nei rovi, per la gioia di birba e la mia, decisi di andare sotto le fresche frasche, per gustarci un meritato pasto ed un po' di riposo.

Quando presi il tasca pane mi accorsi che dentro al posto del mio semplice ma gustoso pasto c'erano due grossi e bianchi sassi di fiume, non ci potevo credere ero stato buggerato, qualcuno mi aveva rovinato la giornata e ancora peggio mi aveva lasciato a pancia vuota.

La mente ritornava a quella figura che stava appoggiata all'albero, che in un primo momento pensavo fosse frutto della mia immaginazione, ma poi dopo questo non avevo più dubbi, ero stato buggerato da una volpe.

Il nonno mi raccontava delle storie delle volpi del bosco che quando avevano la possibilità e l'intenzione di punire il malcapitato cacciatore. Non tanto spesso come prima ma i giorni nebbiosi nella bassa le Volpi si trasformano in ombre. 

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omALE ha votato il racconto

Esordiente

Interessante e astuta come la VolpeSegnala il commento

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

È una storia carina. Ci sono alcuni refusi ed errori di battitura. È strano, sembra che alcuni paragrafi siano stati molto più curati di altri. Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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doktor ha votato il racconto

Scrittore

forse un' aggiustatina allo stile ci starebbe, ma insomma è buono come il profumo del vino vecchio. Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Enrico R. ha votato il racconto

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di Morice Marcuse

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