“Astrazeneca è il nome del Demone che giunge per proclamare l’Apocalisse”. Deuteronomio, versetto 20:1-15, Giosué.
Il prete si inchina davanti alla croce in legno di acacia con appeso un Gesù Cristo bianchissimo di giada e gli occhi azzurri.
I lunghi capelli biondi, sapientemente intagliati, ricadono lungo il collo fino a congiungersi al sangue che scende dalle ferite che scendono dalla coroncina verde di alloro. Un’opera artistica di alta levatura e prestigio.
Il prete si alza e apre flebilmente le labbra per sussurrare: “Astrazeneca, astrazeneca…”.
Le fiamme delle candele si agitano violentate dalla leggera brezza che c’è nella chiesa, muovendo ombre e luci che si spostano lente e minacciose. Il prete ricade in ginocchio all’improvviso quasi frantumandosi le ossa al pavimento. “Astrazeneca, Astrazenecaaa!” Questa volta le sue parole diventano un urlo strozzato.
Fuori è quasi primavera. Gli usignoli cinguettano e svolazzano alle prime giornate di sole che si preannuncia più bollente e rosso del solito, probabilmente ribollisce la rabbia degli stessi Dei nel cielo dimenticato.
La TV è accesa e i titoli che scorrono sotto le labbra dell’avvenente giornalista bionda sono inequivocabili: “Trasmetteremo l’Apocalisse in diretta TV e streaming su ogni canale raggiungibile! Non perdete la diretta perché non potremo ritrasmetterla!”.
Sono certo che non potranno ma mi sorge un dubbio. E se fosse una beffa o una truffa? E se in realtà non ci fosse mai stato nessun virus da combattere e ci avessero rinchiuso per tenerci sotto controllo? Dal canto mio non ci ho mai creduto più di tanto ma questa storia dell’Apocalisse è decisamente troppo.
Si stanno avverando i versetti del Deuteronomio che la preannunciava, ho il vecchio manoscritto trovato in una biblioteca qui vicino.
Il Demone dalle ali bianche e dorate spargerà il suo seme sul mondo nell’anno 2023. 
Lo chiamano “Astrazeneca” e verrà in pace. All’inizio fu chiamata così la cura contro l’epidemia. Quando si riuscì a sconfiggerla la si proclamò come il nuovo Dio da venerare e custodire, da pregare e a cui inginocchiarsi.
Ognuno a casa ha un’urna di ceramica e all’interno di ognuna di queste urne c’è la cenere di un amato morto a causa del virus Vicodin-17, un virus che distrugge le cellule cerebrali di chi viene contagiato. Assieme alla cenere c’è una fialetta di vetro con all’interno il liquido sacro. Il liquido Astrazeneca che è riuscito a curare milioni e milioni di persone adesso viene custodito e venerato proprio come una reliquia.
E’ la nuova croce di Dio. La nuova Arca dell’Alleanza.
Solo pochi coraggiosi e impavidi continuano ad entrare in quelle vecchie e fatiscenti dimore con le croci in cima ai loro tetti. Ormai non fanno più presa ai fanatici da anni e tutte le evitano poiché considerate tra i luoghi di maggiore contagio. Furono vietate per un lungo periodo di tempo. Sono state riaperte solo di recente e i preti sono disperati. Adesso sono tutti impazziti.*

*fine prima parte