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Non-fiction

Oh che bel castello

Pubblicato il 21/06/2020

Uno dei racconti a cui sono più affezionata, riveduto, corretto e ripubblicato. È ispirato a fatti veri accaduti nel mio quartiere quand'ero bambina.

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41 Voti

"O che bel castello marcondirondirondello, o che bel castello marcondirondirondà".

Poco fa il sole era un gigantesco rosso d'uovo che infiammava le facciate dei palazzi prima di scivolare piano sotto la linea dell'orizzonte, e adesso è già sera. Il muro di cinta del palazzo accanto getta la sua ombra lunga su un cortile uguale a tanti altri, teatri di giochi e schiamazzi, di chiacchiere, di papà che insegnano ai figli più piccoli ad andare in bicicletta senza le ruotine, con la mano stretta sulla sella per tenere la bici in equilibrio. E quelli come Pasquale, l'inquilino del pianterreno, l'uomo che fungeva da portinaio anche se di fatto nel palazzo non esisteva una vera e propria portineria. Lui era il babau per noi bambini  poiché compariva sempre all'improvviso con l'intento di sorprenderci a combinare qualche marachella. Il fatto è che riusciva a tenere a bada anche gli adulti facendo da arbitro nelle tante e inevitabili diattribe che regolarmente si innescavano in uno stabile abitato da ventiquattro famiglie. Lo vedevo come una figura istituzionale e irrinunciabile, nonostante avessi un po' paura di lui, e credevo che in tutti i palazzi ci fosse un Pasquale a vigilare sulle cose.

Dunque, dicevo, uno dei tanti cortili di periferia e quattro bambine che giocano a palla cantando.

" o che bel castello marcondirond..."

- Via, via...sta arrivando!- 

 Le parole della filastrocca rimangono sospese nell'aria, come appese a un ramo invisibile e le bambine si rifugiano svelte nell'androne del palazzo.  Il quartetto adesso è seduto sul primo dei tre gradini dell'ingresso, è un momento cruciale e non possono perderlo. Attesa e trepidazione. Paura e curiosità.  Silvia la maggiore, undici anni e una lingua che taglia il ferro, crede di sapere già tutto sulla vita. Lena la rossa, ha una fiamma rosso acceso al posto dei capelli e da grande darà del filo da torcere a molti. Marta, la selvatica, quando le parli si gira dall'altra parte. Azzurra, la piccolina, suo padre va pazzo per Celentano. 

 Il portone d'ingresso ha una struttura d'acciaio intervallata da tre finestrelle alte e strette di vetro scuro da cui si può guardare fuori senza essere visti. Lui è lì, loro lo sanno e trattengono il fiato. Lo vedono fermarsi davanti al portone e avvicinare il viso per scrutare dentro. Grazie a dio la luce interna è spenta e nessuno va e viene per le scale. Quattro paia di occhi si posano sulla figura al di là del vetro, indugiando dapprima sulla testa di capelli neri con la stempiatura alla Diabolik - Silvia è un'esperta di fumetti per via di suo fratello - poi sul giubbino sbottonato che lascia intravedere la leggera prominenza del ventre e in breve lo sguardo di tutte e quattro si attesta sulla patta dei pantaloni. È aperta! 

Giusto il tempo di sentire il cuore accelerare i battiti e ancor prima di riuscire anche solo a immaginare qualcosa - tac! - la luce delle scale si accende e un secondo dopo lui non c'è più. I cuori adesso sono martelli impazziti e i visi rossi per la vergogna ma il gusto del proibito si fa sentire forte. 

- ehi, avete fatto in tempo a vederlo?-

- noo...io no, e voi? -

- niente, è andata male, è scappato! -

- ma tu, Silvia, avevi detto di averlo visto, una volta! -

- sì, ma non era mica il suo, quello era il coso di mio fratello...e adesso zitte che sta scendendo qualcuno. Allora, questo è il nostro segreto, dovete giurare che non racconterete niente. Forza, giurate! -

Con due dita incrociate sulle labbra e le gambe che ancora tremano come foglie in autunno le quattro amiche siglano il patto di segretezza, giusto un istante prima che la madre di Azzurra sbuchi dalle scale. 

- Allora ti decidi o no a salire? Ti ho chiamata tre volte! E voi, filate su che è ora di cena!-

 Azzurra, trascinata per un braccio dalla madre, si volta verso le altre. Silvia, portandosi l'indice sulla punta del naso le ricorda il giuramento, poi tutte e quattro prendono la via delle scale.

 Forse domani lui tornerà.      


Mentre sfoglio distrattamente la pagina dei necrologi, un trafiletto  cattura la mia attenzione. Poche righe di commiato, la foto è un po' sgranata ma è lui, ne sono certa. Sono passati più di trent'anni ma il suo viso non è cambiato poi molto e ha ancora quell'inconfondibile stempiatura alla Diabolik, solo che i capelli adesso sono diventati bianchi. Ripensandoci ora, qualche volta l'avevo anche incrociato andando a trovare i miei. Bazzicava nel quartiere, o stava seduto ai tavolini fuori dal Piccolo bar.  A casa non si parlò mai più di quel che successe all'epoca ma io qualche anno dopo, indagando qua e là, riuscii a ricostruire i fatti. 

Il nostro solenne patto di segretezza era durato poco, alcuni fra i nostri genitori avevano fiutato qualcosa, forse allertati da certe voci che giravano nel quartiere. Lui ogni tanto passava di lì, specialmente di sera e alla fine c'era stato almeno un incontro ravvicinato con noi bambine. Mia madre, che sapeva bene come fare per tirarmi fuori le cose, mi aveva fatto parlare. Avevo nove anni ma dai mezzi discorsi dei miei qualcosa avevo intuito e con il tempo misi insieme i vari pezzi e il puzzle si completò. C'era stata una specie di spedizione punitiva da parte di un gruppetto di genitori (probabilmente capitanati da Pasquale che figli non ne aveva ma si era assunto il ruolo di tutore dell'ordine) e l'uomo era finito all'ospedale piuttosto malconcio. Coglievo frammenti di discorsi in casa, frasi del tipo "ha avuto quel che si meritava" o anche "magari gli scappa la voglia di fare certe cose"...

La redenzione deve passare attraverso l'inferno.

 I miei, insieme ad altri genitori, erano stati convocati in questura come persone informate sui fatti ma essendosi coalizzati fra loro la faccenda si concluse con un nulla di fatto e lui non si vide più gironzolare da quelle parti. Provavo un vago senso di colpa per aver infranto il giuramento spiattellando tutto ma probabilmente non ero stata io l'unica. 

Pover'uomo...tutto sommato, a parte quel vizietto, credo che fosse innocuo. Scopro soltanto adesso che si chiamava Augusto, e se gli è stato dedicato un necrologio forse aveva dei parenti, o qualcuno che si prendeva cura di lui, chissà. Se io fossi una che prega adesso pregherei per lui, invece gli dovrà bastare questo rigurgito di compassione.

Ogni tanto ripasso dalle strade del mio quartiere, che conserva ancora lo stesso volto malgrado qualche piccolo cambiamento avvenuto nel corso degli anni. Al posto del forno c'è un internet point e finalmente hanno asfaltato via Treves, ma i palazzi della mia rugginosa periferia sono sempre là, granitici testimoni delle sue tante storie.

Delle mie amiche di allora mi arrivano notizie frammentate, da grandi abbiamo  preso strade diverse. 

Silvia, la maggiore, fa l'avvocato. D'altra parte ce l'aveva nel dna, ricordo ancora l'arringa che fece in mia difesa quando ruppi uno di vetri del famoso portone.

Lena dai capelli rossi si è sposata e ha divorziato tre volte. Attualmente vive in Sicilia con un coltivatore di limoni.

Marta la selvatica, un'esistenza vissuta di sbieco come il suo sguardo sulle cose. Non ha saputo patteggiare con il dolore e da un po' di tempo manca da questo mondo.

Pasquale ha novant'anni e vive solo nello stesso appartamento di allora. Si vocifera che non ci sta più con la testa ma che ci prova ancora, anche con i nuovi coinquilini, a dettare legge.


Sulla lapide dove riposa mio padre c'è scritto "Ora mi annoio più di allora"...

A proposito, io sono Azzurra, la piccolina.


                         


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Marina Mander ha votato il racconto

Scuola

Fai bene a essere affezionata a questo racconto perché è molto bello non solo perché tutti gli elementi sono ben orchestrati dal punto di vista narrativo, ma anche perché metti in scena un sentimento non molto considerato: la benevolenza. Certo, il tempo stempera, ma pensare a quell’uomo come a un disgraziato e non come a un orco è un esercizio di umanità, ne abbiamo bisogno. E lo stesso sguardo che concedi anche alle amiche, le cui caratteristiche appaiono in nuce nell’infanzia e diventano destino tratteggiato con poche ma efficaci parole. E il leitmotiv della canzone, che non è solo decoro sonoro ma restituisce il clima di un’epoca fino al geniale epitaffio finale. Attenzione soltanto alla punteggiatura e alle maiuscole, nei dialoghi, soprattutto. Segnala il commento

Commenti degli utenti

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Salvatore Greco ha votato il racconto

Esordiente

Bel soggett6Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Non ho letto la versione precedente, ma questa è bellissima. Concordo con Rosnikant: "Grande padronanza nel ripercorrere le strade della memoria, un racconto dettato dal realismo è sempre complicato ma ci sei riuscita con estrema lucidità e delicatezza" nel giudizio complessivo. In merito al tuo: "Pensare a quell’uomo come a un disgraziato e non come a un orco" , non concordo con quanto ha scritto Marina Mander: "È un esercizio di umanità, ne abbiamo bisogno". L'esibizionismo in luoghi frequentati da bambini è una grave forma di perversione sessuale – per quanto meno grave di altre forme di pedofilia – e non c'è nessuna compassione possibile né auspicabile nei confronti dei pedofili che non accettano di farsi curare.Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore

Preciso, delicato, equilibrato. Ottimo . Segnala il commento

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Elkele ha votato il racconto

Esordiente

Che bel raccontare sbrio ed amichevole, onesto e aperto di testa e per esposizione. Quindi fa compagnia, buona; esiste risultato migliore? Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Com'era leggero il cuore di allora e come è faticoso rivederlo battere con gli occhi di oggi, senza perdere il lontano candore. Privilegio della buona letteratura, come in questo caso.Segnala il commento

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Antonio M. ha votato il racconto

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

Esordiente

Bello... sono riuscito a "vedere" il racconto e con i tempi giusti... unica pecca, se non è voluta, la sensazione di distacco emotivo rimarcato e reso più evidente dalla chiusa... ma io sono un lettore pessimo... p.s. mi sono impegnato a non votare niente senza aggiungere un commento... forse è rischioso...ma vorrei che vi sentiste in obbligo di farlo sui miei racconti...sfogateviSegnala il commento

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Santiago66 ha votato il racconto

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nadelwrites ha votato il racconto

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Daniela.A. ha votato il racconto

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omALE ha votato il racconto

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EspiazioneSegnala il commento

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Fiorenzo ha votato il racconto

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Antonio Tammaro ha votato il racconto

Scrittore

Grande padronanza nel ripercorrere le strade della memoria, un racconto dettato dal realismo è sempre complicato ma ci sei riuscita con estrema lucidità e delicatezza. Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Mi era sfuggito! Veramente belloSegnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Elena_Vere ha votato il racconto

Scrittore
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. ha votato il racconto

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Un tema difficile trattato con eleganza e leggerezza. ComplimentiSegnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Giuseppe Buono ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Nel ricordo anche il sordido viene inglobato dalla nostalgia. La vita vera ha ricoperto d'asfalto tutto quanto, lasciando emergere solo le punte di quell'iceberg sommerso che è la nostra memoria. Brava!Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Un modo nuovo di raccontare la vita di periferia, dove gli immancabili diverbi tra vicini, i bau bau, i "vizietti", non cancellano l'umanità, la compassione, il rispetto per la dignità umana. Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Struggente e melanconico, quasi neorealista nel contenuto...ma sospeso tra il malessere, realtà e belezza, in una narrazione che conduce il lettore ad apprezzarne ogni sfumatura...Segnala il commento

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Marco Verteramo ha votato il racconto

Scrittore

Grande affresco, custodito tra un incip e una chiusa da manuale. Lo trovo decisamente credibile, in tutti i suoi passaggi. Alcune scene (il portiere, i segreti...) mi hanno riportato indietro, con un pizzico di nostalgia. Molto belloSegnala il commento

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Raffocinematic ha votato il racconto

Esordiente
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Roberta ha votato il racconto

Scrittore
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Sonia Jurlina ha votato il racconto

Esordiente
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Amid Solo ha votato il racconto

Esordiente

È perfetto Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

bello , molto. Anche se “bello” e’ riduttivoSegnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Bello, condivido la preferenza che hai accordato a questo racconto. Una rugginosa periferia, una vetrata opaca, i ricordi ingenui e sbiaditi di una bambina. Solo il tempo riesce a mettere a fuoco la figura dell'orco e le diverse strade delle bambine. Sorprendente il finale con la citazione di CelentanoSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello!Segnala il commento

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Lerio ha votato il racconto

Esordiente

Mi ha fatto pensare a Frtz Lang di ' M il mostro di Dusseldorf'. La scena iniziale nel cortile con la filastrocca è molto simile Bel racconto.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Andreasololettore ha votato il racconto

Esordiente
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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Fab McCraw ha votato il racconto

Esordiente

Bello, mi hai inchiodato allo schermo... Un salto indietro, immagini non nuove che avrebbero potuto, e forse dovrebbero, fare paura o turbare e che invece, almeno per me, sono rassicuranti. Perché mi hanno restituito giorni trascorsi nella spensieratezza dell'infanzia e dell'adolescenza. Complimenti 🌹Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente

Brava brava e brava :)Segnala il commento

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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

Mirabile il fluire dei generi, delle atmosfere e delle emozioni. Lo sguardo di Azzurra che si dilata nel tempo e riavvolge l'accadere, illuminando i personaggi di luci e ombre mutevoli. Anche se l'atmosfera è completamente diversa, mi viene in mente il Pirandello dei "Sei personaggi in cerca d'autore", l'urgenza con cui i Personaggi cercano qualcuno che metta in scena la loro storia. I personaggi di questo racconto si affacciano al lettore convocati dalla tua memoria a una possibilità di esistere di nuovo con forza, tra l'intensità dell'infanzia e le evanescenze della vita adulta. Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

un racconto perfetto. tra l'orrore squallido di quel tipo che se lo tira fuori davanti alle ragazzine e la ricostruzione di un ambiente condominiale, c'è un filo di tenerezza infinita che attraversa tutto, e che comprendiamo alla fine: il padre della voce narrante ha chiamato la figlia Azzurra, l'albero di 30 piani c'è e ci vivono dentro le ragazzine e Pasquale, l'epitaffio con la citazione è fulminante. Celentano rules.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Bello. Un passo quieto, da vero racconto. Credo che tutte noi bambine abbiamo incontrato un orco, qualche volta. Non sono mai innocui, neanche Augusto. Il bello di questo racconto sta anche nel tuo sguardo indulgente.Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello mi ha ricordato la mia infanzia fra palazzi di periferia a giocare a biglie calcio e Guardie e Ladri. E l’immancabile portiere che ci portava via il pallone quando giocavamo in zone proibite del cortile. Nicola si chiamava. L’uomo di fiducia di tutti. Fino a quando lo vedremmo su Rai1. Finito il turno da noi andava a custodire una persona che una sgangherata banda aveva rapito in uno dei nostri box. Custode nell’anima niente da dire. È stato l‘unico a essere preso. Si è fatto vent’anni credo. Chissà adesso se custodisce ancora qualcuno o è salito in cielo fra gli angeli. Custodi.Segnala il commento

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di Laura Chiapuzzi

Scrittore
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