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Poesia

On/Off

Di Arthur Yorg - Editato da Adriana Giotti
Pubblicato il 06/08/2022

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11 Voti

[Un tavolo rotondo al centro della stanza. Un uomo. Un bambino. Carte da gioco sparse sul tavolo]

ON

Puntò il dito sul fianco: «A cinque anni mi diedi una coltellata qui».

Sua madre aveva perdonato 

una persona malvagia,

lui invece no. E tentò di farla finita.

Mi parlava di onestà.

M’insegnava il calcolo per indovinare l’ultima carta.

Talvolta si sfogava dimenticando i miei nove anni: «Tuo padre voleva che vendessi questa casa. Era pieno di debiti. Ma venne con le carte dell’avvocato. Gli dissi: No. Questa casa, no.»

Puntò l’indice destro sulla mia tempia:

«Ricordati che se avessi firmato, ora stareste all’orfanotrofio o dalle suore vicino alla stazione.»


Non andò a scuola. Imparò da solo a scrivere il suo nome. Leggeva di tutto, a voce alta, con la stessa intonazione, dividendo in sillabe le parole più lunghe.

La lista della spesa era il suo pezzo forte:

po-mo-do-ri. Pausa. Ros-si. Pausa. Pic-co-li. Pausa. In-sa-la-ta. Pausa. E così fino al dolce.


Una volta lesse un Bukowski che avevo dimenticato sulla sua sedia.

Mi sorprese: «Ne hai un altro di questo?»

«Ti piace Bukowski?»

«Sì. È pieno di vita.»


Quando lasciai l’università non disse una parola.  Ci rimase male ma non commentò.

I ragni avevano finito di tessere e vennero a riprenderlo. I ragni della sua famiglia. Il ragno di mio padre. I ragni che imbozzolavano la vita in filamenti di dolore.

I ragni bloccarono le vie d’accesso e di fuga dalla sua mente. Non riconosceva più nessuno. Smise di parlare. Sbraitava.

Una sera picchiò la moglie. Il mattino dopo distribuì la pensione a vicini e passanti.


La sua presenza in casa si palesava con la sincopata accensione e lo spegnimento della luce.

On/Off

Forse un tentativo di resettare la mente.

On/Off

O il bisogno di riattivarsi, di sbloccare ciò che si era inceppato.

Pranzi e cene consumati in silenzio

sotto una luce intermittente

che pioveva dal tetto:

un’alternanza improvvisata

di lumi e ombre

a cui finimmo per abituarci

quasi tutti.


Continuai a giocare a carte con lui.

Durante la partita si alzava e spegneva la luce.

Mi sono sempre chiesto

dove andassero a finire le mie parole.

Se gli arrivavano

o se i ragni le intercettassero prima.

Qualche minuto al buio, poi lui si rialzava e riaccendeva la luce. Ritornava e riprendeva a giocare.


Il dottore suggerì di continuare a farlo giocare.

Era una delle attività che lo riportavano nella realtà per qualche tempo.

Memorizzai le sue regole e strategie:

- mai scartare l'asso;

- mai entrare nell'8: sul punteggio di 8-7 per te, ha più probabilità di vincere chi ha 7 punti;

- nelle partite storte prendi le carte che contano e limita i danni;

- non fare sempre le stesse giocate;

- gioca per divertirti, perché, alla fine, donne e carte fanno sempre quello che vogliono.


Per un po’ le medicine avevano sconfitto i ragni. Lui era tornato ospite nel mondo reale. Ma il cuore era stanco di chimica e di soluzioni temporanee.

Prima di congedarsi, chiese un biscotto e un bicchiere d'acqua fresca.


Qualcuno giurò che mentre moriva, erano rimasti al buio. La luce era saltata in tutto il condominio. Io sorrisi.


Ma ancora oggi, il giorno del suo compleanno, verso sera, le luci si accendono e si spengono da sole sotto gli occhi increduli di mia figlia.

«Papà, è lui?»

Sorrido: «Già. Non vuole che mi regali l'asso.»

«Ah no?» e tocca d’istinto proprio l’asso di coppe.


Vorrei risponderle che è una lunga storia che ritorna, sospesa a dimensioni parallele.


Vorrei raccontarle che anche lui faceva le stesse domande, e che la luce andava e veniva a causa delle bombe.


Vorrei dirle che nessuno ha mai compreso il segreto dei filamenti di chiarore e i lampi che uniscono le anime tra loro. 


Ma, forse, non è ancora il momento. O forse mia figlia non vuole che svanisca il mio ricordo, e me lo lascia raccontare.


[Un tavolo rotondo al centro della stanza. Un uomo. Una bambina. Carte da gioco sparse sul tavolo. E tante, tante luci intermittenti.]

OFF

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Commenti degli utenti

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esercizi ha votato il racconto

Esordiente
Editor

mi piace... è piena di vitaSegnala il commento

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Elina ha votato il racconto

Esordiente
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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bello davvero. È difficile non pensare a Beckett, leggendo questa "pièce". Tagliente, doloroso e sobrio, e dopo un po', si avverte uno leggero stordimento, provocato dalla "densità" della narrazione. Le luci intermittenti alla fine lasciano il lettore in una sorta di stupore doloroso. Finché la luce si spenge, definitivamente. Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

ancora, grazie Segnala il commento

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. ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Una piece teatrale di straordinaria qualità e fascino, con lo sguardo lucido ma commosso su tutto l'irrisolto che vita e affetti ci regalano. Complimenti!Segnala il commento

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Un fiore ha votato il racconto

Esordiente

Mi è piaciuta molto complimenti a entrambiSegnala il commento

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Italo ha votato il racconto

Scrittore
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Ho editato molti testi in Typee, imponendo come unica condizione quella di non essere menzionata. Questa volta non l'ho fatto, perché la lettura del tuo brano mi ha talmente coinvolta, emozionata e appassionata che ho dimenticato di farlo. Ho sentito mie le tue emozioni e i tuoi pensieri. Ho provato il piacere immenso d'immergermi nella profondità della tua scrittura che lascia il segno nell'anima. Grazie Arthur. Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

C'è tanto. E certe volte le parole di un commento rovinano. Lascia scossi e sorpresi. Col desiderio di cogliere altre sfumature alle successive letture. Siete un combo che genera scintille! Complimenti!Segnala il commento

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di Arthur Yorg

Scrittore
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