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Narrativa

Òneiroi

Di Marco Verteramo - Editato da Silvia Lenzini
Pubblicato il 26/05/2021

Nella mitologia greca gli Òneiroi sono dèi minori che inviano sogni ai mortali attraverso due portali. Dal primo prendono forma i sogni veri, dal secondo gli ingannatori. Quindi grazie a Morfeo, Fobetore e Fantaso per l'ispirazione, ma soprattutto a Silvia che ha camminato con me :-)

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Tony diede una voce alla donna:

“Ehi, è ora di alzarsi. Coraggio, tirati su”.

Eva non rispose; nella penombra, il secondino ebbe l’impressione che lo stesse osservando in silenzio. Esitò per un istante, poi spense a terra il mozzicone e proseguì il giro. 


– Amore, portami dove vuoi, ovunque si respiri –. Erano saliti in auto, Elio si trovava lì, vicino a lei, con il volante tra le mani, senza dire una parola, per lui parlava il motore del maggiolone, sempre beige, sempre lo stesso. Il vecchio Tequila - così l’avevano ribattezzato dopo averlo rilevato da un collezionista di Orcières Merlette, un borghetto di settecento anime nascosto tra le Alpi francesi - aveva brontolato per qualche istante e con uno sbuffo si era insinuato nel traffico dell’ora di punta. Chilometri di silenzio, sino a quando era apparso il blu.

Solo il tempo di lanciare lontano le scarpe, e furono corse, salino in bocca, abbracci e schiuma bianca.

I loro occhi dinanzi alla nuova bellezza. Non avrebbero potuto immaginare, nessuno avrebbe potuto. Eva si sentiva felice, come non le capitava da più di vent’anni.


Tony controllò le altre celle accompagnato dal pensiero di Eva, sentiva addosso una strana sensazione. Quella donna era sempre stata una delle detenute migliori. Quasi ventidue anni, da quell’aprile, erano trascorsi dal giorno in cui aveva varcato la soglia del Tartaro, il mercoledì freddo che aveva sospeso la sua primavera. Tony non aveva mai creduto alla storia dell’omicidio. Li conosceva gli uomini, lui; anche le donne. Del resto la giustizia è un’ottima miope, si sa: se avesse messo a fuoco, avrebbe capito che Eva non aveva mai ucciso, nemmeno un’idea.

Tony azionò l’interruttore generale, che accendeva contemporaneamente la luce in tutte le celle.


Nel bianco accecante dell'aeroporto, Elio mormorava parole taglienti:

“Va tutto bene quando si ride e si gioca sotto le lenzuola, ma la vita è anche altro”.


Parole che squassavano le tempie di Eva.

Ultima chiamata per Edimburgo - sentiva l’altoparlante ripetere il messaggio, Eva, mentre scappava via da lì. Alle sue spalle Elio, da solo, varcava il gate che lo avrebbe portato in Scozia, per loro, per migliorare la loro

vita. Forse.

Quando era successo? Prima, dopo? La dopamina altera la percezione del tempo, Eva non riusciva a concentrarsi su niente che non fossero le labbra di Elio nella luce bianca dell’aeroporto: “La vita è anche altro”.

La vita era il mare, e i baci, era quando ogni loro risveglio non era un dopo sbornia. Ma la spia del carburante è sempre in agguato, e un giorno s’era accesa.


Eva sentiva le molle penetrarle la schiena: era un dolore fisico, con un nome, un cognome, un profumo. Passavano le ore e cresceva l’ansia che la schiacciava contro il materasso. Una lingua di vento faceva ruotare la ventola sul soffitto, producendo uno stridio di lama che scorre sul ferro. Il livello di adrenalina aumentava, insieme al sudore.

L’aveva lasciato all’aeroporto ed era tornata a casa. Avrebbe preparato una cenetta, tutta per sé. Solo, l’aveva lasciato. Eppure non voleva perderlo, sapeva bene di amarlo. Sapeva anche altro, cose che lui ignorava, cose del tipo che sarebbero stati presto genitori. Glielo avrebbe detto al suo rientro da Edimburgo. Dell’idea della cenetta aveva fatto coriandoli, del rosso un prosit alla vita, le sue guance erano umide.

Il Rosso di Montalcino le scendeva piano, rotondo, riscaldandole prima l’esofago, poi i sensi. Dormire non era opzione perseguibile, avevo acceso una sigaretta e lanciato uno sguardo all’orologio: le 03.30. Lei elaborava i palindromi come premonizioni di sciagura. I suoi pensieri cavalcavano, non riusciva a domarli.

Doveva chiamarlo, sentire la sua voce.

Che senso aveva temporeggiare ancora - Elio mi manchi tanto. -. Questo gli avrebbe detto. Gli avrebbe urlato il suo amore, di prima mattina.

L’entusiasmo l’aveva pervasa, improvviso come una scarica elettrica che non t’aspetti quando stringi una mano.

La notte stava sfumando, era l’alba di un mercoledì, questa volta meraviglioso.

Aveva spalancato le finestre, l’aria era frizzante, aveva respirato, di nuovo. 

- Lo stereo, voglio musica, musica e caffeina -.

Il profumo che si sprigionava dalla moka la stava avvolgendo, stringeva lo smartphone tra le mani, si sentiva lieve, leggera.


Tony allungò lo sguardo nella cella. La donna era ferma nella stessa posizione, solo il braccio sinistro adesso penzolava dal letto. Tony estrasse lo sfollagente e lo passò sulla sbarre - con esperienza, come fosse la tastiera di un grande xilofono. Niente, nessun movimento. Il cuore del secondino prese a battere rumorosamente, e l’uomo soffiò con tutte le sue forze nel fischietto.


Driiin, driiin, driiiiin. Il destino sa essere beffardo - come la spia del carburante che aveva stabilito di rallentare la corsa del loro matrimonio -, e quello di Eva era dotato di telefono; la chiamata arrivò prima che la donna potesse comporre il numero di suo marito. Le sue mani avevano iniziato a vibrare, forse a tremare. Aveva pensato di non rispondere, ma questo suono le trapanava il cervello. Alla fine aveva premuto sul tasto verde.

Una sciagura, dicevano. L’aereo precipitato, il mare, il freddo, le urla, lamiere. L’angoscia ora non faceva respirare.

La notte era stata infinita, tormentata da incubi. Le erano rimaste immagini confuse, che non riusciva a

focalizzare - forse dello Xanax, una bottiglia di whisky rovesciata.

Eva era esausta. Sentiva freddo alle mani, e un brivido gelido perforarle lo stomaco. Pensò che avrebbe potuto fare una doccia bollente. Si sarebbe ripresa.

La doccia era fredda. Eva tremava in tutto il corpo, ma ugualmente continuava a lavarsi sotto il getto dell’acqua ghiaccia, angosciata da un’idea di fretta, da un’urgenza di vestirsi e correre fuori, saltando di gradino in gradino, perché era in ritardo. Per cosa, per chi era in ritardo?


Tony, la testa tra le mani, guardava i due infermieri affannarsi intorno al letto della donna, il suo corpo magro sussultare sotto le scosse del massaggio cardiaco.

Eva intravide i volti, in lontananza, controluce al cielo.

– Amore, ti aspettiamo da tanto, corri – urlava Elio, e intanto lanciava sassi in mare, insieme al piccolo Mattia.

Eva sorrideva, ora.

Tony no, divenne pallido. Pensò che nonostante il calendario segnasse gennaio e la neve coprisse la città, la stagione interrotta di Eva riprendeva il suo scorrere, in qualche altro aprile.





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Anonimo ha votato il racconto

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giumer1972 ha votato il racconto

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Ma quanto sei bravo anche con i racconti ? Dai perché non scrivi anche qualcosa di fantascienza? Ti ci vedo 😊Segnala il commento

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Kenji Albani ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore

l'ho visto poco fa fra quelli in evidenza. Bello e ben condotto nell'alternarsi dei due (forse tre, compreso Tony) livelli narrativi mediati da dissolvenze. Bravissimi entrambi.Segnala il commento

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MMarianella ha votato il racconto

Scrittore

Bravo nella poesia quando in prosa. Bella partenza ed ispirazione, per arrivare a qualcosa che va anche oltre le aspettative. Ottimo lavoro di collaborazione. Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Quanti ritardi, a volte colpevoli per omissione, che ci lasciamo alle spalle, come se fossimo immortali...Bel racconto, poetico e coinvolgente. Complimenti.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Per un confronto equo sono andata a rivedermi la tua prima versione. Era già un buon racconto ma qui si sente anche la mano della Silvia. Ottima collaborazione, bello aver fatto un pezzo di strada insieme.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Bravo. Brava. Bravi :)Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello.Segnala il commento

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Umberto ha votato il racconto

Esordiente

E' molto difficile controllare una materia narrativa tanto complessa, ma i piani si incastrano alla perfezione. Ciò che non viene esplicitato rafforza il testo, lo potenzia, e ci stimola così a immaginare, a congetturare. Anche la stagione interrotta del racconto riprende il suo scorrere, in qualche altro cuore, in qualche altra altra mente.Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
Editor
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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente

Bravi ;)Segnala il commento

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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

Siete già bravi di vostro ma insieme siete geniali.Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

rispetto al primo "esperimento" (per fortuna che non l'hai cancellato, altrimenti avrei pensato a un déjà-vu) i piani temporali e di sogno-realtà si incastrano perfettamente. il carcere questa volta non ha nome ma è definito meglio dalle azioni, dagli oggetti, dall'atmosfera; anche Tony ha più spessore. per me è stato fatto un gran (bel!) lavoro. siete il cuore di typee. Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

ecco, pensavo giusto a come “sei” quando scrivi un racconto … davvero piaciuto. tantoSegnala il commento

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Andreas ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Questo è un ottimo esempio di come un racconto possa intrecciare storie diverse, essere completo ancorché lasci al lettore il compito di definire i "non detto". Non conosciamo il crimine di Eva, né possiamo dedurre il collegamento con la morte di Elio. Tuttavia i fatti pregressi s'innestano nella narrazione e conducono a un epilogo drammatico. Ogni frase è costruita con grande cura, i dettagli fanno da cornice alla trama, lo stile è eccellente, e certi passaggi sono perfetti.Segnala il commento

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occhineri ha votato il racconto

Esordiente

Tiene incollato il lettore. Funziona molto bene il passaggio alternato tra presente e passato.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Quando il poeta scrive un racconto, la scrittrice di racconti s'inchina. Grazie a te, Marco. Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Piaciuto: il soggetto, il sottofondo e la collaborazione. Forse - anzi, senz'altro - c'entra poco, ma quel maggiolino, mi ha fatto venire in mente un racconto lungo di Cortázar: "Gli autonauti della cosmostrada" pubblicato nel 1983, e scritto a due mani, da Carol Dunlop e Julio Cortázar. Si tratta di una sorta di diario di bordo, dei 32 giorni passati a bordo del furgone Volkswagen dei due, soprannominato Fafner, nel tragitto Parigi Marsiglia. Ma di più non vi posso dire... e se volete, approfondite in autonomia, ammesso che non l'abbiate già fatto. Scusa Verte, ma sei corresponsabile... fattene una ragione..Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Alla regia un combo perfetto. Il destino, la vita e la condanna. Ho visto ogni singola scena. L'ho vissuta e sofferta. Grazie Verte. E complimenti per la scelta della tua compagna di passeggiata!!!Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente
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di Marco Verteramo

Scrittore
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