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Saggi

Opinioni su La La Land

Pubblicato il 07/06/2019

Il personale è politico

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Bentornati al Cinema, gente! Quello vero, che ti fa piangere felice al buio e vorresti non finisse mai, che ti fa uscire pattinando sul marciapiede leggero come un soufflé. Il cinema catarsi che ti porta via e ti restituisce centrifugato e rimesso a nuovo alla tua vita ordinaria. Quanto valgono davvero certi biglietti?

Questo musical impeccabile colpisce al cuore, almeno chi un cuore ce l’ha e non si rassegna alla ripetizione sempre uguale di lavoro casa tv e sonno e sa che ci vuole altro per tenersi in vita.

Mary Poppins, Hair, Jesus Christ Superstar, quella roba lì: a me son sempre piaciuti.

La storia è la solita, vecchia come il mondo ma grazie a Chazelle nuova e originale. Il film si apre con un maestoso balletto collettivo sul traffico di Los Angeles: migliaia di disoccupati e lavoratori precari dello spettacolo imbottigliati nel traffico di punto in bianco aprono la portiera dell’auto e si mettono a ballare. Mai visto niente del genere. In una Los Angeles riscattata come città dei sogni, con la sua luce del sole specifica in cui il giallo si fonde col rosa, il protagonista Sebastian guida una sorta di auto d'epoca con cruscotto in finto legno su cui riavvolge audiocassette, ma alcuni indizi ci dicono che ci troviamo nel terzo millennio. Sebastian suona il pianoforte e sogna di aprire un locale tutto suo dove il jazz venga suonato con la passione e l'improvvisazione che merita. Mia si sottopone a frustranti provini per diventare attrice ma ha un monologo nel cassetto.

Sul piano personale il film parla dello scarto tra la realtà com'è e come la vorremmo, e la passione con cui si cerca di colmare questo vuoto. Balliamoci sopra, sì, ma la musica ce la scriviamo noi, sembrano dirci i protagonisti.

Nel finale del film Sebastian suona per Mia mentre un videoclip psichedelico ci mostra la loro storia d’amore sognata, come sarebbe stata se solo la vita non fosse fatta di inciampi e addii.

Sul piano culturale il film sembra rispondere alla domanda: cosa resta del sogno americano nella sua forma più pura nell'era di Trump, del circo mediatico e delle grandi corporation che fanno chiudere i cinema d'autore?

La risposta è nel personaggio della zia che Mia porta sempre nel cuore e la aiuta a non arrendersi. Il provino decisivo se lo gioca con questa canzone qui in parte citata: “Mia zia viveva a Parigi /Mi ricordo, tornava a casa e ci raccontava storie sul vivere all’estero./Mi ricordo che ci disse che una volta era saltata nel fiume, a piedi nudi./Sorrideva…/Balzò, senza guardare/e rotolò nella Senna/l’acqua era gelata/passò un mese a starnutire/ma diceva che lo avrebbe fatto ancora/Questa è per quelli che sognano/Pazzi come possono sembrare/questa è per i cuori che provano dolore/questa è per il caos che facciamo/Lei catturò una sensazione/cielo senza soffitto/il tramonto in un’inquadratura/Viveva nel suo liquore/e morì in un battito d’ali/ricorderò per sempre la fiamma/E mi disse:/ “Un po’ di pazzia è la chiave/che ci dà nuovi colori per vedere/chi lo sa dove ci porterà?/Ed ecco perché loro hanno bisogno di noi”.

E poi c’è il piano politico, che sempre ingloba tutti gli altri. Gli occhi da extraterrestre di Emma Stone incrociano lo sguardo disincantato di Ryan Gosling per tutto il film. Perché non possono restare insieme? Uscita dal cinema mi arrovellai per giorni senza trovare pace. La risposta l’ho trovata nel mio giornale preferito, in un articolo del filosofo marxista Slavoj Žižek intitolato “La La Land: a leninist reading”.

Cosa diavolo c’entra il marxismo con la storia americanissima di due individui che emergono in mezzo a migliaia di altri che resteranno tagliati fuori? C’entra, se non prendiamo alla lettera la faccenda della “carriera” ma la vediamo come metafora di un sogno collettivo e ben più grande. Il loro amore si configura come il ponte per il successo e al contempo coscienza che l’amore autoreferenziale era destinato a ostacolare il loro successo: il loro, come l’amore dei bolscevichi russi, intenso ma tenuto nascosto, mai ostacolo bensì leva per la rivoluzione, è un amore di livello superiore, che non basta a se stesso ma è pronto a farsi da parte per un fine più grande. Il sogno di Mia e Sebastian, che non è la carriera ma la causa (l’arte), potrà realizzarsi, ma non come coppia. E’ per questo che tradire i loro sogni (che per Sebastian significherebbe suonare in una band commerciale di successo e per Mia abbandonarsi alla rinuncia) significherebbe tradire il fondamento stesso del loro amore. Scrive quel genio di Zizek: “Forse non c’è amore più grande di quello di una coppia rivoluzionaria, in cui ognuno dei due amanti è pronto ad abbandonare l’altro in qualunque momento se la rivoluzione lo richiede”.

Chiudo con una chicca pop: l'osservatorio astronomico dove Mia e Seb vanno al loro primo appuntamento è lo stesso dove vanno Dylan e Kelly di Beverly Hills 90210 al loro primo appuntamento. Probabile che a Los Angeles vadano al planetarium, quando si innamorano. Ma è solo una mia congettura.

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Roberto Ballardini ha votato il racconto

Esordiente

Politica, cinema. Bello e giusto portare la scrittura ovunque , perché è nel suo DNA arrivarci.Segnala il commento

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di Sara Albertin

Esordiente