Small cover.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccountZoom cover

Fantastico

Orologi. Ariminum Circus, S 4, E 7

Pubblicato il 11/02/2021

Ariminum Circus in versione multimediale è qui: https://www.wattpad.com/story/246636837-ariminum-circus Indice completo dell'opera: shorturl.at/kxyV1

49 Visualizzazioni
19 Voti

Il Powermatic 80 della Tissot, nell’edizione speciale con una spirale del bilancere in silicio, segnava le 19.27 – ed era buio pesto. 

Il Piccolo Ed, tuttavia, continuava a giocare all’investigatore privato indifferente alle tenebre calate all’improvviso, che preannunciavano una notte tempestosa, non essendosi ancora calmato l’uragano che infuriava al di là delle colline. Già il Maestrale iniziava a ruggire fra gli alberi della pineta, torcendo i rami delle piante e facendo volteggiare in alto masse di fogliame, sradicando i giovani alberi e scuotendo quelli annosi.

Ma Rick Deckard era abituato a muoversi in un ambiente ostile, oscuro e perennemente piovoso, assistito solo dalla tecnologia. Animale notturno, solitario, irriducibile, incurante del prossimo scatenarsi degli elementi, girava fra gli ombrelloni e le cabine mobili da spiaggia con gli HoloLens a raggi infrarossi nuovi di zecca e lo smartphone Android Pixel 5 XXL accesi e connessi. Novello Adamo cibernetico, si divertiva a riconoscere e a dare un nome a ogni oggetto inquadrato con la fotocamera degli occhiali. Grazie ai potenti algoritmi forniti dal Grande Fratello di Mountain View, puntando gli occhiali su una pianta, su un fiore o su un’alga otteneva la scheda presente in Wikipedia. Sapeva risalire al nome di un albero da frutto fotografandone un seme portato dal vento. O dire di che razza era un cane.

Preso dal gioco, per poterlo inquadrare meglio stava dissotterrando un Falco Maltese che sbucava da un tumulo di sabbia sotto una sedia a sdraio, nella grande tenda privata del Visir di Ariminum Useramun Abdullah, in cui si era introdotto forzando le catene che ne sbarravano l’ingresso. L’uomo di Stato, di umili origini (proveniva dal ghetto arabo di Bellaria), per segnalare l’importanza di ricordare e di pronunciarne il nome in quel luogo, aveva fatto erigere dal celebre capomastro Aurelio, coi suoi muratori, una stele rosa pallido che riportava la seguente iscrizione, in tre lingue, recitata il giorno dell’inaugurazione dal manovale-dicitore Calzinaz: “Ho edificato uno splendido solarium sul litorale della mia città, la Perenne Ariminum, scavato nella roccia della Spiaggia Iperurania, per ringraziare gli Dei del favore che mi hanno accordato. Possa il mio nome, Useramun Abdullah, resistere nella bocca del vivente, mentre la mia memoria sia buona fra gli uomini negli anni che sono a venire. Qui verrò sepolto. Lascio il mio solarium dai sentieri che si biforcano ai diversi futuri: ma non a tutti. Perché lodato da Dio è chi agisce con uno sguardo rivolto al futuro per lui più degno, cercando la salvezza e la rinascita del proprio nome, consapevole che l’eternità è un labirinto di labirinti, un labirinto sinuoso che abbraccia tutti i passati e ogni avvenire”.

Fu allora che l’incrociatore fantasma apparve e atterrò in riva al mare. Ed vide i Mostri venuti dallo Spazio Profondo spiccare il volo come pipistrelli dalle finestre della nave, con sette veli che galleggiavano nell’aria illuminati dal bagliore di una grande Luna piena gialla: alcuni erano biondi, altri mori; e ce n’erano un paio con i capelli più scarlatti degli squilli di una tromba. Come avrebbe detto il Pescivendolo, usando l’ambiguità del dialetto, Ed fu il primo ad avere un incontro ravvicinato del quinto tipo con quegli speciuos Monsters – laddove specious significa sia “bello” sia “ingannevole”.

Lo stolto non poteva sfuggire ai loro occhi ipnotici, ai loro poteri letali e alla loro fame di sesso. Qualcosa di lui sopravvisse, ma la maggior parte morì, in un delirante turbine purpureo. Troppo tardi comprese perché gli uomini che muoiono per uno sforzo esagerato durante il coito sono chiamati “rossovedenti” in Cina.


Il Tempo era scandito da un L288.2, il modello della Longines famoso per lo scarto di precisione contenuto in non più di cinque secondi all’anno, che qualcuno aveva smarrito sulla spiaggia. Il Roc si agitava nel sonno. Borbottava fra sé e sé. Il JubJub coglieva solo qualche parola, di tanto in tanto: “pianura fosca”, “Cielo vuoto di risposte”, “stanchezza delle strade bianche e consumate”, “secoli succeduti ai secoli”, “vicenda del Sole e delle stagioni”, “distesa grigia, fra questi Appennini taciturni e questo mare scolorito”, “la realtà della razza vampirica”, “travaglio fatale del vivere”.

Quelle parole presagivano l’avvento di forze primigenie e violente, appartenenti a un grado di evoluzione successiva, rispetto all’uomo che si ritiene illuministicamente legislatore del mondo. Una guerra era in arrivo: nessuno sembrava percepirne la venuta, ma sentiva che ormai era cosa certa. Eppure il JubJub non ne era atterrito. Dal punto di vista della lunga durata, la guerra è un rumore fugace. L’intera nostra vita è un rumore fugace: basta pensare all’eternità di Tempo che ci precede e a quella che ci seguirà per rendersene conto, rifletteva. 

La cosmologia assorbe la teologia, che assorbe la storia e la Vita; e la Vita assorbe la guerra, la relativizza, la annienta. Non è l’evento che si paventa, di cui favoleggiano su Internet. La terra, anche con la guerra, resterà indifferente alle stragi e al sangue che berrà al modo in cui si assorbe una pioggia. L’immutabilità della natura era guardata con freddezza dal JubJub: sapeva che non era fatta per gli uomini. Da ciò seguiva uno straniamento distaccato: gli consentiva di accettare che la guerra, fatto umano e vampirico, non avrebbe inciso sugli equilibri profondi che regolano la Vita, l’Universo e tutto quanto.

Gli restava la preoccupazione per la salvezza dell’amico, ormai solo di quella gli importava.


Il Pescivendolo si muoveva circospetto, fra rovi e sterpaglie agitati dal vento. Temeva per l’incolumità del prezioso orologio da polso, un autentico Braguet 1810: un segnatempo a ripetizione, dotato del regolatore Tourbillon, di forma ovale, straordinariamente sottile, montato su un bracciale di capelli umani imbalsamati, che si diceva fossero appartenuti a una delle regine di Napoli, e intrecciati con fili d’oro. 

Riuscì ad arrivare alla porta: aveva memorizzato il codice d’ingresso segreto e non ebbe difficoltà a entrare. Sapeva dove mettere le mani senza che nessuno lo disturbasse. Fece in fretta. La telefonata del Maestro gli arrivò che albeggiava, mentre era già quasi arrivato a casa. Ascoltò il breve messaggio e si avviò verso l’Asilo. Tim stava male, c’era bisogno di una mano per sedarlo. Per fare prima, pensò di tagliare per il lembo orientale della Costa di Pollock. Fu lì che incontrò Jay.


Il Capitano, dopo cena, aveva vuotato un vassoio di mandarini e di nespole del Giappone: frutta acidula e lieve. Gli ricordava le arance di Edward “Barbabianca” Newgate. Malgrado il fisico affilato e le precarie condizioni di salute, fino alla morte Barbabianca venne considerato l’uomo più forte del mondo. Spesso in gioventù, prendendo la via Emilia, la strada del mare e della libertà, il Capitano andava in bicicletta a trovarlo nella casa paterna, a Cesenatico, fiorita di gelsomini antichi piantati si diceva dal padre, Edward Newgate senior, in persona. Anche se sulla testa di Barbabianca pendeva una taglia di cinque milioni di sesterzi e tutti sapevano dove viveva, nessuno aveva il coraggio di andarlo ad arrestare nel suo covo. Dietro vi teneva l’aranceto (copertura per una estesa coltivazione di Paramisha Gura Gura, oppiacei estremamente dannosi per il cervello) e davanti controllava il porto con le vele rosse come le sanguinelle che produceva, dopo essersi ritirato dalla carriera piratesca.

«Ferme sono le navi, oggi che c’è la guerra» aveva detto l’ultima volta che si erano visti, ai tempi del Primo Conflitto Vampirico, la Grande Guerra. Caro, mite, signorile Barbabianca – ormai non era più l’uomo-terremoto di un tempo, capace di dar vita a violente vibrazioni che si propagavano attraverso ogni mezzo, acqua, terra o aria, menando terrificanti fendenti con un grosso bisento, la tradizionale lancia lunga con una punta d’acciaio ricurva utilizzata già nell’Ariminum feudale: il Murakumogiri (Tagliatore dell’adunata di nuvole, si potrebbe approssimativamente tradurre dal dialetto). 

Diceva con l’amabile voce, un po’ blesa: «C’è un po’ di guerra anche per noi. In altri tempi avrei detto: unisciti a me sotto la mia bandiera! Così sarai libero di scorrazzare da un mare all’altro. Potrai sbizzarrirti, là fuori. Sarai mio figlio! Ma ormai mi restano solo i giornali. E nei giornali adesso non ci sono più nemmeno feuilleton, né poesie, né manga o graphic novel! La letteratura è abolita».

«E le pare un male, signor Newgate?» rispondeva il Capitano, che non condivideva i gusti postmodernisti dell’amico. Il momento più difficile di ogni visita, per lui, era quello, immancabile, durante il quale Newgate gli propinava interminabili letture dai più recenti romanzi di Gadda, Manganelli o Campanile, tutti Autori che gli erano odiosi fin da bambino.

«Prenda quel thriller di Gadda, Il Pasticciaccio di via Rubicone 42. È un pasticcio di nome e di fatto» argomentava, andando senza paura all’arrembaggio dei testi che lui trovava più indigesti, per cercare di traghettare Barbabianca sulla sponda di una sana narrativa neorealistica. «All’ingegnere fa difetto la facoltà periodica del dire, meglio avrebbe fatto a dedicarsi al calcolo strutturale o allo sviluppo di algoritmi: obbliga il Lettore così tante volte a tornare indietro di pagine e pagine, per veder chiaro nell’aggrovigliata tessitura, che a un bel momento uno resta là e non torna più. E che dire dei suoi personaggi: mi ricordano i marinai dei grandi galeoni spagnoli, arrampicati e dispersi per gli alberi fra vele e controvelacci come mosche catturate in una tela gigante – e sopra i pinnacoli di coffa gruppi di angeli ovunque, più fitti di quelli ritratti sulla Cappella Sistina.

Oppure Calvino: scrive a tratti brevi, fermandosi in tronco e riprendendosi con moti bruschi e disuguali – simile a una barca con le vele danneggiate. Grammaticalmente, signor Newgate, questo si vede nell’uso di periodi corti, a membri staccati; anche quando se ne incontra qualcuno più diffuso, poi si trova che è un artificio tipografico; che ha sostituito il punto e virgola o i due punti al punto fermo. Le proposizioni sono poco annodate – se legassi a quel modo il sartriame su una nave, la partenza sarebbe un naufragio! L’uso dei pronomi relativi è raro e malsicuro in quella prosa connessa soltanto dagli e e dai ma. Abbondano invece le ellissi, i modi assoluti, che disegnano rotte lacunose su mappe incomprensibili!».

Barbabianca invece di Gadda amava proprio gli «studiati effetti verbali» e l’attitudine a ricercare «la ragione intima del racconto» seguendo il particolare, il marginale, alternando picchi di sofisticato lirismo a momenti buffi, umoristici. «L’effetto che deriva dall’insieme – diceva – è singolare: mentre tutte le parti, prese a sé, sono strigliate ed esatte, e, si direbbe quasi, classiche, l’insieme è barocco».

Viceversa, era proprio nello stile slegato, poco incline al periodo lungo, poco propenso all’ipotassi, nei «moti bruschi» di ripresa, in quel «non so che di duro e di scheggiato» che Newgate rinveniva l’essenza artistica dello Scrittore cosmicomico. Amava «il respiro sovente interrotto del suo fraseggiare, la ripetuta concessione alle strutture periodali coordinative, o paratattiche, l’abbondante e non casuale presenza di incisi parentetici e di lineette»: una modalità espressiva che aveva trovato nell’epoca della Grande Guerra, durante il quale erano germinati i talenti degli Autori poi definiti “postmoderni”, anche troppo vasto, e assai amaro terreno di coltura e di insorgenza espressiva.

In quella movimentazione stilistica e scrittoria il vecchio Pirata ritrovava dunque il clima della giovinezza, del periodo di attesa e poi di inizio della Grande Guerra, del periodo segnato dal «mare agitato» che ne lambiva la casa paterna in una Romagna fattasi tempestosa, anche grazie al mulinare dei venti giornalistici, nel mondo emotivo del Newgate ragazzino, ancora in cerca del primo ingaggio, che sarebbe presto arrivato. Entrò a fare parte dei famigerati pirati Rocks; dopo la sconfitta e lo sfaldamento della Ciurma, fondò i pirati di Barbabianca, a capo dei quali ottenne il titolo di Imperatore, con cui fu ricordato nell’iscrizione apposta sotto il monumento a lui dedicato molti anni dopo la sua morte. Ma questa è una storia che tutti conoscono, essendo entrata a fare parte dei programmi scolastici delle scuole ariminensi di ogni ordine e grado.


Quanta frutta aveva ingurgitato! Ma prima il Capitano, usufruendo del room service, per recuperare le forze dopo aver giocato per ore ad Ariminum Circus, aveva mangiato trippa – gran carne, gran sangue, forti droghe, altro che le pasticche di Earnest! Per questo poi aveva avuto bisogno di mandarini, in mancanza degli amati alchechengi, per digerire. Gli agrumi tuttavia quella volta non erano bastati; e neppure un’intera bottiglia di vodka al tamarindo. Aveva lo stomaco bloccato; ma non solo quello, si sentiva bloccato il corpo intero. Ogni cosa, anzi, nella camera d’albergo era immota, dentro e fuori di essa: si era esaurito il movimento della Vita, dell’Universo e di tutto quanto.

Il Capitano sapeva cosa fare. Agitò il braccio per innescare il movimento meccanico a carica automatica del suo H-50 (concepito per la Hamilton, che lo aveva messo al servizio della linea Khaki Field in dotazione alla Marina Militare di Ariminum, N.d.R.). L’orologio aveva un funzionamento impeccabile, tanto che il Pirata lo aveva scelto per sostituire il suo Rolex Submariner del 1905 cui era affezionatissimo, quando era a terra: eppure, alle 21.42 si era fermato, senza un motivo apparente. E con le lancette dell’orologio tutto si era immobilizzato: il mondo era diventato un quadro di de Chirico. Dopo che il Capitano ebbe sollevato e abbassato il polso, le lancette ricominciarono a correre, ma non per tutti allo stesso modo.

Logo
13892 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (19 voti)
Esordiente
13
Scrittore
6
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large 20201021 160429.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Cinzia m. ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Anonimo ha votato il racconto

Scrittore
Large ezzz 101133975 10219956522376982 9067593985345716224 o.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
Aatxajxbmwx0t vape40mgr7hl yzley y2gc2xcsl2a=s96 c?sz=200

Isabella Ross ha votato il racconto

Esordiente
Aatxajzt7nsl rzh7o6rq5jptmxfuictattxrdrhbzfn=s50 mo?sz=200

Andreasololettore ha votato il racconto

Esordiente
Large img 1431.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto cosmico, per la varietà degli argomenti che vengono affrontati, ma anche una consacrazione del tempo, nella scansione segnata dai modelli di orologi e dallo scorrere delle ore. In ogni caso un ottimo racconto, scritto con perfetto stileSegnala il commento

Large 20200316 014434.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20190702 wa0006  2  2.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
Large 20210409 190335.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

StefanoS ha votato il racconto

Esordiente
Large 20210427 021713.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Violeta ha votato il racconto

Esordiente
Large altro mondo.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

Fino ad ora credo che questo sia dei tuoi il mio preferito sia per l’ironia sia per il protagonista principale ovvero sua maestà il Tempo Segnala il commento

Large img 20200326 wa0003.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Helena ha votato il racconto

Esordiente
Large plain white background 1480544970glp.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

. ha votato il racconto

Esordiente
Large 7b46ed85 4004 4f09 b544 86323d274390.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

In questo episodio salta agli occhi il Tempo. Non solo per gli orologi. Scandisci le ore, scrivendocele. C'è poi il tempo visto attraverso i cambiamenti degli stili letterari; il tempo di una vita, quella di Barbabianca; il tempo dei sogni, che non corrisponde a quello di chi veglia; il tempo delle guerre: il tempo contato dagli umani, che non conta niente - come se tu ci mostrassi la linea del Tempo, e noi siamo un puntino. Segnala il commento

Large dada.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Il tuo mondo incantevole. Il fascino di una scrittura moderna e classica insieme. Un piacere immenso. Complimenti Federico d. Fellini !Segnala il commento

Large img 2435.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Barbara ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20210609 134726.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Tella ha votato il racconto

Scrittore
Large img 20210421 183135.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
Editor
Large 54039c1a 4171 42af 944a d20052ca79b6.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Imago ha votato il racconto

Esordiente
Large img 1371.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

di Federico D. Fellini

Scrittore
Underfooter typee
Underfooter lascuola
Underfooter news
Underfooter work