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Fantastico

Oscar

Pubblicato il 23/05/2021

Ferdinand Céline affermava che non avrebbe mai scritto un rigo se non avesse sofferto d'insonnia. Questa storia è nata di notte; ha il suo inizio in Le sette sirene, prosegue con Lucertole nere e forse, ispirazione permettendo, continuerà.

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Il letto di un fiume non è sempre rettilineo, così come il corso di una esistenza.

Acque vorticose che sembrano destinate ad arrivare con successo al mare, a volte, cambiano direzione per scomparire nel sottosuolo e riaffiorare a chilometri di distanza profondamente modificate. Oscar era venuto alla luce che pesava poco meno di cinque chili, bello, forte, sano. Aveva vissuto una infanzia felice e piena, cullato e vezzeggiato non solo da mamma e papà ma anche da una sorella di nove anni più grande. Poi l'adolescenza e il dramma; la morte prematura dei genitori in un incidente automobilistico. Erano seguiti i funerali e un periodo malinconico.

Un mattino si era risvegliato diverso. Un interruttore si era spento nel suo cervello togliendo luce alle cose. Era subentrata l'inquietudine, la tristezza, l'abisso che inghiotte tutto. Il ragazzone che governava con destrezza la nave della sua vita veniva trascinato dalle acque contro rocce aguzze che non davano alcun appiglio, verso continui balzi mortali. Aveva sperato in una rapida morte per evitare l'abisso, il mal di vivere, doloroso più di ogni altro dolore, senza averne sintomi apparenti perché qualcuno, nel suo caso la sorella, potesse aiutarlo. Poi, un giorno, un giovedì in cui il sole sfavillò in cielo, si ritrovò diverso, un click aveva riacceso i suoi occhi; era guarito così come si era ammalato.

Non era più il ragazzo di un tempo, era un uomo fatto, alto quasi due metri. Si era allontanato dagli amici di sempre e loro non lo avevano più cercato. Anziché trovare nuove compagnie, aveva continuato a erigere un muro intorno a sé.

A trent'anni, gli unici rapporti che intratteneva con gli altri erano quelli che nascevano dal suo lavoro da osteopata. Attraverso le mani riusciva a dar sollievo ai dolori delle persone e l'animo puro e sensibile di cui era dotato l'aiutavano a capirne anche le più profonde fragilità.

Capitava che, interrogando amabilmente chi era disteso sul suo lettino, riuscisse a ottenere confidenze che mai erano state rivelate. Di contro, raramente si apriva agli altri, e se qualcuno si spingeva oltre, egli si ritraeva perché temeva la cattiveria, il sotterfugio, la falsità.

Se il tratto distintivo delle persone isolate è spesso l'originalità nel fare qualcosa, la peculiarità di Oscar era quella d'apparire a tutti uomo sagace e di mondo per scomparire non appena qualcuno si avvicinava troppo.

Si era risvegliato dopo la pennichella pomeridiana sulla poltrona dello studio. Un venticello proveniva dall'alto sospinto dalla ventola sul soffitto. La guardò sorridendo, quasi incredulo. Si alzò pensando con piacere al caffè da preparare. Improvvise amnesie lo aiutavano a dimenticare i guai. Avrebbe dovuto sentire il vociare dei turisti che affollavano le strade del centro urbano in cerca di souvenir maori da acquistare. Gli stivali ai piedi e il pavimento bagnato lo riportarono alla realtà. Fuori Wellington era spettrale: nessuno avrebbe varcata la soglia del suo locale neanche quel giorno. Doveva spostarsi su in collina per rivedere qualche volto. Tanti avevano lasciato definitivamente la città da quando si era diffusa la notizia che, in Australia, si stava ricostituendo una nazione neozelandese in uno dei vasti deserti dove il clima consentiva una vita quasi normale. Sua sorella era partita con le due figlie. Il sesso femminile era quello che aveva resistito meglio all'apocalisse. Gli uomini si lasciavano andare a una inedia paralizzante. Oscar, invece, doveva ringraziare il destino, ma godeva di momenti di pura serenità solo durante le brevi amnesie. La città era piena di ogni ben di dio. Nulla era stato depredato. Le vecchie ricchezze, però, erano diventate inutili: computer, televisori, cellulari, lavatrici, frigoriferi e ogni altro elettrodomestico funzionavano solo in alcuni giorni, quasi fossero legati a cicli lunari. Gli aerei non volavano più; troppo rischioso attraversare campi di onde sconosciute. Nessun segnale analogico e digitale resisteva stabilmente; la conseguenza più diretta era una paralisi della civiltà senza più fabbriche attive con strumentazioni insicure e, il più delle volte, letali. Tra tanto caos, però, bastava inserire un semino nel terreno perché, miracolosamente, venisse su in pochi giorni una robusta pianticella. Non occorreva alcun tipo di trattamento per preservare i raccolti dalle muffe e dagli insetti tanto erano abbondanti in ogni stagione. Un eden infernale trascinava l'umanità al suo passato remoto perché, fatalmente, si smarrivano le conoscenze acquisite in centinaia di anni di civiltà.

Nei continui sbalzi elettromagnetici terrestri, la componente ferrosa che circolava nel sangue di Oscar, così come in quella di ogni neozelandese, aveva il suo peso specifico; a molti iniziavano a mancare le parole, la frequente balbuzia aveva determinato uno slang nuovo, diverso dall'inglese e dal maori. Il decadimento della mente era palese. Avrebbe raggiunto anche lui il deserto di Gibson in Australia, prima che fosse troppo tardi.

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giumer1972 ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

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Interessante.Segnala il commento

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Livy ha votato il racconto

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Isabella☆ ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Interessante il soggetto, e il taglio. In rete si trovano tre o quattro "corti" di Celine, ripreso nella sua casa, che parla,con pappagallo, cani e moglie. Da vedere, secondo me. Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Affronti un argomento delicato, meno fantastico di quanto non vorremmo. Credo che il decadimento umano sia palese quanto temuto.Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Elkele ha votato il racconto

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Sei molto bravo Bel materiale ben convogliato bella voce Attento solo nel crescendo a non intensificare troppo di elementi ed informazioni e cerca di mantenerti come in questo testo cosí gradevole ed equilibrato. Parere mio personale dato con imbarazzo perché ripeto, bravo, ottimo materiale e conduzione. U iea salutiSegnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Cesarina Ansalone ha votato il racconto

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di Mauro Serra

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