Small cover.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccountZoom cover

Narrativa

Ottanio

Pubblicato il 26/03/2021

45 Visualizzazioni
21 Voti

Eccoli, li vedo in lontananza; sono sicuro siano loro.

Riconoscerei la camminata di papà tra migliaia, tanto più perché quell’andatura dondolante e un po’ tamarra, da guappo, è la stessa che rende inconfondibile anche la mia. È rimasto il solito ragazzone rinchiuso nel corpo di un uomo, anche adesso che l’età lo cataloga come anziano.

Mamma, mezza sciancata, lo segue affaticata, carica di buste come un mulo. Sta borbottando qualcosa che non posso sentire, ma sicuramente starà insultandolo per non aver provato nemmeno a darle una mano a portare quel peso.

«Papà, certo che sei proprio un cafone: potevi portare qualche sacchetto pure tu. Mamma è vecchietta!» lo rimprovero scherzando.

«Eh sì, perché io invece so’ nu guagliunciello!»

«Allora ‘o saje ca te si fatt viecchio pure tu!» si intromette mia madre.

«Ma vafancul a tutt e duje!» risponde mio padre, ridendo.

Milano ci sorprende come non capitava da molto tempo: il cielo è di un azzurro intenso, quasi fuori luogo per questa città, e la temperatura è fresca, perfetta per rilassarsi al parco. Ne approfittiamo per sederci su una panchina e raccontarci quanto accaduto nelle nostre vite durante gli ultimi anni.

Il tempo passa veloce, forse anche troppo. Avevo quasi dimenticato la sensazione di protezione e di serenità che soltanto l’adunanza familiare è in grado di donare, soprattutto da quando ho scelto di privarmene. Osservo questi due vecchietti e ripenso a quanti sacrifici abbiano fatto per me, probabilmente anche più di quanti ne avessi meritati.

Sono stati sempre dalla mia parte e non hanno mollato mai, nemmeno quando sono iniziate le nottate senza ritorno a casa, le bugie e le prime canne in compagnia. Non mi hanno lasciato solo quando sono cominciati i furti, a casa e in strada, per alzare qualche centinaio di euro da investire nelle piazze e nei parchi. Non hanno perso la speranza quando sono dovuti venire a prendermi in questura la prima volta, la seconda, la terza e chissà quante altre volte. Hanno pianto quando mi hanno ritrovato su un marciapiede, privo di coscienza, convinti che fossi morto; hanno pianto ancora di più quando, per il mio bene, mi hanno preso a schiaffi, e io ho reagito tirandogliene di più forti.

Non c’è più nulla da raccontare, la mia vita è vuota; l’ho buttata via, da qualche parte, come si fa con gli oggetti inutili. Ne cerco il senso alzando gli occhi tra le nuvole, tra gli uccelli, seguendo con lo sguardo quell’aereo che sta passando proprio adesso, diretto chissà dove. Potrei domandarlo a quel dio che ho licenziato tanti anni fa, ma credo che anche lui si vergognerebbe di me. Il cielo cambia colore, si fa più scuro. Si tinge di un verde anomalo, quasi blu, come petrolio.

«Lo vedete anche voi il cielo verde oppure sono impazzito?» domando ai miei genitori, spaventato. Aspetto una risposta, ma non arriverà. Mi guardo intorno e la panchina è vuota: accanto a me non c’è più nessuno. Non c’è mai stato nessuno.

«Quello non è verde», sento precisare da una vocina che arriva dalle mie spalle. «È ottanio, il tuo colore preferito da piccolo. Ricordi quel divano di casa che ti piaceva tanto?». Tento di girarmi per capire da chi arrivino queste parole, ma il corpo non risponde più alla mia volontà. Sono paralizzato, in balia del girotondo di pensieri orribili che la mia testa non vuole smettere di elaborare.

Il panico mi divora: ho già vissuto questa sensazione.

Le lacrime iniziano a scivolare lente, non posso nemmeno piangere con disperazione perché non ci riesco. Sento il viso umido, il sapore del pianto tra le labbra che ricordavo essere salato, e che invece ora ha il retrogusto del sangue; le guance e le mani sembrano di cristallo, fragili e ghiacciate, e ho il terrore che possano frantumarsi da un momento all’altro.

«Potevi fare delle grandi cose con quella testa», mi rimprovera la vocina di qualche secondo fa. A parlare è un bambino che mi osserva deluso, immobile, a braccia conserte. Rivedo in quello sguardo le notti trascorse a sfogliare centinaia di sogni andati perduti, inghiottiti dagli incubi che mi hanno accompagnato per tutto il resto della vita.

Vorrei poter chiudere gli occhi, tapparmi le orecchie, stringere la mano a qualcuno a cui ho voluto bene, ma ormai è troppo tardi per cominciare a credere nei miracoli.

«Chiamate un’ambulanza, questo qua sta morendo!» grida una donna. «Qualcuno chiami un’ambulanza!» urla qualcun altro.

«State tranquilli», vorrei dirgli. «State tranquilli. Vado a trovare mamma e papà».

Logo
4466 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (21 voti)
Esordiente
14
Scrittore
7
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large cuore mano.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Italo ha votato il racconto

Scrittore

Dolore, vita umanità, ben raccontate e descritte Segnala il commento

Large 13 36 00 6a00e54fcf7385883401b7c7499bb0970b pi.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Roberta ha votato il racconto

Esordiente

variazioni di toni. con Silvia.Segnala il commento

Photo

Mela Golden ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Etis ha votato il racconto

Scrittore
Large ti8.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore
Large 54039c1a 4171 42af 944a d20052ca79b6.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Imago ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello... Segnala il commento

Large 20200316 014434.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
Large img 1919.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

blu ha votato il racconto

Esordiente
Large b81b29c5 b29b 4178 97a4 60ea34c566c9.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Ondine ha votato il racconto

Esordiente

La parte iniziale molto bella, poi un po’ di vaghezza nella parte centrale, forse voluta ma non del tutto convincente e buon finale. Segnala il commento

Large 20210427 022249.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Violeta ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20210203 wa0000.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Finale inatteso, mi è piaciuto Segnala il commento

Large 20200804 140153.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Valentinacomesai ha votato il racconto

Scrittore

Bello l'incipit e mi piace la sterzata che dai con il finale; come hanno già fatto notare sotto, la parte centrale non ha la stessa efficacia, luoghi comuni e una certa vaghezza che riportano il personaggio ad un un universo di già sentito. Da limare un po' per renderlo davvero ottimoSegnala il commento

Large 20201204 181343.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20190702 wa0006  2  2.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente

molto bello e intensoSegnala il commento

Large img 20210609 134726.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Tella ha votato il racconto

Scrittore

Potente Segnala il commento

Large 20190901 154005.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Molto colpito, ma già lo sai... Speriamo non sparisca di nuovo :-) Segnala il commento

Large whatsapp image 2020 06 15 at 11.57.46.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

La parte iniziale è bellissima, soprattutto quella parentesi in dialetto, che funge da collante tra il presente e il passato. Forse avrei sgrossato dalla metà sino alla fine o almeno alleggerito alcune espressioni (ad esempio: "piangere con disperazione", è sufficente piangere; deluso, immobile, a braccia conserte, credo che le braccia conserte manifestino resa, più che attesa, sicché l'immobilità e la delusioni sono implicite).Segnala il commento

Large default

Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

è molto efficace nel tracciare la parabola discendente di un'esistenza troppo dolorosa per essere sopportata. Non sempre - e forse mai- si ha colpa di ciò che si è o si diventa e questo vale anche per il tuo personaggio, così cattivo e affranto. Segnala il commento

Large whatsapp image 2020 03 19 at 18.06.27.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Un bel racconto, mi è piaciuta particolarmente la seconda parte. Anche l'inizio, ottimo incipit. Quel paragrafo centrale, in cui racconti la progressione della dipendenza con le sue conseguenze, mi sembra meno convincente: penso che il protagonista, a quel punto, veda dei flash della sua vita, quindi forse avresti dovuto lavorare di più con le immagini. Ma non è detto che io abbia ragione. E' comunque bello. E mi è piaciuta l'idea dell'ottanio.Segnala il commento

Large foto0001.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
Aatxajxbmwx0t vape40mgr7hl yzley y2gc2xcsl2a=s50 mo?sz=200

Isabella☆ ha votato il racconto

Esordiente
Large img 6731.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

di Aniello

Esordiente
Bellevilletypee logo typee typee
Lascuola logo typee
Bellevillefree logo typee
Bellevillework logo typee
Bellevillenews logo typee