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Narrativa

Ottavia

Pubblicato il 20/09/2022

Chi non vorrebbe andare a trovare una vecchia zia?

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Ti ricordi? Ci fa salire in macchina per andare chissà dove e noi già chiediamo: 'Papi, dove andiamo? Papi, quanto manca?' Il Papi sorride e risponde con un 'vedrete'.

Il Papi non è uno di molte parole e forse pensa che ai bambini piacciono le sorprese, così come le barzellette e gli scherzi.

Noi intanto cerchiamo di ragionare con i pochi elementi a nostra disposizione: non è domenica, quindi niente ritrovo con i parenti tutti; non siamo vestiti a festa, quindi nessuna festa; non ne sapevamo niente, quindi deve essere qualcosa di improvvisato.

È sabato pomeriggio in effetti, il Papi è a casa dal lavoro e ci porta da qualche parte: forse non è il caso di preoccuparsi.

I nonni? No, non avrebbe mantenuto tutto questo mistero.

Forse un gelato? A tagliarci i capelli? No, deve essere qualcosa di più difficile.

La strada è quella per andare a Treviso, ma tanto a Treviso non ci arriviamo mai, infatti presto giriamo a destra e poi ancora a destra fino ad una vecchia osteria chiusa. Il Papi frena, parcheggia e ci dice siamo arrivati, scendete. Vuoi vedere che…che cosa? Scendiamo, 'Dove siamo?' 'Siamo venuti a trovare la zia Ottavia.' 'Ah.'

Una zia che non amiamo molto, non ci fa moine, non ci dà caramelle, non ci vizia. Forse siamo corrisposti. Abituati alle coccole dei nonni e alle attenzioni dei parenti tutti con lei ci annoiamo. Parla, solo con i grandi, di cose da grandi e fuma una sigaretta dopo l'altra, la zia.

Abita nell'appartamento sopra l'osteria.

Le scale alte, difficili da affrontare, la porta non aperta, ma socchiusa. Entriamo il Papi, tu e io. L'odore dei mobili, legno vecchio profumato. L'odore della muffa ché la zia non arieggia la casa. Ma soprattutto, l'odore acre del fumo che noi respiriamo con malanimo.

'Ciao zia' diciamo in coro. 'Ciao' forse risponde lei. Inizia subito a chiacchierare fitto fitto con il Papi. Ci guardiamo: il Papi non è bravo con le sorprese.

Seduto sulla seggiola ti osservo tra l'annoiato e l'incerto e tu rispondi al mio sguardo, pensiamo 'Che noia essere qui'. Attenti a non disturbare i grandi, ci allunghiamo sul tavolo fino ad appoggiarci sopra la testa: quasi le nostre dita si sfiorano.

'Tosatèi, volete mangiare qualcosa? Vediamo un po' qui cos'ho,' ci dice la zia con una voce flautata che non è la sua. 'La volete una mela? É bella rossa, succosa, datele un morso!' E ci mette sotto il naso due mele, una per ciascuno, sorridendo e mostrando i due incisivi e i due canini che le sono rimasti. Abbiamo i suoi occhi puntati addosso, prendiamo ognuno la propria mela e ci diamo un piccolo morso, appena sotto la buccia. Aspettiamo 5 secondi, poi 10, poi 20 e ci guardiamo per controllare se siamo ancora vivi. Lo siamo o almeno così sembra…forse il veleno agisce più lentamente, meglio tenerci sotto controllo l'uno con l'altra.

'Tosatèi, ma non vi piacciono le mele? Ne avete mangiato solo un pochino. Ma non vi preoccupate...Vediamo cos'altro posso darvi. Ah questo vi piace di sicuro, lo tengo per le grandi occasioni, dov’è? Ah eccolo…il marzapane! Non è necessario guardarsi per sapere quanto siamo terrorizzati entrambi. La strada di casa la conosciamo ma non possiamo scappare e già immaginiamo le parole di rimprovero del Papi per non aver mangiato le mele e aver fatto i bambini viziati con la zia. Dobbiamo essere coraggiosi ed affrontare il pericolo. Sempre a piccoli bocconi mangiamo il marzapane sotto gli occhi dei grandi. Ancora ci guardiamo. 5, 10, 20 secondi e ancora non succede nulla. Che siano delle prove? Che il vero tranello stia per arrivare?

Improvvisamente la zia si alza, come rapita da un pensiero importante.

'Tosatèi, venite con me che mi ero dimenticata…' entra nella stanza a fianco e ci fa un cenno inderogabile di seguirla. Nella stanza, in mezzo a vecchi mobili accatastati, troneggia una vecchia Singer a pedali, lucida e scintillante. ‘Devo ancora sistemare questa vecchia cucitura per vostra madre, me ne sono scordata ma rimediamo subito…Tu che sei una bambina aiutami a tener fermo il tessuto…attenzione però che l'ago punge! Ecco la prova, ecco il momento decisivo…ma non ti preoccupare ti difenderò io! Metto la mano destra alla cintura, sguaino la spada e…

‘Tosatèi…Tosatèi! Sentiamo la voce della zia, prima lontana poi sempre più vicina. 'Ma vi siete addormentati?' Apriamo gli occhi di soprassalto, fissiamo la zia che ci ricambia con poco interesse, ci guardiamo e capiamo.

'Svegliatevi è ora di andare a casa!' dice il Papi anche per ricordarci di salutare la zia.

'Ciao Zia Ottavia' urliamo in coro e corriamo a più non posso giù dalle scale verso la macchina. Ancora terrorizzati cerchiamo di aprire lo sportello dell'auto, chiuso, e finché non arriva il Papi ci nascondiamo dietro le ruote.

‘Papi Papi…siamo stati coraggiosissimi!’

Il Papi scuote la testa e ci fa entrare in macchina: 'Salite, su…e la prossima volta, se non fate i bravi, niente sorprese!'

Saliamo in auto e appena sentiamo il rombo del motore ci rilassiamo. Anche oggi torniamo a casa sani e salvi.

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Commenti degli utenti

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ernesto b. ha votato il racconto

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bel soggetto e anche ben scritto.Segnala il commento

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Raffaele 57 ha votato il racconto

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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di Eldorado

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