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Romance

Parallele, o dell'infinito dentro e dei disegni premonitori

Pubblicato il 04/12/2018

Passato e presente si incontrano, creano e annullano distanze, si esaltano.

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"Che vecchiacce! Ubriache dopo due birre e pronte per il letto!"

"Parla per te" le schiocco un bacio sulla guancia. "Io ero ubriaca con due birre pure da adolescente, ma non ho sonno."

"Tu non ne hai mai!" - ride cercando Flo' - "Ti ricordi ai pigiama party? Continuava a parlare finché non crollavamo tutte, e la mattina la trovavamo sveglia!"

"Si chiama ansia" abbozzo io.

"Oppure brama di vivere", mi abbraccia Flo'.

"Quanto mi siete mancate! Sicure di non voler fare una passeggiata in spiaggia con me?"

"Arrivare a casa sarà già un traguardo!" risponde Silvia mentre rovista nella borsa in cerca delle chiavi.

"Tu sei sicura di voler restare? Saresti sola o..." il suo sguardo si posa su un'ombra alta.

Vedo la compagnia dissolversi, l'intera classe 1996 scomporsi nelle sue unità cresciute, ognuna diretta verso la propria auto. Tutti tranne l'ombra alta.

"Non mi spaventa più restare con lui."

"Testarda come sempre."

"Sai, la brama di vivere!"

Gli ultimi saluti e la mia ombra si avvicina a quella alta.

"Non vai?"

"E tu?"

"Prima faccio una passeggiata."

"Ti scoccia se ti accompagno?"

"No, anzi."

Scendiamo in spiaggia in silenzio. Ora come allora, ognuno nel suo mondo. Ora più di allora, vorrei che mi sfiorasse e sono terrorizzata all'idea che possa farlo.

Il contatto con la sabbia è più pungente del solito: probabilmente sono le mie sensazioni ad essere alterate.

Il mare, invece, è caldo. E calmo.

"Tempo fa avresti avuto il costume con te."

"Tempo fa non avresti fatto il bagno con me."

"Eh, ma le cose cambiano" dice arrotolando i jeans ed entrando in acqua.

Faccio un nodo al vestito e lo raggiungo.

"Quindi sei riuscito a fare una mostra?"

"Pensa: non soltanto mi hanno lasciato esporre, mi hanno persino affidato la galleria!"

"Davvero?"

"Sì. Comincio lunedì."

"Quindi hai le ultime 24 ore da artista squattrinato davanti a te?"

"Esatto. Poi sarò un artista imborghesito. E tu? Novità?"

Una. Gigante. Minuscola.

"Non cambiare argomento! Dimmi della galleria."

Mi racconta, si racconta. Ogni tanto si ferma e ride. Perché non era così vent'anni fa?

"Sei innamorato?"

Non mi spiego il suo buonumore altrimenti.

"Ti va bene se mi prendo del tempo per risponderti?"

Le nostre ombre tornano parallele. E le parallele non s'incontrano mai.

"Sono un po' stanca. Ti dispiace se ci sediamo?"

Da due mesi all'improvviso perdo il controllo, gambe e palpebre cedono. Ho giusto il tempo di appoggiarmi da qualche parte prima che si chiudano gli occhi.

Lui mi vede vacillare, e con un braccio mi circonda le spalle.

Mi sveglia la luce del giorno. Sono stesa su un telo, la mia borsa il cuscino, la sua giacca la coperta.

"La birra ti fa più effetto di prima?" In piedi accanto a me, mi porge la mano.

"Scusami! Che ore sono?"

"L'ora di fare colazione."

Intorno, locali in letargo fino a estate inoltrata. Qualcuno apre la sera nei weekend.

"Suppongo che non vorrai andare in giro così."

"Sinceramente, no." Rimandiamo il tempo dei pettegolezzi.

"Vieni da me, sto qui vicino."

Casa sua è come la immaginavo, ma più luminosa. Il suo caffè è buono.

"Grazie di essere rimasto con me."

"Non è che avessi scelta!"

"Potevi svegliarmi..."

"Da come russavi, non credo che ci sarei riuscito."

Ottimo.

"Ti andrebbe un'anteprima della galleria?"

"Dovrei cambiarmi."

Fare la doccia a casa sua, vestirmi, uscire insieme.

La galleria, la pizza al taglio, il lungomare, il chiosco dei frappè, le panchine dove, a intervalli regolari, devo sostare.

Su una di queste mi rendo conto che stanotte avremo dormito appiccicati, ma che oggi non ci siamo più sfiorati.

"Per quanto ti fermerai?"

Il mio trolley sempre presente.

"Salirò sul treno in tempo per non vedere il tuo primo giorno da adulto."

"Torni da qualcuno?"

No. Sono tornata da te. Di nuovo.

"Mi piace come sei diventato."

"Stai sviando. Lo fai da ieri" dice allargando le gambe per far spazio alle sue mani che premono sulla panchina. 

Dal tramonto, il suo sguardo si sposta su di me.

"Non torno da nessuno. Ma non sono sola."

Fatto, l'ho detto.

"Ieri sera non ho bevuto neanche un po'. Ma ho questi attacchi di sonno, oppure di fame. Oppure di nausea."

Butto la testa indietro, chiudo gli occhi, aspetto. Quando li riapro, è quasi buio. Quando li riapro, la sua mano è sulla mia.

La sua testa, invece, è nella stessa posizione della mia.

Di nuovo due parallele.

"Temevo che mi stessi nascondendo che stavi male..."

"Sto benissimo, sono soltanto spaventata. Ho visto un film, da poco. Mi ha colpita una frase: C'è qualcosa di sbagliato in me, come un disegno fatto con la mano sinistra. Mi ha fatto pensare a te. E a me, a come stavo quando vivevo qui."

Il suo indice fa dei ghirigori sulla mia mano.

"Ricordi il disegno che ti spedii quando sei partita?"

Il mare. Io, di spalle, che mi inoltro con le mani immerse in acqua, ma col volto girato, che un po' guarda avanti e un po' indietro.

"Avevo questa immagine in testa e volevo liberarmene, ma avevo anche paura di lasciarla andare. Decisi di disegnarla, ma di farlo nel tempo più lungo possibile."

Le mani si intrecciano.

"È un disegno fatto con la mano sinistra."

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Violeta ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Zeta Reader ha votato il racconto

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Qualcosa sta succedendo, nella tua scrittura :) Di questo mi piace la delicatezza dei dialoghi, i non dettiSegnala il commento

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isa ha votato il racconto

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Romantico e lieve come certe cose della vita quando passano solo per aspettare di tornareSegnala il commento

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Piop ha votato il racconto

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Sono i dialoghi a tessere la storia, quella dentro e quella fuori dei personaggi. Contemporaneamente e con grande maestria. Dolce racconto. Segnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Claudia Girardi ha votato il racconto

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Maria Sardella ha votato il racconto

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Bella situzione suscettibile di ulteriori sviluppi.Segnala il commento

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Ketty ha votato il racconto

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YleBiancini ha votato il racconto

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Grazia Ferro ha votato il racconto

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di Chiara Filippi

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