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ConcorsiIL TITOLO E ALTRI RACCONTI

Parole che fanno sosta nel mio cervello

Di Annalisa Maitilasso - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 25/05/2018

Io che non ascolto mai, eccetto quando ascolto.

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L’estate era appena iniziata. Stavo accucciato per terra con l’album della Sirenetta. Me lo ricordo bene perché completare la pagina centrale con i pesci che cantano “in fondo al mar” era diventata la mia ossessione. A quota adulto si stava svolgendo una strana conversazione che filtrava nelle mie orecchie col rumore di una pioggia acida.

- Che ci vuoi fare - cantilenava la prozia Giulia rivolgendosi a mia madre - oggi ci siamo, domani non ci siamo.

- Va bene zia, ma se uno smette di prendere le medicine, vuol dire proprio che non vede l’ora che arrivi quel domani lì. Quello in cui non c’è.

Il mezzo tacco di mia madre suonava come una minaccia. Eppure il mocassino ingobbito della prozia aveva uno strascichio inossidabile.

- Uh, come la fai lunga! Non ha smesso di prendere le medicine. Le sarà passato di mente. Lo vedi com’è abbattuta?

- È proprio quello che mi preoccupa.

- E tu non ti preoccupare, torna alle cose tue, alle riunioni, alle feste, che a tua madre ci penso io!

-Alle feste! Madonna santa, cosa mi tocca sentire!

Improvvisamente uno strattone fece volare il mio album, mandando all’aria il lavoro chirurgico con cui stavo cercando da mezz’ora di far combaciare due figurine: le chele del granchio Sebastian con la sua faccia paonazza. Adesso era un granchio senza faccia né corpo, con le chele che gli spuntavano direttamente dal culo. Mia mamma si muoveva come uno stallone con un cappio al collo. Mi acchiappò per il polso e mi disse sgarbata che era ora di andare: mi dovevo dare una mossa se non volevo perdermi l’ispettore Gadget.

Io avevo dieci anni, mica ero scemo: la lista dei danni (la mutilazione del granchio Sebastian, la non visione dell’ispettore Gadget, l’allentamento delle graffette che tenevano insieme l’album e l’eventualità atroce di uno sganciamento delle pagine centrali, finalmente complete) l’avevo compilata all’istante. Nella mia testa era già cominciato il processo al vero colpevole: la madre. Sentenza: un broncio di quelli che durano tutta la vita. Si, tutta la vita, cara mamma! O almeno fino al momento in cui mi concederai, senza commenti, di vedere i mini-pony che vengono subito dopo l’ispettore Gadget. In realtà, devo dirlo, dell’ispettore Gadget non m'importava un fico secco. A chi piace un trafficone disadattato, sicuramente calvo sotto al cappello. I mini-pony invece mi ammaliavano con le loro criniere lunghissime e gli occhi luccicanti. Mia madre faceva una smorfia quando mi beccava vicinissimo allo schermo, in adorazione. All’epoca pensavo che avesse a che fare con il suo odio generico per il regno animale, che si estendeva evidentemente agli esponenti di fantasia. Ora invece sono abbastanza sicuro che fosse per via della mia appartenenza al regno dei maschi. I mini-pony piacciono alle femmine.


Quella sera venne a casa la zia Carmela, la sorella di mamma. Loro due si infilarono in cucina e smisero di badare a me. Fumavano e parlavano, a volte solo fumavano. Parlare e basta, quello mai. Era un peccato sprecare una bella boccata per farci entrare solo aria, come diceva la zia Carmela se suo marito si lamentava. Si erano avvitate in una conversazione sui fatti del pomeriggio: era saltata fuori la storia delle pillole della nonna, del medico che si era allarmato, della prozia Giulia che se faceva così era meglio se tornava a casa sua da quel rimbambito del marito. Io non ascoltavo. Ascoltare vuol dire prestare attenzione. Io prestavo attenzione al restauro del granchio-testamozza o, tutt’al più, ai capelli di Ariel: la figurina della forchetta avviluppata nel ciuffo era ipnotica per me, non mi chiedete il perché. Ad un certo punto mamma e zia rimasero zitte. Le frasi che venivano dopo un silenzio, volenti o nolenti, facevano sempre sosta nel mio cervello.

- Si cambia le mutande tre volte al giorno.

- Che?

- Lo faceva pure nonna Michela. Gli anziani si sentono la morte addosso e si cambiano le mutande in continuazione.

- Lo vedi che sei come quella cretina di zia Giulia? Sempre a tirare in ballo la morte!

- Lo fa per precauzione.

- Per precauzione di che, scusa? Mutande 3, medicine 0. Stravincono le mutande. Alé! La rivincita al cimitero.

- Boh, che ne so. Vuol farsi trovare pulita.

L’estate quell’anno finì in un lampo. Completai l’album della Sirenetta, ma non fui il primo del mio palazzo. Fui battuto da Maschera di Ferro, la bambina del primo piano, il cui sorriso pericolante metteva in tensione un avanguardistico apparecchio esterno. Sebastian il granchio non recuperò più la sua testa e i mini-pony in tv furono spodestati dalla chioma infestata di bestie di Lady Lovely. La nonna non tornò lucida come prima. Le pillole le prendeva tutte, eppure rotolavano via in un attimo come le palle di un biliardo. La sua testa rimaneva vuota. Libera.


L’estate successiva, quando mi portarono di nuovo a casa sua e lei ormai non c’era più, me la immaginai chiusa in bagno intenta a cambiarsi furtivamente un paio di mutande dietro l’altro.

Così, per precauzione.

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Commenti degli utenti

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Dove sarebbe la letteratura (e la vita aggiungo, per quelli per cui le due cose coincidono) senza sense of humour? La risposta evidentemente non riguarda l'autrice, sempre capace di guardare all'effimero che domina la nostra vita (e la nostra morte, mutande linde o meno) con un empatico sorriso. Segnala il commento

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Carmen ha votato il racconto

Esordiente
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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bel titolo, e bel racconto, fresco ed efficace.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Famigliao ha votato il racconto

Esordiente

Ironica e delicata allo stesso tempo. Bravissima.Segnala il commento

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Valentina Spinelli ha votato il racconto

Esordiente

Bellissimo! Anche divertente. L’ ho letto tutto di un fiato, complimenti. Segnala il commento

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di Annalisa Maitilasso

Scrittore
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