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Narrativa

PASSO LENTO ALTERNATO

Pubblicato il 04/11/2019

Ripropongo il racconto a un giorno dalla prima versione. Ho fatto tesoro dei vostri commenti che condivido pienamente, non l'ho stravolto, ma credo e spero di averlo reso più "godibile". C'era qualcosa che non mi convinceva, e con le vostre critiche mi avete aiutato a chiarirmi le idee… grazie.

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Due corsie, una è per il sorpasso, ma sorpassi non ce ne sono, si procede lenti, molto lenti, quasi fermi, anzi, a volte ci si ferma proprio. Due colonne d’auto, a passo lento, alternato, un po’ una un po’ l’altra. È così tutti i giorni. Circonvallazione. Ore 16:56, quasi le 17.00, quasi.

Mani sul volante, dita che picchiettano, il ritmo quello della radio. Davanti luci rosse si accendono, si spengono, frena, accelera, frena, fermi.


Nello specchietto volti e fari accesi, luci bianche, è il codice della strada, strada extraurbana, circonvallazione, superstrada, doppia corsia, la sinistra è per i sorpassi, ma non si sorpassa. Passo lento alternato.

Lo sguardo si sposta verso destra, a cercare nuovi volti, quello dello specchietto già lo si conosce a memoria, barba incolta, occhiali, stempiatura alta, leggero movimento laterale della testa, desolato, forse in ritardo.

La colonna riparte, è quella di sinistra, luci rosse che si spengono, piede che va a carezzare leggero il pedale dell’acceleratore, lenta avanza la coda, i vetri laterali delle auto a destra scorrono come schermi, volti di profilo, sguardi fissi davanti, qualcuno guarda verso sinistra, gli sguardi si incrociano, per un attimo, ci si rivede fra poco, passo alternato, dopo toccherà loro muoversi.


La colonna continua ad avanzare lenta, in uno degli schermi una donna, le mani aggrappate al volante, muove la testa, destra sinistra, passo alternato, il volto lascia intravedere una smorfia, una risata cristallizzata, le mani si staccano dal volante, picchiano forte, non c’è ritmo, non c’è radio, non è un ghigno, è un pianto, disperato, testa che cade, la fronte preme le mani contro il volante, le mani tirano, quasi a volerlo strappare, non c’è audio, colonna sonora azzerata, ci vorrebbe un telecomando, per alzare il volume o, forse, per cambiare canale

e il canale cambia. La colonna continua a procedere lenta e nuovi schermi si accendono, bocche che parlano nel vuoto, viva voce muti, mani che picchiettano sui volanti, il ritmo è diverso, ognuno sulla sua stazione, nello specchietto retrovisore l’auto con la donna che piange si allontana, l’auto del pianto, di quell’urlo muto, Monk, piegato sul volante, bocca deformata, e intanto si accende un nuovo schermo, testa bionda, capelli lunghi, si agitano, mani che si agitano nel vuoto, bocca deforme, ride, risate mute, parole e risate, viva voce, checcazzo hai da ridere, stronza, dietro di te qualcuno soffre, piange, si dispera, e la colonna si ferma, luci rosse attirano lo sguardo, stop, le mani, le dita riprendono a picchiettare il loro ritmo. Per un attimo le colonne respirano all’unisono, ferme, sospese, ed ecco, ora tocca alla corsia di destra rimettersi in moto.


Passa la bionda ridens, e ride, continua a ridere. Cazzo avrà da ridere, lo sai che Gesù Cristo è morto in croce per te? La colonna di destra avanza lenta, l’auto del pianto si avvicina, e piange, piange ancora, un pianto lento, controllato, l’urlo s’è spento, lo sguardo nello specchietto cerca il bimbo seduto dietro, nel seggiolino, testa reclinata, occhi chiusi, dorme, beato, mentre lacrime di madre scorrono…


Figliodiputtanastronzobastardotestadicazzostronzo, come hai potuto! Hai un figlio, una moglie, deficiente, unfiglioeunamoglie,cretinodeficientetestadicazzo, sì, che è con quello che tu ragioni, con il cazzo, vedi una con le gambe aperte e non capisci più niente, come hai potuto, e poi conquellastronzaputtanatroionadimmerda che non è altro, ma no, cara, cosa vai a pensare, è solo una collega, tesoro, è il gruppo WhatsApp dell’ufficio, gli emoticon? ma dai, cazzo, sarai mica gelosa, li usi anche tu gli emoticon, i cuoricini? ma si, per scherzo, maccristotigiurochenonc’èniente, cazzo, sì, che con il cazzo ragioni, stronzo, che lasci il cellulare in giro, deficiente, ci vediamo al solito posto, stasera, cuoricini, stronzobastardofigliodi… l’urlo, muto, di Monk, mani disperate, sbattono sul volante, lo stringono, lo stritolano, e il bambino dorme, testa reclinata, e mamma piange, forte, soffre, ma tu dormi, amore mio, dormi, chelamammahafattoglignocchi e papà farà tardi, cena di lavoro, cara, unanoiamortalesareistatoacasavolentiericonvoi,cheavevipreparatodibuono?gnocchi? ma che c’è? qualcosa non va?

Qualcosanonva?No,sonostanca,sonosolounpo’stanca,ilbambino,sai,lecosedafareincasa,illavoro,pensieri,manonèniente,solostanca,solo

un

po’

stan


e le colonne vanno, passo lento alternato, cambiano gli schermi, sparisce il pianto, e torna chi ride, macheccazzoavràdaridereancora!


Ciao, sono in coda, chesseratona ieri, stanotte non riuscivo a prendere sonno, certo che mi è piaciuto, non faccio altro che pensarci, giuro, no, davvero, solo a pensarci mi sento ancora tutta eccitata, oddio, c’è uno che mi sta guardando, guardaremanontoccaretesoro, sono impegnata… e tua moglie? com’è andato il rientro? davvero non sospetta niente? checel’avessioun’uomocosìmeloterreibenstrettoalguinzaglio, è proprio una stupida, sicuro che…? si fida? cosa? ti aveva preparato gli gnocchi? ma dai… altro che gnocchi, so io quello servirebbe per te! quando ci vediamo ancora? ti prego, non farmi aspettare troppo, il prossimo weekend? hmm, sei insaziabile, in un motel? ma sei sicuro? Colazionealettopranzoalettocenaalettoalettoalettoaletto? a me va bene, e tua moglie? cosa le racconti? corso d’aggiornamento? e lei ci crede? ma quanti corsi di aggiornamento fai in un mese? diomio, mi fai crepare dal ridere. Sì, non vedo l’ora, non vedo…


E ancora, due corsie, una per il sorpasso, ma sorpassi non ce ne sono, si procede lenti, molto lenti, quasi fermi, anzi, a volte ci si ferma proprio. Due colonne d’auto, a passo lento, alternato, un po’ una un po’ l’altra. È così tutti i santissimi giorni. Circonvallazione. Ore 16:56, quasi le 17.00, quasi.


Mani picchiettano sul volante, musica muta a tutto volume, bocche spalancate cantano e ridono, sguardi si cercano nello specchietto, sguardi di mamma e bimbo, e ridono, il piccolo batte le mani, l’urlo non urla e Monk canta a squarciagola, si sgola, fari rossi, la colonna si ferma, passo alternato, a fianco sfila una testa bionda, capelli lunghi, gli sguardi si incrociano per un attimo, si guardano, si vedono, per la prima volta, e si sorridono, lei parla, ci vorrebbe un telecomando per alzare il volume


Ciao, dov’eri oggi? ti aspettavo in ufficio, cos’è, troppo sesso? cristo che weekend, sono ancora senza fiato, pronto, ci sei? che è successo? pronto? cosa? come sei fuori? fuori dove? da casa? checcazzostaidicendo, ti ha sbattuto fuori? occristo, ma… ti ha cambiato la serratura? non avevi detto che… merda, e adesso che fai? cosa? oh no, nonononono! non se ne parla proprio, no, ti ho detto di no, vaffanculo, senti, sonocazzituoisenonriesciatenereabadaqueltuocazzodipisellodelcazzo, certo che mi è piaciuto, ma cosa c’entra, sai quanti ne ho avuti come te? E mica me li sono portati a casa, ti arrangi amore mio, no, lo stronzo sei tu, sei tu che quello che cornifica, io non ho tradito nessuno, fanculo, trovati un albergo, una pensione, vai al tuo cazzo di motel colazionepranzocenaaletto, torna dai tuoi… fottiti, cosa? puttanasaraituelatuasantissimamadredelcazzo, sai cosa ti dico, ha fatto bene tua moglie a darti un calcio in culo, sì, sei un coglione, sei solo un coglione fallito, anzi, sai che faccio, ti faccio licenziare, che alla sola idea di rivederti in ufficio mi viene il vomito, come? oh, non ti preoccupare che l’argomento giusto con il capo lo trovo, no, no caro, non ho bisogno di aprire le gambe con lui, ecco, lo vedi come sei, seisolounmaschilistamacistadelcazzo, cosa credi, che una donna per ottenere qualcosa debba per forza aprire le gambe? no, tesoro, io la carriera l’ho fatta per merito, stronzo, ecco, sei solo uno stronzo, certo, con te ho aperto le gambe, l’ho fatto perché mi facevi pena, ma non ho solo quelle, ho anche un cervello, sì, un cervello, e io lo uso il cervello, non ragiono con il cazzo, io, e comunque non ti preoccupare, che se ancora non lo sai, stai sui coglioni a tutti in ufficio, sì, a tutti, vedrai che festeggiamenti quando te ne vai, fanculo tu, fanculo, ma sì, cosa? ti ammazzi? ma se non hai nemmeno le palle per affrontare tua moglie… ma sì, vai, vai pure ad ammazzarti, ammazzati che fai un piacere a tutti, fottiti stronzo, cosa? mavaffanculo…


Circonvallazione, terza uscita, a sinistra, semafori, due, poi a destra, parcheggio. Lui è ancora nell’auto, è da ieri sera che è lì, ha passato la notte in auto, i bagagli ammucchiati nei sedili dietro, non si muove, la testa appoggiata al volante, una mano aggrappata, l’altra, l’altra non si vede, e se c’è musica

non si sente.


C’è un ambulanza vicino, lampeggianti, luci blu, alternate, e poco più in là un’auto della polizia, i fari spenti.


Lei parcheggia poco lontano, scende dall’auto e prende in braccio il bambino, non guarda, non vuole vedere, va verso casa, entra nel condominio, ascensore, sale…


È pronto in tavola tesoro, vieni qui piccolo amore mio, gnocchi, che ti piacciono tanto, no, papà non c’è, no, non torna, è al lavoro, lavora, lavora sempre papà, ma non ti preoccupare, lasciamolo al suo lavoro, che noi ce la caviamo lo stesso, no, non torna, non torna più papà, e ora fatti abbracciare, amore mio, che mamma ti vuole bene, ti voglio bene, mio piccolo amore, ti voglio bene

ti

voglio

bene

e ora mangiamo.

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto buona. Apprezzati gli stream of consciousness. Il ritmo della coda investe la mente, più è lenta più la mente prolifera.Segnala il commento

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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Non ho letto il precedente ma, tra coda, ritmo lento e gnocchi, il soggetto mi è rimasto pesante nonostante lo stile brillante. Segnala il commento

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Pier Giuseppe Politi ha votato il racconto

Esordiente
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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Meglio, ma gli manca ancora qualcosa.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

mi sono fermato a metà e sono andato a vedere la fine. Segnala il commento

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Ingrid ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore
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palu ha votato il racconto

Esordiente

A orecchio mi pare snellito rispetto a prima, ma non saprei dire dove... mi convince sempre pochinoSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Uno stile narrativo che richiede attenta lettura, insomma non favorisce il lettore.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

È senz'altro migliorato: più godibile, si legge meglio, ma ti do ancora sette, da uno a dieci. E tu arrivi facile all' otto, secondo meSegnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Otorongo ha votato il racconto

Esordiente
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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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di Dalcapa

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