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Narrativa

Pavel

Di doktor - Editato da Silvia Lenzini
Pubblicato il 01/09/2021

Grazie infinite a Silvia per il suo preziosissimo lavoro.

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31 Voti

Nel soggiorno di Pavel abita un' ombra.

Non è l’ombra di qualcuno o di qualcosa, è un' ombra e basta.

Lo dimostra il fatto che se c’è luce scompare: che si tratti del sole o delle lampadine elettriche.

Si vede bene solo nel buio e di solito, anzi sempre, è seduta sul nuovo divano che Pavel ha comprato un paio di mesi fa per sostituire quello ormai distrutto da anni di amplessi occasionali.

Pavel non sa se l’ombra vi fosse già quando gliel’hanno consegnato o se l’abbia scelto come dimora solo in seguito. Per la prima volta l’aveva vista una notte, quando si era alzato per andare in cucina a bere un sorso d’acqua dal frigorifero. Le serrande lasciavano filtrare il chiarore dei lampioni stradali e perciò non aveva acceso la luce passando dalla camera da letto al soggiorno.

L’ombra era seduta sul lato sinistro del divano, con le mani poggiate sulle cosce e il busto eretto.

Pavel le si era avvicinato, chinandosi su di lei quasi a sentirne l’odore o il respiro. Aveva anche allungato una mano ma si era fermato prima di toccarla. L’ombra aveva voltato la testa verso di lui e se avesse avuto gli occhi si sarebbe detto che lo stesse fissando.

“Ma che vuoi?” le aveva chiesto Pavel “questa è casa mia”.

Poi gli era sembrato di essersi mostrato poco gentile, perché in fondo si trattava pur sempre di un ospite, e allora si era seduto accanto a lei, ma non troppo vicino, ed era rimasto in silenzio fino a che fuori era comparsa l’alba e l’ombra si era lentamente dissipata.

Per tutto il giorno, Pavel non aveva fatto che pensare a quelle ore trascorse nel soggiorno.

Sul lavoro era stato più distratto del solito e il pomeriggio era rientrato a casa senza passare dal bar per il consueto aperitivo con gli amici.

Dopo cena, a luci spente e con le serrande abbassate, si era seduto sul divano ad aspettare.

Nel buio, l’ombra era lentamente ricomparsa al suo fianco, addensandosi molecola per molecola fino a diventare completamente nera e compatta. Ma era rimasta immobile e come assorta, senza nemmeno girare la testa dalla sua parte.

Pavel cominciava a nutrire per lei una sorta di rispetto e forse qualcosa di più. Lo incantava la sua riservatezza schiva, gli occhi invisibili e l’armonia delle forme di quel corpo impalpabile.

Avrebbe di nuovo voluto chiederle qualcosa, o anche solo ripetere, questa volta in tono gentile, la domanda che le aveva già rivolto la notte precedente: ma se ne sentiva intimorito e preferiva aspettare che fosse l’ombra a prendere la parola.

Era un’attesa inutile, Pavel se ne convinse ben presto. L’ombra non era lì per parlare con lui, forse appena tollerava che le sedesse accanto con la sua presenza ingombrante e i pensieri di cui si vergognava.

“Benvenuta”si limitò a sussurrarle “Puoi restare qui quanto vuoi Non ti darò noia. Non porterò più nessuno in casa e tanto meno su questo divano che ora è il tuo.”

Può darsi che l’ombra annuisse, con un movimento del capo appena percettibile.


Era chiaro che il modo di vivere di Pavel doveva cambiare. Andava ancora in ufficio ma prese a trascorrere in casa gran parte del tempo libero. Usciva solo per la spesa e per qualche commissione. Per il resto della giornata non faceva che aspettare la sera e il momento in cui l’ombra sarebbe ricomparsa. Col trascorrere delle settimane e poi dei mesi quell’attesa divenne così importante che Pavel non riusciva più a credere che avesse vissuto per tanto tempo in un modo completamente diverso. Le sue avventure con le donne, gli incontri serali quando beveva e scherzava con amici e colleghi, le nottate del fine settimana trascorse in giro per locali e ritrovi, gli apparivano sempre più lontane, irreali, come il sogno di un altro.

L’ombra, ogni volta che appariva, sembrava suggerirgli un ulteriore passo verso una serietà e una purezza che non aveva mai conosciuto prima.

La contemplava, Pavel, e in quella densità scura e pulita cercava di leggere come in un libro senza parole. E ogni mattina si ritrovava dentro la ferita di un errore che aveva compiuto innumerevoli volte e che ora doveva correggere.

A un certo punto gli fu chiaro che doveva smettere di andare al lavoro. Chiese un' aspettativa di sei mesi e da quel giorno non uscì più da casa. Si faceva recapitare la spesa a domicilio e incaricò sua sorella di badare alla madre.

“Io non posso più” le disse, e questo fu tutto. Smise di rispondere al telefono e di leggere la posta elettronica. Dopo qualche settimana la cassetta delle lettere traboccava e un giorno il portiere gli venne a bussare per consegnargli quella che era riuscito a estrarre, sebbene quell’incombenza non gli spettasse.

Quando la porta si aprì, il portiere ebbe la sensazione che Pavel stentasse a riconoscerlo e gli mise in mano con imbarazzo un fascio di lettere, raccomandate e pubblicità. Pavel si frugò nelle tasche per cercare qualche moneta di mancia, ma il portiere gli fece segno che non importava.

“Guardi che ce n’è ancora tanta” gli disse prima di andarsene.

Pavel se ne dimenticò subito dopo. Gettò la posta nel secchio della spazzatura ormai talmente colmo che i rifiuti si spandevano sul pavimento.

Da quel giorno prese accordi per telefono con una ditta che si offriva, a cifre esorbitanti, di rimuovere la spazzatura a domicilio. Gli incaricati venivano ogni settimana. Pavel pagava senza fiatare, quasi indifferente.

Era ormai determinato a farsi in tutto simile all’ombra, anche nella purezza e nel colore, quel nero vuoto e morbido che adorava come un ideale. Nessuno di coloro che aveva conosciuto in vita sua era mai stato così, privo dell’asimmetria dell’umano e dell’odore greve che la vita lascia addosso.

E sebbene neanche una volta l’ombra gli avesse ancora parlato, quel silenzio, scandito talvolta da lievissimi movimenti del capo o delle mani, aveva stretto Pavel in un laccio d’amore che in nessun modo avrebbe potuto sciogliere.


Adesso Pavel è sicuro che da un momento all’altro verrà a sapere tutto ciò che ancora non conosce sul conto dell’ombra e sul motivo per cui solo a lui, unico al mondo, è toccato l’onore di averla come ospite in casa sua. Su questo non ci sono dubbi: ascolta ancora il telegiornale ogni sera e mai sente parlare di ombre né di qualcosa di simile a ciò che gli sta capitando.

E quando trova il coraggio, confida all’ombra la gioia infinita che prova per averla con sé.

“Non ho fatto nulla per meritarlo” le sussurra “devo tutto alla tua benevolenza. Te ne sarò grato per sempre.”

Dice queste cose sinceramente, ma anche nella speranza che l’ombra gli rivolga almeno un gesto di accondiscendenza o di gradimento. Ed è felice quando la vede voltare il capo verso di lui, sebbene ciò non avvenga mai come risposta alle sue parole.

“Ci vuole tempo, lo so” sussurra allora “io non sono ancora degno di te. Sarai tu decidere come e quando.”

Un giorno, anzi una sera, la sorella si attacca al citofono e insiste fino a quando Pavel non resiste più e va a rispondere.

“Che vuoi?” le chiede.

“Pavel” lo implora la sorella “ fammi salire un momento, per favore. Sono giorni che cerco di telefonarti. Mamma sta morendo.”

La parola “mamma” a Pavel suscita solo un' eco come di qualcuno che gridi in una stanza vuota.

Rimane qualche secondo col citofono in mano e poi dice:

“Pensaci tu. Io non posso uscire” e mette giù. La sorella suona ancora e ancora ma Pavel non risponde perché è quasi ora di spegnere le luci e di sedersi sul divano ad aspettare l’ombra.

Certo, ha avuto una madre a suo tempo. Ma tutto ciò risale a quando abitava ancora in un corpo sporco e pesante col quale andava a donne e ad amici, usciva, girava, rideva e faceva un mucchio di cose sbagliate che l’ombra disapproverebbe.

In quel momento comprende che non è più l’ombra a essere ospite in casa sua, ma esattamente il contrario.

“Finalmente” pensa “finalmente le ho regalato tutto ciò che avevo.”


Pavel non sa quanto tempo sia trascorso fino ad oggi, che è il giorno in cui finalmente l’ombra si deciderà a parlargli. Non tiene più conto di niente e mai si è sentito così libero e lieve. Da mesi mangia solo quando si ricorda di avere fame e se lo ricorda sempre più di rado. È molto magro, pesa quasi la metà di prima. Ha l’impressione che solo adesso le sue orecchie siano abbastanza sottili da percepire il dialetto dell’ombra: che dunque adesso gli parla e gli dice che se ne andrà.

Proprio ora, appena avrà finito di dirglielo. E aggiunge che il suo tempo è scaduto e che dovrà dimenticarla.

“Fra poco accenderò la luce e non mi vedrai più. Non c’è nulla che tu possa fare per impedirmelo.”

“Signora” dice Pavel “non puoi chiedermi questo. Forse stai scherzando. Come pensi che potrò dimenticarti? Io sono tuo.”

Per la prima volta l’ombra ride.

“Nessuno è mio” dice “ e io non sono di nessuno. E perché mi chiami signora?”

“Come devo chiamarti?” chiede Pavel “ Sei un' ombra. Ho sempre pensato a te come a una donna. Se ho sbagliato perdonami. Ma non andartene. Non posso più vivere se te ne vai.”

Per la seconda volta l’ombra ride.

“A me non importa se vivi, Pavel. A me non importa di nulla. Sei tu quello a cui importavano le cose. Di cosa ti importa ora?”

“Di nulla” risponde Pavel “mi importa solo di te. Di niente altro. Me l’hai insegnato tu.”

“Io?” chiede l’ombra “guarda che ti sbagli, Pavel. Io fino ad oggi non ti ho mai parlato. Come avrei potuto insegnarti qualcosa? Hai fatto tutto da solo. Non c’entro affatto, io” e si alza.

“Non andartene” sussurra Pavel “ti prego. Questa è la tua casa.”

Allunga le mani verso di lei per toccarla almeno una volta. Ma le sue mani le passano attraverso perché lì non c’è niente. Le ritira e le guarda: non c’è niente.

L’ombra ride per la terza volta ed è l’ultima.

“Ciao Pavel. Ti ho fatto un grande onore. Guardati. Cosa saresti ora senza di me?”

E Pavel le dà l’unica riposta possibile, la sola che sia vera.

“Sarei quel nulla che sono diventato” le dice “ Quello che sono sempre stato.”

In quel momento l’ombra fa un passo e accende le luci nel soggiorno.

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dariofilardo ha votato il racconto

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Alessandro Massa ha votato il racconto

Esordiente

Mi è piaciuta molto l'atmosfera che hai intessuto. Cos'è l'ombra? Forse Pavel cerca di sedurla perché è il contrario di cio è lui: imperfetto. Ogni spiegazione vale, la depressione come ultima e altissima idiozia estetica propria della confusione umana, in cui il dolore diventa la purissima e unica fonte di traino. Oppure l'ombra è, appunto, nulla: Pavel ha sempre visto sé stesso, davanti all'ombra sineddoche di quel nulla che è lui, l'illuminazione finale come la tenda che si scosta a mostrare un palco che non c'è e attori che sono invece gli spettatori, consumatissimi nell'essere altri perché ad essere sé stessi hanno scoperto di non avere il copione. L'ombra, in ogni caso, non è nulla ed questa la fallacia di Pavel: l'ombra è più densa e più lunga là dove la luce è più forte e chiara. Un abbraccio, Ale Segnala il commento

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Bruno Gais ha votato il racconto

Esordiente

Potentissima. Mi ricorda la mia depressione, nella magrezza e la disperazione, però il messaggio finale è talmente adattabile ad ognuno di noi che si adatta, come un'ombra, a ciò che vogliamo intendere. Ed è vero anche il messaggio di Gianpiero: Solo le 7 parole iniziali dovrebbero bastare.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto ben fatto. Tra assurdo, fantastico e horror.Segnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

Ho trovato il racconto originale ed intrigante. Per il mio gusto, sento di condividere il parere di Laura sul finale. Con la personalità svelata ha un po’ deluso la mia aspettativa, caricata precedentemente, quasi volendo soddisfare a tutti i costi la domanda “chi sei”, e rendendo Pavel d’un tratto consapevole, nel mio percepito. In ogni caso un “bravi” è doveroso, anche perché il soggetto non è certo di quelli in cui è facile avventurarsi.Segnala il commento

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Antonio M. ha votato il racconto

Esordiente

"Ombra mai fu". Permettimi questo link: - https://www.youtube.com/watch?v=iqze29dYcGUSegnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Solo le 7 parole iniziali dovrebbero bastare. Bravo. Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Concordo con Loretta68 sulle diverse interpretazione da dare al racconto. Una perfetta collaborazione. Doktor i tuoi racconti sono sempre originali. Complimenti Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

non semplice. all'inizio non pensavo alla depressione, piuttosto a un amore distorto, all'illusione di un amore che diventa malattia, autoesclusione. ci si può scoprire in molti modi. si può anche scoprire il meglio di sé in molti modi, e non è questo il caso. ci si può perdere, in molti modi. e l'ombra? si comunica anche col silenzio e l'immobilità, con la sola presenza. in ogni caso è facile fraintendersi. (che bella collaborazione, voi due, che siete già molto bravi da soli...)Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Un racconto che parla di inconscio e di evoluzione che fa intravedere dolore inquietudine e un passaggio feroce con il distacco dalla morte della madre, su cui mi sarei soffermata un pizzico di più, passaggi che portano a più riflessioni. Non so come interpretare il finale se come un distacco inevitabile o una guarigione. Non si rimane indifferenti comunque. Bravissimi entrambi.Segnala il commento

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Amid Solo ha votato il racconto

Esordiente
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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

Per me si apre a pi6 interpretazioni, bellissimo davvero, proprio braviSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Mong ha votato il racconto

Esordiente

All'apparenza è una trama semplice ma in realtà è potente. Resta dentro, come l'avessimo sempre conosciuta fin da piccoli questa presenza misteriosa. Bravi!Segnala il commento

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GAP ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Subito dopo la lettura mi sono chiesta come mai il titolo sia “Pavel” e non “L’ombra.” La risposta è che malgrado le apparenze il vero protagonista resta Pavel, mentre l’ombra è solo una sua proiezione, una presenza astratta che lo spinge a un percorso evolutivo (o involutivo) che era già dentro e che lo porterà a un annullamento di sè, degli affetti e del mondo circostante. Quindi molto buono il soggetto, mentre la trama, intrigante per tre quarti del testo, mi lascia un po’ perplessa nell’ultima parte, con l’ombra che esce dalla sua aura di mistero e lo irride. Se il racconto fosse mio (e ribadisco se) io l’avrei troncato prima, calcando ancor più la mano su quel processo ormai ineluttabile che porta Pavel a sparire, lasciando padrona della scena l’ombra, in un finale “ non detto” che lasci spazio a più interpretazioni. Stile molto buono, la collaborazione con Silvia funziona e nell’insieme è un gran bel racconto.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

L'ombra intesa come "proiezione" non fisica, ma mentale,e/o spirituale, oppure come "entità" altra e separata, che la nostra presenza evoca. Ma c'è sempre qualcuno che non capisce, e lo dimostra con quello che scrive, confondendo il piano della "realtà narrativa" con la "realtà del mondo fisico" . L'unica " reale incongruenza", è la sua presenza su questa piattaforma, che è diventata la sua valvola di sfogo personale, ad libitum.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Bello tutto. Implicazioni filosofiche e psicologiche comprese. Bravo e brava l'editrice :)))Segnala il commento

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Geco Dorato ha votato il racconto

Esordiente

Finora, il miglior racconto che ho letto su Typee. E ne ho letti tanti...Segnala il commento

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Mauro Serra ha votato il racconto

Esordiente

Le congetture fisiche su ciò che è ombra andrebbero spiegate solo a chi non ha mai attraversato un periodo di depressione. Il mal d'anima può avere varie forme ma se gli dessimo un colore è assenza di luce; ombra per l'appunto. Un buon racconto che nella sua semplicità affronta una tematica complessa.Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Non c’è più nulla da dire… solo complimenti!!!Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Mi limito a dirti che mi è piaciuto tantissimo. Mi sento a disagio a scrivere altro. Non so di Jung e di dinamiche "letterali". Sono un lettore "modello base", ma mi emoziono alla tua scrittura. Complimenti!Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Si tratta di uno dei racconti più belli che abbia mai letto. Per me è stato un onore poterci mettere gli occhi sopra, appoggiarvi la mente e il cuore. Chi non apprezza un brano così ha l'anima nera come la pece, o è solo uno sprovveduto. In entrambi i casi, mi dispiace per lui. Bravissimo, doctor.Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Che straordinaria chiusa teatrale, che con un colpo magistrale restituisce tutto all'inizio, come in un loop. Complimenti per la proficua collaborazione.Segnala il commento

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Franco Battaglia ha votato il racconto

Esordiente

A me piace tantissimo quel finale, per cui bypasso serenamente qualche lentezza di troppo. I finali che incidono possono riscattare anche un medio prologo. Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Ma sì, chissenefrega delle dinamiche psichiche, chi è poi Jung? Scriviamo secondo i canoni, limitiamo le menti dei lettori, e le nostre. Anzi diamo un'altra sforbiciata ai fondi destinati alla cultura. I risultati sono incoraggianti :-) Bravi davvero Doktor e SilviaSegnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Per chi non è digiuno di psicologia e psichiatria, è palese il riferimento a ciò che Jung definiva "Schatten" (Ombra.) Per commentare un brano complesso e profondo come questo, non è obbligatorio aver letto "Psicologia e alchimia" o almeno "Il problema dell'Ombra", basta ricordarsi ciò che di essa hanno scritto: Platone, Goethe, Kant, Nietzsche, Schelling, Shopenhauer, Hesse, Freud (tanto per citarne alcuni). Dunque ciò che potrebbe apparire come un'incongruenza dell'autore o la svista dell'editor, in realtà rivela lacune del lettore. L'ombra di "Pavel" non ha nulla a che spartire con i giochi e l'assenza di luce: è ben oltre, è ciò che Jung e i già citati autori, consideravano come l'evoluzione dell'inconscio personale verso aspetti sovrapersonali e sovratemporali. Dunque, complimenti ad entrambi. Ottimo lavoro.Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
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Signor Fabiani ha votato il racconto

Esordiente
Editor

C'è un'incongruenza mostruosa, anche a fingere di non vedere tutto il resto: l'ombra, fosse pure "un'ombra e basta", per vedersi necessita comunque di luce. Hai mai visto un'ombra al buio? E allora com'è possibile che "se c’è luce scompare", quando è proprio la luce a creare l'ombra? E poi ti contraddici: ammesso - e non concesso - che l'ombra scompaia con la luce (?), perché "il chiarore dei lampioni stradali" - che è pur sempre luce - non l'ha fa scomparire? Questa è la dimostrazione - semmai ce ne fosse ancora bisogno - che non pensate, né quando scrivete né quando revisionate. Non pensate in generale, e in particolare non pensate che vi siano dei lettori. Scrivete per voi stessi e basta, solo per buttare sulla pagina quel marasma che avete dentro, alla ricerca sterile di presunti virtuosismi stilistici, senza preoccuparvi di null'altro. E allora, se quando scrivete pensate solo a voi stessi, e non al lettori, come potete mai sperare di avere dei lettori? Per favore, evita di scrivermi in privato per darmi spiegazioni pseudofilosofiche su "l'ombra che scompare con la luce": uno, non mi interessano; due, il 99% dei messaggi privati di typee nemmeno li apro; tre, se non capisci il senso della mia critica, temo che tu non possa proprio scrivere. Segnala il commento

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Kenji Albani ha votato il racconto

Esordiente
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di doktor

Scrittore
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