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Non-fiction

Penicillina

Pubblicato il 10/10/2021

Storie che i vecchi raccontavano attorno alla stufa, nell'attesa che le castagne arrostissero. E che un bimbo ascoltava e assorbiva come una spugna, senza capire.

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“Allora dottore, come sta?”.

Nella penombra della stanza quelle parole sussurrate parevano rimbombare.

Stavano in piedi attorno al tavolo, il medico e loro quattro.

Era una vecchia casa di contadini, l’ingresso trasformato da tempo in cucina.

Nell’angolo, sulla stufa un pentolone borbottava; dalle fessure fra i cerchi di ghisa uscivano lame di luce che gettavano ombre sulle pareti; unico rumore, il legno che bruciava scoppiettando.

Nell’altra stanza un ragazzo, occhi chiusi e respiro affannoso.

Il medico posò sul tavolo la borsa, si raschiò la gola e parlò a tutti e a nessuno, gli occhi bassi.

Non s’era neppure tolto il pesante cappotto; era anziano, basso, una leggera pancia, portava sempre il cappello dovunque andasse.

Li conosceva tutti, molti li aveva aiutati a nascere, come il giovane sul letto nell’altra stanza.

“Non va, proprio non va” e si rivolgeva ora, quasi vergognoso, alla donna che aveva parlato, la madre. Vide negli occhi allucinati e stanchi di lei la disperazione e l’incredulità.

“E allora che facciamo?” le parole sembravano una supplica più che una domanda, una speranza.

“Bianca, non c’è niente che io possa fare. Le pastiglie per la febbre non sono servite: è ancora altissima. Speravo si trattasse di una polmonite leggera, di quelle che si guariscono col riposo e con un po’ di fortuna”

“E allora? Niente, nessuna medicina?” Sembrava che una delusione cui non voleva credere le stringesse il cuore.

“Cosa possiamo fare? La prego!” insisteva disperata e la voce era un singulto.

Il marito la fissava quasi ostile, lo sguardo corrucciato.

I suoceri di lei, dall’altra parte del tavolo, tacevano.

“Una soluzione ci sarebbe, ma…”

“Dica dottore, cosa dobbiamo fare? Qualunque cosa, qualunqe cosa, la prego!”

“Da pochi anni hanno scoperto una nuova medicina; pare che sia quasi miracolosa. Bisogna fare una puntura, più di una puntura”

“E allora prendiamola, no? Qual è il problema?”.

Un po’ di colore tornava sulle guance di Bianca.

“Il problema – le aveva preso una mano e la carezzava - è che qui non si trova, bisogna andare fino a Trieste. Ed è molto, molto cara. La chiamano penicillina. In ogni caso, non c’è un minuto da perdere”

“Cosa vuol dire che è cara?” chiedeva Bruno, il marito.

“Cara, carissima. Dicono che in America la vendono al prezzo dell’oro. Vi farò la ricetta quando torno in ambulatorio e domani ve la porto. Ora devo andare, mi aspettano dai Tonci”.

Prese il cappello, se lo calcò in testa, nella mano sinistra teneva la borsa; uscì e richiuse la porta.



“Non se ne parla, non se ne parla proprio. Ecchè, ci ha preso per dei ricconi? Lui forse può, con tutti i soldi che ha! Ma noi? Mica siamo ricchi, noi!”

Bianca guardava il marito con occhi stralunati. Non riusciva a dare un senso a quel che sentiva.

“Ma Bruno, che stai dicendo? Nostro figlio sta morendo, tuo figlio! Non ho sentito niente, non voglio sentire!” e si tappava con forza le orecchie dondolandosi sulla panca.

“E voi? Voi che dite? E’ vostro nipote, dio santo. Sono impazzita? Non dite niente?”

I due vecchi tacevano. Poi Antonio soffiò forte e, rivolto al figlio:

“Tu lasci che questa donna ci tratti così! Tuo padre e tua madre vengono umiliati e va tutto bene! E tu – rivolto a Bianca - non permetterti di parlarci in questo modo, solo perché sei nostra nuora! Chi ti credi di essere?!”.

Lacrime di umiliazione le scendevano dagli occhi. Si stropicciava il grembiule, incapace di parlare.

Parlò Bruno, con tono più dolce:

“In fin dei conti è una medicina scoperta da poco. Potrebbe anche non funzionare, ti pare?”

“Ma neanche provare, proviamo almeno!”

“Non abbiamo i soldi, Bianca, non li abbiamo proprio”

“Vendiamo la mucca e il maiale”.

La voce era imbronciata, come quella di un bambino che fa i capricci.

“Facile a dirsi. E come passiamo l’inverno? Cosa mangiamo? Polenta ogni giorno?”

Il tono era nuovamente duro. Avesse saputo che, nel giro di pochi anni, sarebbe stato ben felice di mettere a tavola un piatto di polenta.

Bianca si alzò senza una parola ed entrò nella cameretta di Giorgio.



Il dottore arrivò presto il mattino dopo. Aveva posato la ricetta sul tavolo e non voleva credere a quel che sentiva.

Non sarebbero andati a Trieste, nessuna spiegazione.

“Come sarebbe a dire che ci avete pensato e che non andate. Qual è il problema? I soldi? Ve li presto io, me li restituite con comodo, andiamo! Ci si conosce da sempre”

“No dottore, grazie lo stesso. Ieri ne abbiamo discusso, non c’è altro da dire. E non vogliamo debiti con nessuno”.

Il medico non disse nulla. Con le labbra che gli tremavano, si avviò verso la camera di Giorgio e aprì la porta.

“Bianca…”

“Dottore, dottore!” e gli si buttò fra le braccia singhiozzando. Lui la respinse dolcemente e “dagli queste pastiglie” disse. Uscì con le spalle curve.

Dieci giorni dopo ci fu il funerale. Dietro il carro funebre i nonni con occhi arrossati si tenevana a braccetto. Il figlio, davanti a loro, teneva china la testa, la tesa del berretto che gli schermava il viso. Bianca non c’era.

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto bella. Racchiude un'epoca storica.Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Storie sempre attuali. Emozionante e ben scrittoSegnala il commento

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Albertina ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Davvero emozionante. Complimenti!Segnala il commento

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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

Bravo Roberto, si legge che è un piacere!Segnala il commento

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Ciro Daniel ha votato il racconto

Esordiente

Interessante Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

La storia non cambia e tu fai bene a ricordarlo. Impariamo poco o nulla dagli errori del passato. Un racconto che segna e rattrista per la sua brutale attualità.Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Ambientazione resa alla grande, nella parte iniziale inquadri la scena. Poi frasi come "sembrava che una delusione cui non volesse credere le stingesse il cuore" mi hanno colpito. Segnala il commento

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Isabella Ross ha votato il racconto

Esordiente
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palu ha votato il racconto

Esordiente

Una bella storia, senza lieto fine. Rammenta come il nostro mondo sia caratterizzato da disparità e contraddizioni. E porta a riflettere su quanto il benessere sia qualcosa localizzato geograficamente e quanto mai transitorio e se non accompagnato da una vera cultura di eguaglianza degli indivui. Bravo, e grazie per la lettura, Paolo Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Potente Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Un bel racconto, anche un bel narrare. E in questo momento storico è particolarmente significativo.Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Storie è sempre bello ascoltarle raccontate dai più vecchi… Ciao Segnala il commento

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di Frato

Esordiente
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