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Autobiografia

Perché preferire un clima mite

Pubblicato il 24/04/2020

Un giorno come tanti

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Spingi la bici fuori dal treno, scale mobili: una mano sul freno e l'altra dietro la sella, stringi forte e schiacciati contro la canna per far passare i frettolosi.

Non vorrai mica far male a qualcuno..?

Monta in sella, pedala per mezz'ora.

Parcheggia contro al palo, assicurati di legare il catenaccio facendolo passare dalla ruota posteriore e dal telaio.

Fai un bel respiro, anche due.

Cambiati, ricordati di indossare quelle scarpe anti-infortunistiche che dovresti cambiare già da un po'.

Turno di sei ore fatto di bestemmie, scottature, tagli abrasioni, corse, sbalzi di temperatura siberian-tropicali condito da una cinquina di caffè... Amari.

I quadricipiti femorali sono già in fiamme.

Cambiati, spruzza una dose generosa di deodorante spray.

Pedala mezz'ora, spingi la bici sulle scale mobili...

Casa! Mezz'ora beata con una donna che ti intravede come se tu fossi un paesaggio e fosse lei a correre sul treno e, davvero, non capisci come faccia a sopportarti. Mezz'ora di sonno.

Sonno?! Arriverà quel fornitore? Sicuro di aver spento il forno? E il gas?

Caffè, amaro.

Esci, pedala mezz'ora, spingi la bici...

Volevi scrivere qualcosa? Tieni a mente l'idea perché ora non c'è tempo e se ti becca un controllore questa volta niente occhi chiusi...

Forse tra un paio d'ore pausa sigaretta e magari butti giù un appunto.

Turno di sei ore peggiore del primo perché 'stasera c'è il pienone.

La scottatura sulla mano non la senti più.

Cambiati con l'anima che suda e col cuore che ha perso decine di battiti, le gambe implorano pietà.

Speravi di non finire a mezzanotte? Male.

Ormai sono due settimane che preghi per una mezza giornata libera, basterebbe mezza giornata, basterebbero due ore senza che chiamino il tuo nome e senza il frastuono di una cappa.

Vorresti solo un fottuto earl grey e suonare un po'.

Pedala, pedala ché a quest'ora niente treno.

Poi ti chiedono come mai ami col cuore e detesti con tutta la forza del tuo essere, provaci a scrivere articoli di critica o i romanzi rosa correndo come un invasato... Ti dicono che sei fortunato ad avere un lavoro e altri dicono "cosa ci fai qui?!"; spiega loro che hai bisogno di mangiare e non solo di parole, ad altri spiega solo che ci dev'essere un errore, che quello che scrive deve essere un omonimo, che non hai tempo per queste scemità.

Rifugiati in un altare sicuro e fingi ignoranza altrimenti la gente ti scambierà per un jukebox o cercherà di svuotarsi su di te.

Maledici i tuoi tredici anni e la scelta della tua carriera, la strada scorre sotto le ruote e sono già diciott'anni che bestemmi tutti i giorni, pensi che un freno stringa sul cerchione posteriore ma sono le forze che mancano.

Un prof di lettere dice che sei un po' scialbo e fai troppi refusi, un giornalista cortese ti ricorda un'edicola della madonna campestre vista una decina d'anni fa; dubiti seriamente che chicchessia si ricordi del tuo compleanno, moglie meravigliosa a parte.

Sudi come un cane bagnato nell'aria fredda e umida di una statale senza marciapiede, a tratti senza illuminazione; prega, prega perché le auto sfrecciano e i weekend da queste parti sono bagnati da molto vino.

Pedala, pedala ché casa non è poi così lontana, pedala, non fermarti ché rischi un colpo di sonno e non ti sveglierebbe nemmeno uno sparo.

L'una di notte ti sbircia di sbieco dall'orologio, anche questa festività è andata e dopo la birra è tempo di fare una doccia e crollare, le otto del mattino arrivano come la volata del miglior Girardengo; ci vogliono due ore prima di prender sonno...

Dovresti prenderti delle scarpe nuove, non hai un soldo, è arrivata la bolletta e vorresti fare una statua alla tua padrona di casa; hai solo il tempo di un caffè amaro e il respiro di un po' di sole.

La mattina ti chiedi come mai ti chiamino scarpe rotte da quando avevi dodici anni, intanto c'è da pedalare e non ti ricordi se hai spento il fornello del caffè.

Un cartellone pubblicitario recita: "ama e sii felice, esprimi te stesso con il dentifricio x" sullo sfondo dei Caraibi e vorresti essere lì a scrivere la tua Grande Storia oppure in Grecia, a Cuba, insomma ovunque, ma che differenza fa?! 

Perché tutta questa ostinazione?

Ti senti un po' coglione ma continui a pedalare, per fortuna che oggi non è freddo, già... Per quanto ami la pioggia e il suo odore, spera sempre che non piova.

Pedali e pensi che da qualche parte c'era scritto che il secondo comandamento è "ricordati di santificare le feste nel nome del Signore"; ebbene l'undicesimo dovrebbe suonare così: "esprimi te stesso, anche se sei un coglione".

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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Seguito il tuo consiglio, e forse un po’ alla volta riuscirò a leggere anche gli altri. Racconto duro e sincero, tutto quel pedalare rappresenta bene l’arrancare per raggiungere il proprio obiettivo, che (e qui si avverte molto bene) non è solo quello di arrivare a fine giornata. Meriti il meglio.Segnala il commento

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Saraebbasta ha votato il racconto

Esordiente

Bello. Grande energia, giovanile si direbbe. Ha ragione Esteban, l'affanno del lavoro soffoca un po' la parte del sogno di scrivere ma solo ora realizzo che il tema assegnato era anche la scrittura.Segnala il commento

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

Scrittore
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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Credo che l'unico modo per resistere... sia resistere, per capire cosa vuoi davvero fare: è vivere con più intensità i momenti che puoi dedicare alla scrittura. Continuare a scrivere insomma, e fare tutto quello che devi fare, per sopravvivere... le cose cambiano, anche se ci mettono troppo, certe volte. Ma non devi mollare...Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

ho letto raramente su typee un tentativo così sincero di parlare di lavoro disumanizzante. per paradosso, nel magma della narrazione stona un po' il sogno di scrivere. lecito, ma frantumato dal resto che sovrasta la storia.Segnala il commento

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di FilippoDiLella

Esordiente
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