La pagina bianca si stagliava sulla scrivania con una lucentezza allo stesso tempo minacciosa e attraente. Il niveo ripiano sembrava un'installazione rappresentante la quiete domestica. Un foglio di carta, una tazza di tè caldo fumante, una fetta di plumcake allo yogurt e una penna color argento, di quelle belle, di quelle che ricordano i tempi passati, i tempi in cui possedere una penna preziosa, di ottima fattura, aveva ancora un significato.
La pace orizzontale di quel tavolo rispecchiava quella verticale che si poteva osservare alzando lo sguardo verso la finestra: dalla zona di vetro libera dal tendaggio una visuale di grigia giornata autunnale, imbalsamata da spilli di fredda pioggerellina, completava quell'atmosfera ovattata. Nel momento in cui Emma si portò alle labbra un pezzetto di dolce, il profumo vanigliato proustianamente la catapultò a una fredda giornata di inizio ottobre della sua infanzia, quando gli autunni non sembravano estati tardive e al riprendere della scuola si accompagnavano freschi venti e caldi aromi di mele e castagne. 

Quel pomeriggio lontano, all'improvviso, rieccheggiò nella sua mente facendosi sempre più vivido, scorrendo in senso orario tutto intorno alla stanza. Era il giorno del compleanno di sua cugina Grazia: era l'anno in cui compivano entrambe otto anni. Avere otto anni a metà degli anni Novanta, in un ridente paesino del Nord Est italiano, molto spesso poteva essere considerata una situazione di privilegio. Erano i figli di quei genitori che, dopo essersi fatti un mazzo per crearsi una solida realtà economica, riversavano sulla prole le attenzioni - astratte e concrete - di cui erano stati privati nella loro infanzia. A loro non mancava nulla: una buona educazione, cultura accessibile, attività extrascolastiche, tecnologia in rapido sviluppo sotto i loro occhi, abiti di marca e un'alimentazione sana e completa. Sono stati i primi ad avere accesso al mondo dei computer, di internet, dei cellulari, e i primi a iniziare a sentir parlare di cibi etnici e paesi stranieri, e non per necessità di emigrazione, ma come conseguenza di quel titanico fenomeno del turismo di massa.
Cosa resterà di quegli Anni Ottanta? Loro, che ci sono nati, e che si portano dentro quel bagaglio di sogni che quel decennio ha rappresentato e che sempre farà parte di un'intera generazione.
Quel pomeriggio, però, fu una delle prime volte in cui Emma, figlia dei favolosi anni Ottanta, sperimentò la delusione nel rendersi conto che non tutto era facile da ottenere. La grande casa di campagna si faceva coccolare dal vento ottobrino mentre Emma varcava la soglia e consegnava alla cugina il grande pacco regalo, che la ragazzina non esitò a scartare. Il contenuto, un nuovissimo gioco in scatola, venne subito riposto sulla poltrona a fianco al camino insieme a tutti gli altri regali e la festeggiata, insieme alla cugina, si affrettò a riunirsi alle amiche che chiacchieravano incessantemente intorno al tavolo adorno di ogni prelibatezza. Patatine, tramezzini, biscotti al cioccolato e paninetti farciti, per non parlare del dolce alla crema che sarebbe arrivato a tavola di lì a poco: quel giorno la zia aveva superato se stessa!
Grazia era un po' strana quel giorno nei confronti di Emma. Continuava ad atteggiarsi e parlare animatamente con le sue amiche di scuola riferendosi a fatti e persone del tutto sconosciuti alla cugina in visita e, contrariamente al solito, non la rendeva partecipe. Anzi, ancor peggio, fingeva verso di lei una sorta di forzata gentilezza velenosa che era peggiore dell'indifferenza.
Il pensiero di Emma andò al morbido tappeto della sua cameretta, dove avrebbe voluto trovarsi in quel momento, con i suoi giochi e i suoi libri. Era tutto così privo di senso: perché un atteggiamento tanto crudele? Perché la cugina ce l'aveva con lei? Cosa mai poteva aver commesso di così grave?
Era un perfetto pomeriggio autunnale, con la pioggerellina che cadeva sulle foglie colorate di giallo, marrone e arancione. La mamma chiacchierava in cucina con la zia e il dolce al cioccolato sul suo piatto, una torta che di solito adorava, aveva perso ogni attrattiva in quell'atmosfera che lacerava il suo cuore. Non erano forse amiche, oltre ad essere cugine? Non esisteva una qualche garanzia nell'amicizia? Un regolamento non scritto che, nel momento in cui il cuore di una persona si apriva a un nuovo legame, tutelasse gli interessati dalla delusione di vedere l'altra persone voltare le spalle?

Cosa vuol dire essere Amici, se non proteggersi a vicenda dalle sofferenze provocate dal resto del mondo?
E voi, perché siete diventate il resto del mondo?
Per fortuna restava l'autunno, carico di piogge e di speranze, che come ogni anno non si dimenticava di riempire gli animi di caldi sentori di cose nuove.