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Romance

Perdizione

Di luke
Pubblicato il 30/07/2020

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Aveva un viso piccolo e tondo, ma in quel visino c’era tutto. Si era spinto una volta allo stremo nel tentativo di fissarle gli occhi, capire di che colore fossero…ma niente, cedeva! Li aveva veduti scuri soltanto, grosse pupille tonde come quelle pietruzze rossastre che danno ai bambini dicendo che scacciano gli incubi dal sonno. Ma che diavolo! Invece lei e quegli occhioni gli incubi glieli procuravano e il sonno da tempo passando sul suo letto lo trovava perso nei ricordi delle ultime parole che aveva scambiato con lei. Le congetture erano i suoi nuovi cuscini.

Era già impazzito in passato e perciò era saldo nella certezza di non esserlo ancora, ma si sentiva lentamente scivolare, qualche piccolo passo ogni dì, avanzare sulla china lievissima, che porta alla perdizione. E lo temeva, e lo voleva, e la odiava e la inseguiva attraverso i pensieri.

Aveva capelli lunghi e dorati, non castano chiaro non biondi proprio dorati diavolo! Aveva notato nei primi giorni di giugno, quando lei gli aveva detto di aver preso il sole in giardino – ma quale detto, le sue erano sempre parole dolci come caramelle, e qualsiasi cosa volessero significare avevano sempre l'aria di domandare quanto la trovava bella…- insomma aveva visto che il sole non faceva altro che indorarle i lunghi capelli mossi, mentre la sua pelle assumeva quel tono giallastro tipico delle persone adorabili, quell’ocra a cui tendono certi bambini, una pelle uniformemente d’un dorato chiaro, come il sole l’avesse delicatamente sbaciucchiata tutto il tempo con la richiesta di farsi rivedere, che mai l’avrebbe scottata… stava impazzendo. Non ne poteva più.

La voleva sempre più forte, quella pelle quegli occhi schiacciati su di lui come le pagine d’un libro da riporre per sempre in scaffale. Era sempre più bella. E di più ancora senza trucco, come quella volta che l’aveva sorpresa in giardino mentre ripassava per l’esame, e lei gli era andata incontro come lo stesse aspettando -ma cosa ne poteva sapere poveretta di essere così adorabile, così irresistibile nel suo modo di fare ingenuo e tenerissimo, seducente…- senza trucco gli era sembrato d'incontrarla per la prima volta, il suo viso era più luminoso e vivido, ancora più tersi i suoi occhi scuri, più grazioso quel nasino e più bianchi ancora i denti... Non imbrogliava affatto, era bella in modo sensazionale.

Ogni volta la trovava gaia, ridente, d’una freschezza da restarci stesi, con le sue domande buttate li ad irretire, far capire che ci tiene e così via, quella cortesia che non merita guai… e lui ci cascava come un pero, inevitabilmente, quali sforzi a volte per ritardare una risposta di un secondo e fingere così indifferenza, fingere di pensare ad altro quando invece – ma davvero nessuno lo notava?- quando c’era lei attorno la sua mente era colma dei suoi respiri, dei suoi movimenti. Una bussola appoggiata al centro del mondo.

Aveva mandato in vacca ogni esame quei giorni, senza dirlo a nessuno. Pensava a nient'altro. Aveva ipotizzato di dirle, se mai avesse trovato il momento adatto, che sembrava dormire in un dipinto, da tanto era bella, e che il dipinto come quello famoso di Dorian Gray ne conservasse lo splendore, la bellezza… gli venivano in mente di questi complimenti artificiosi e osceni, cretini davvero, e grazie a Dio non aveva mai il coraggio di sussurrarli neppure… segno che aveva da poco varcato i cancelli del regno favoloso della pazzia.

E come poteva tornare indietro? Non si poteva che scavare, ogni nuovo pensiero rivolto a lei era una badilata in quella terra morbida e calda nella quale stava sprofondando dolcemente, e il caldo di quella maledetta estate infieriva, arenando la sua mente sopra lei, lei, lei...

Che deliziosa perdizione pensarle; era troppo tardi per salvarsi, sfuggire a quegli occhioni scuri dipinti oramai sul soffitto dell'animo... perchè non perdersi del tutto allora, esagerare, portare quella sciagura a compimento? Era il caso forse di cominciare dilungandosi un poco sulle sue lunghe gambe sode, sulle sue spallucce strette, sul suo profumo di fragola...

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