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Autobiografia

Perfetta

Pubblicato il 05/04/2021

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Nella totale inconsapevolezza dell’adolescenza mi ero oramai convinta che esistessero ragazze perfette, con i capelli sempre in ordine, mai un brufolo, il fisico che posso mettermi quello che voglio tanto sto sempre bene, simpatia traboccante, ragazzi adoranti e la matematica mi riesce facile. Quindi, sempre in virtù di un totale scollamento dalla realtà, decisi che anch’io dovevo appartenere a quella stirpe, pazienza se non ero una perfetta naturale, con la volontà si ottiene tutto, o quasi.

Passai dunque all’osservazione attenta di modi e comportamenti delle mie estetiche icone, comprai anche una copia di Vogue, e pensai di investire le mie poche risorse, le mancette insomma, in prodotti per la cura della pelle, qualche capo di abbigliamento e una seduta risolutiva dalla parrucchiera. Per il resto, il fisico richiedeva un programma di rinunce sul quale non ero assolutamente sintonizzata, la simpatia faceva a pugni con la timidezza, i ragazzi generalmente non mi percepivano come entità materialmente esistente oppure si manifestavano con qualche commento che non mi sembrava affine al corteggiamento, non proprio body-shaming, ma ci andiamo vicino.

Seduta davanti allo specchio del salone della hair-stylist scelta accuratamente per la delicatezza del compito, la malcapitata mi chiese: ‘Come ti vedresti?’.

Come mi vedrei? Mi vedrei dieci chili in meno, pelle senza imperfezioni, capelli lunghi e lisci naturali, estroversa e con un’agenda di amici che non ci si sta dietro. Che domanda idiota.

Invece balbettai: ‘Beh, vorrei i capelli in ordine, che stiano giù, insomma.’ Lei mi guardò con il sopracciglio alzato e sapevo a cosa stava pensando perché lo pensavo anch’io, ma avevo ancora un barlume di speranza, confidavo nel fatto che il pettine e le forbici fossero per lei come la bacchetta magica della fata di Cenerentola, vedevo zucche trasformarsi in carrozze. Allora lei passò in rassegna una serie di opzioni, con frangia, senza frangia, scalati, corti qui-lunghi lì. Scelsi: frangia, più corti e tutti pari. Praticamente la condanna a morte. I capelli crespi hanno un’unica possibilità: cacciarsi in testa un berretto di lana anche ad agosto.

Uscii dal negozio pensando: ‘Perché non ci ho pensato prima?’, ma con una punta di timore sotterraneo, il presentimento di una catastrofe inevitabile.

La mattina successiva mi alzai presto per andare a scuola. Mi guardai assonnata allo specchio del bagno e vidi che la chioma si stava svegliando con me. Uno strano ricciolo si stava formando sulla frangia, sul lato sinistro. Lo bagnai e con la spazzola lo stirai accuratamente pensando: ‘Ora ti sistemo io’.

Doccia.

L’umidità calda dell’acqua aveva appannato lo specchio del bagno. Passai l’asciugamano con ansia per controllare e ripetendo come un mantra: ‘Sono lisci, sono lisci, sono lisci’. Un’intera famiglia di riccioli era sbucata sul lato destro, la linea del taglio che per una manciata di ore mi aveva fatta sentire come la sorella gemella di Sophie Marceau nel Tempo delle mele era solo un ricordo. Si erano gonfiati ed erano tutti a riccioli scomposti, asimmetrici e disordinati. Inoltre, stramaledetti loro, e stramaledetta io che avevo detto sì, erano corti e non si potevano raccogliere.

Ora nell’ordine dovevo affrontare: la strada, l’autobus, i compagni e le compagne di classe. Un sottile senso di angoscia mi pervase. Mi cacciai in testa un’intera schiera di forcine, a raggiera, per tenerli giù, e uscii.

All’intervallo mi rifugiai in bagno e, non essendoci specchi, cercai inutilmente una qualunque superficie che potesse rimandarmi conferma della situazione. Nessuna delle mie compagne accennò a quel cesto di crine senza senso che mi ero portata appresso quella mattina e io mantenni un contegno tra l’indifferente e il se dite qualcosa vi sbrano. Ma accadde una cosa che in quel momento non mi spiegai, mi allarmò moltissimo, e per la quale mi sarei data della cretina per gli anni a venire. Maurizio, il compagno di classe bello, dolce e irraggiungibile che mi stava seduto davanti si girò durante l’ultima ora e mi disse: ‘Se mi aspetti all’una ti devo dire una cosa.’ Vedevo la professoressa di tedesco muovere le labbra ma non sentivo più la voce.

All’una mi dileguai prima che lui potesse raggiungermi. Nei giorni seguenti vidi che mi evitava e avevo la sensazione che fosse risentito. Non ero in grado di fare delle ipotesi e non capivo assolutamente la ragione di un simile atteggiamento, il che mi fece pensare che fosse un ragazzo dal pessimo carattere e che come sempre finivo per essere trattata in malo modo perché non ero bella come le altre.

Anni dopo presi un caffè con una ex compagna di classe e ripercorremmo vicende ed episodi degli anni del liceo, le storie d’amore, i litigi, le imitazioni dei professori. Fino a quando lei disse: ‘E ti ricordi di Maurizio, quello così carino? Tutte innamorate di lui, lui correva dietro a te e tu non lo degnavi di uno sguardo. Te lo ricordi?’.

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Sonia A. ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Isabella☆ ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Molto ben scritto. Io sempre stata fiera dei mie ricci :))))Segnala il commento

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occhineri ha votato il racconto

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Ben scritto...e poi a me piacciono i capelli ricci :)Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Mi sa che a volte dovremmo controllare più la vista dei capelli. Un racconto delizioso, in cui è facile immedesimarsi anche se si hanno i capelli lisci come fettuccine.Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

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Mong ha votato il racconto

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Divertente, con una punta di malinconia. Ho giusto rivisto di recente delle foto di quegli anni che per fortuna sono passati. Ma è sempre vero che qualcosa di allora a volte ritorna.Segnala il commento

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Malehua ha votato il racconto

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A me l'ha detto lui qualche settimana fa, anzi, no, l'ha detto davanti a tutti i miei amici: "io ero innamorato di quella lì, ma lei niente!"... Ci si rimane di sale. Lo so. Bellino. Grazie per la tua condivisione. A tratti fa anche sorridere. Molto teneroSegnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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Amarcord...Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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È così in effetti. Ci siamo passate tutte in un modo o nell’altro...Segnala il commento

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Enrico R. ha votato il racconto

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di Luisa Alliswell Campedelli

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