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Avventura

Persi

Pubblicato il 21/04/2017

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L'afa avvolgeva le colline. La squadra marciava in fila indiana, i fucili in spalla. Erano partiti all'alba per una missione di pattugliamento, e procedevano ormai da quasi sei ore. Il Comandante, dopo aver osservato l'orizzonte,fece segno di fermarsi. "Sergente!", urlò, "La cartina!". Un giovane sottoufficiale si affrettò verso la testa della colonna,inciampando su un sasso. Il Comandante, ignorando la caduta con aristocratica non chalance, porse la mano per afferrare la mappa. La studiò per qualche minuto, ma servì solo a confermare i suoi dubbi.Si erano persi. Il fatto di per se non era poi così grave. Il problema che ora si presentava era semmai come riuscire a comunicare alla truppa la notizia senza rendere manifesta la propria responsabilità, in ottemperanza all' antica regola militare:"Gli ufficiali non sbagliano mai, è la realtà che non si adegua alle strategie". Ordinò alla colonna di sciogliersi e preparare un perimetro difensivo, quindi si avvicinò al marconista. "Ancora niente?" "No signore. Il segnale continua ad essere disturbato."

Il Capitano sospirò. Non si aspettava niente di diverso. Sin dal principio della guerra il nemico si era dimostrato molto abile negli attacchi elettronici anche se, almeno secondo quei geni del Servizio Informazioni, non avrebbe dovuto possedere nemmeno gli strumenti necessari per interferire con le radio. Imprecando a mezza voce il capitano si sedette su una roccia.

Un'ombra, che risultò appartenere a un tenente di mezza età, si proiettò sui suoi piedi. "Qualche problema signore?". "La strumentazione non funziona, fa così caldo che non riesco a pensare, non vedo casa mia da cinque anni e ci siamo persi", rispose amaramente il Comandante. Il Tenente sorrise.Era con il Capitano dai tempi dell'Accademia, quasi dieci anni prima. Tra i due da allora era maturata una certa confidenza.Sfortunatamente la gerarchia doveva prevalere. Perciò il tenente,che si era accorto circa due ore prima dell'errore del suo superiore, non aveva potuto fare niente. Si chiese se la scala gerarchica fosse l'unico motivo per cui aveva taciuto.

Dopo l'ultimo scontro con il nemico,osservando il campo di battaglia, sentendo le urla di feriti e moribondi, si era trovato a domandarsi il senso di questa guerra.Scosse la testa. "Questi sono pensieri pericolosi", si disse tornando a concentrare l'attenzione sul suo superiore. "Quali sono gli ordini signore?", chiese. Il Capitano fissava un punto indefinito all'orizzonte. In quanto membro di una delle più antiche famiglie del regno la sua mente non avrebbe dovuto essere afflitta dal tipo di pensieri che il suo amico aveva. Ma, dopo aver vissuto per anni lontano dalla sua famiglia e dalla società civile,la sua mentalità era radicalmente cambiata.

Si alzò in piedi spostando lo sguardo sul tenente. "Abbiamo bisogno di punti di riferimento. Prepara una squadra per una missione esplorativa". Mentre l'ufficiale si allontanava per eseguire il Capitano si trovò a studiare l'ambiente attorno, così diverso dal suo Paese. Le colline verdeggianti erano coperte da una sporadica flora, radi alberi e cespugli. Un ruscello scorreva a fondo valle. Gli tornarono in mente i paesaggi della sua terra. Le grandi città ai piedi di montagne sconfinate come non ne aveva mai più viste. Le pianure perennemente innevate, il grande lago al cui centro sorgeva – su un'isola - la capitale del Regno.Scosse la testa. A prima vista il nemico era così diverso, così alieno. Come questo paesaggio. Mancava di rispetto verso la natura,cercava di dominare l'ambiente invece di conviverci. L'intera società era votata alla supremazia dell'individuo sulla comunità,ossessionata dal successo personale, plagiata da questo estenuato ed estenuante individualismo. "Tutto il loro sistema socio economico è crollato in meno di sei mesi dopo la nostra invasione", riflettè il Capitano.

Una cosa impensabile per lui, membro diun popolo che faceva della coesione e della comunità il pilastro della esistenza di ciascuno. Ma doveva ammettere delle similitudini.L'elevata militarizzazione, la tendenza allo sviluppo tecnologico,il bisogno di espandere il proprio modello culturale. Quest'ultimo era la ragione della guerra in corso.

Un rombo lo distolse dai suoi pensieri. Volse lo sguardo al cielo in tempo per vedere una squadriglia di navi in missione di pattugliamento. Improvvisamente da un punto indefinito delle colline un razzo sfrecciò verso i caccia, che riuscirono ad evitarlo. Il Capitano sorrise. Ammirava la forza di volontà del nemico. Invaso, battuto, piegato, non si era spezzato. Combatteva incessantemente. Si chiese per quanto tempo ancora sarebbe durata l'occupazione. Come ogni soldato il Capitano anelava alla pace.Sospirò. "Se solo gli umani si arrendessero", mormorò tra sé prima di dirigersi verso il tenente mentre il sole faceva brillare il suo carapace.

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