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Fantastico

Pianeta Grigio

Pubblicato il 15/05/2019

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“Quello che sto cercando di dirti è che qualcosa non va in lui, non dico che sia inabile, ma di certo non prende sul serio la cosa.. se ne sta lì a frugare tra i materiali plastici, ma i convertitori di acidità non si azionano da soli.”

“Sei troppo duro con Mavek, è un ragazzo curioso, lo è sempre stato”, la donna dava le spalle al marito continuando a smistare pillole proteiche e vitamine in capsule con mano sicura e veloce come se il discorso non la riguardasse. In realtà temeva che un incrocio di sguardi potesse rivelargli l’ansia di paure non dette, ma condivise nell’intimità del cuore di lei.

Da un po’ di tempo suo figlio era assorto in pensieri anomali, al limite della legalità, e lei temeva che le domande affiorate qualche sera prima potessero manifestarsi con estranei; sarebbe stato un problema perdere il lavoro alla centrale dell’acqua e nel contempo era consapevole che il marito non poteva gestire tutto da sé.

Quella notte non riuscì a prendere sonno, i nubifragi non sarebbero cessati prima di un paio di mesi e di quei tempi non si poteva fare altro che sperare che le acque non si innalzassero troppo, la calotta di plastica avrebbe persino potuto prendere il largo e non si potevano permettere di perdere giornate di lavoro per aspettare i traghettatori d’emergenza dal Pianeta Rosso. Il prezzo dell’acqua era aumentato, per la raccolta di acqua potabile lo scorso mese avevano ricevuto una quantità di integratori appena sufficiente a sfamarli, e ora con un nuovo figlio in arrivo avrebbero dovuto lavorare molto più duramente, non c’era spazio per le fantasticherie di quel primogenito trasognato, si girò su un fianco e si costrinse a dormire, scacciando forzatamente quelle strane domande che Mavek le aveva insinuato nella testa.

+++

“Tu lo sai cos’è un Faggio?” gli occhi verdi del giovane ad incrociare lo stanco sguardo del padre, sostarono un attimo in quelle pupille profonde per poi tornare ai macchinari di conversione.

“No Mavek, ma immagino che me lo spiegherai a breve”, la risposta del padre anticipata da un lungo sospiro non trasmetteva interesse alcuno, ma non fu sufficiente a demoralizzare il giovane.

“Bè, un faggio è un albero. E un albero è una cosa .. viva. Cioè non parla e non si muove, e nemmeno pensa..credo. Insomma è come un oggetto molto grande che però vive”, non troppo soddisfatto da quella scarna spiegazione sbirciò la reazione del genitore, ma non ricevendo risposta continuò “ho trovato una cosa tempo fa tra la plastica, è come un tablet ma non interagisce, ci sono scritte delle cose e restano ferme lì, ma non è di plastica perché profuma. Non so cosa sia papà ma c’era scritto di questa persona, si chiamava Barone Rampante e lui abitava sugli alberi che vivevano sulla Terra, ne parla in continuazione e..” folgorato da uno sguardo gli morirono le parole in gola: suo padre era furente o forse spaventato, non riuscì bene a decifrare la sua espressione.

“Hai trovato qualcosa di anomalo, non sai cosa possa essere e comunque hai interagito con questa cosa?! Mavek ma che ti dice il cervello?!”

“No papà, ascolta..”

Il timido tentativo del giovane fu troncato dalla furiosa reazione del genitore: “Mavek ascoltami, non esistono albori o come cavolo si chiamano e io non so cos’è un faggio ma sai cosa so? So che su Marte non c’è acqua e che noi siamo sulla Terra proprio per rendere potabile quella che troviamo qui, e che più acqua produciamo più pillole ci danno, se non produciamo allora niente pillole e senza queste si muore Mavek, quindi non starò qui a dar retta alle tue fantasticherie su questa roba inutile. E adesso torna a lavorare!”

Il silenzio si fece teso e cupo, suo padre non pensava ad altro che ai livelli di acidità dell’acqua mentre Mavek si figurava il Barone saltare di ramo in ramo, qualunque cosa fossero questi rami.

“Papà, ma se la Terra è una colonia di Marte e su Marte non c’è acqua, prima di scoprire la Terra come abbiamo fatto noi umani a vivere?”

“Nelle capsule, con gli irrigatori chimici; ora lavora!”

“Sì, ma intendo il primo uomo.. come ha fatto l’umanità prima di costruire gli irrigatori e..”

“Mavek!” l’uomo ruggì spazientito, impotente e spaventato “Dubitare è reato, non vorrai finire come quella gentaglia che parla di divinità! Ti prego Mavek, basta con queste domande, sono pericolose. ”

Il ragazzo sentì chiaramente la voce del padre spezzarsi e smise di fare domande, non avrebbe più parlato del Barone né dei faggi, mai più.

Si concentrò sul lavoro da svolgere ma qualcosa morì dentro di lui, gli sfuggì una lacrima e la sentì salata, si chiese se il livello di acidità delle sue lacrime sarebbe mai potuto essere normalizzato.

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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Lisa Ma ha votato il racconto

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