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Narrativa

Piatta

Pubblicato il 26/05/2020

Niente, non vogliono capire.

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“Quindi” riprese il docente di astrofisica del MIT, “Quindi in questo modo lei avrebbe dimostrato l’assenza di curvatura dell’orizzonte?”

“Proprio così!” Rispose Mazzoleni, dal podio nell’aula magna dell’Università di Oxford.

Ci fu un brusio tra gli scranni in sala, occupati da scienziati e studiosi di tutto il mondo.

“Ma…” si alzò il rettore del Politecnico di Zurigo “Se, non c’è la curvatura allora… allora vuol dire che… che…”

“Che è piatta!” esclamò sorridendo Mazzoleni.

Il brusio divenne boato, ci fu anche qualche timido tentativo di applauso, zittito però a gesti e occhiatacce di disapprovazione.

Mazzoleni osservava divertito tutti gli studiosi davanti a lui: qualcuno scuoteva la testa, altri si consultavano freneticamente tra loro; più in alto, in balconata, ci fu anche un accenno di rissa, subito sedato dal personale presente.

Mazzoleni, le mani sul podio, sorrideva e aspettava.

Finalmente, tra sibili di silenzio e apprensioni, il direttore generale della Nasa si alzò.

“Signor Mazzoleni, spero che lei capisca il nostro imbarazzo, la nostra…” si guardò in giro, tra colleghi che lo fissavano, “la nostra incredulità.”

“Prima di oggi, prima del suo intervento e della sua spiegazione, noi tutti eravamo convinti del contrario, anche per questo credo che, noi tutti, le dobbiamo delle scuse.”

Molti tra i presenti in sala annuirono, convinti, Mazzoleni sorrise facendo spallucce.

“Però” riprese il Direttore Generale “Lei deve capire, noi eravamo, come posso dire… avevamo creduto…”

“Alle menzogne della vostra scienza.” concluse la frase Mazzoleni.

L’applauso scoppiò all’istante, nonostante qualcuno cercasse di fermarlo. Il segretario generale delle Nazioni Unite si affrettò a lasciare l’aula, inseguito da alcuni politici, dei banchieri e dagli insulti e dalle minacce di molti in platea. Pareva spaventato.

Il Presidente degli Stati Uniti, alzandosi, ristabilì il silenzio.

“Signor Mazzoleni, credo di poter parlare non solo a nome mio e della mia nazione, sento infatti di potere rappresentare molti qui.”

Si fermò un istante, ma i brusii di approvazione in platea lo spinsero a continuare.

“Noi la dobbiamo ringraziare, lei oggi, con le sue spiegazioni semplici e efficaci… “, si fermò a guardare gli altri in sala “Per le quali non sembra poi che sia necessaria tutta questa grande preparazione accademica…” Qualcuno tossicchiò, parecchie teste si abbassarono, lui continuò.

“Ci ha spiegato con chiarezza quello che noi non credevamo, quello per cui la prendevamo in giro, da ignoranti…”

“Non sentitevi in colpa” disse Mazzoleni, “Vi hanno mentito per anni, per secoli!”

L’aula esplose tra urla e pianti. Scienziati, politici, militari si urlavano in faccia secoli di ignoranza supponente, sconfessando tutti i loro dogmi e la loro presuntuosa arroganza.

Mazzoleni non si scompose; osservava serenamente quella folla che, negli anni, lo aveva ignorato, deriso, sconfessato pubblicamente; additandolo come ignorante o mentecatto.

Ora, tra urla e pianti, gli davano ragione, riconoscendo che lui, solo lui, aveva sempre tenuto ben aperti gli occhi.

In quel parapiglia solo la ragazza pareva tranquilla.

Sorridente, vestita di bianco, si avvicinò a Mazzoleni.

“Signor Mazzoleni” disse con una voce dolce e allo stesso tempo severa, “Cosa fa qui fuori tutto da solo?”

Mazzoleni la guardò, senza rispondere. Sorrise, quasi meccanicamente.

“Venga” continuò la giovane, “rientriamo che ha rinfrescato, tra un po’ si mangia e lei deve ancora prendere la sua medicina.”

Insieme, lentamente, si avviarono verso l’Istituto, attraversando il parco mentre la luce del sole si spegneva, all’orizzonte. 

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Barbara ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

melzi e mazzoleni non possono dirci più di ciò che è scritto nel racconto. perché nulla c'è da dire: è il tragico sogno ad occhi aperti di un pazzo. nulla di ciò che leggiamo è mai avvenuto se non nella mente paranoide di mazzoleni. la ragazza con le pilloline è la brutale cesura tra il sogno e la realtà quotidiana di un povero internato. scritto molto bene.Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Esordiente

Molto ben scritto e piacevole, ma manca un po' di struttura, secondo me. Mi sembra che scivoli troppo velocemente verso l'epilogo, ecco.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore

Bene, fino alla fine non si intuisce che siamo davanti al delirio di un folle rinchiuso in istituto (idea di per sé non originale) e proprio per questo il lettore non ha bisogno di conoscere dettagliatamente la dimostrazione perché nel suo delirio lo ha fatto, la comunità scientifica glielo riconosce (ma se non erro nel testo non si riconosce al protagonista nessuna "sapienza oratoria"); alla storia, e al protagonista, è funzionale che questo avvenga, quindi il racconto è più che plausibile, diventa reale comparandolo ai tanti Mazzoleni che questi ultimi anni hanno visto comparire, e la tragicomica trovata di collocare il protagonista in Istituto è la stoccata finale che conferisce "carattere" al racconto. Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

L'idea che un "pazzo farneticante" si sia potuto prendere gioco della comunità scientifica mondiale, è molto divertente, però non è sviluppata a dovere: tutto si basa su una dimostrazione della quale non sappiamo nulla, e l'unico appiglio che lasci al lettore, è la capacità del "Mazzoleni" di convincere la platea di dotti, con la propria "sapienza oratoria" di folle... ma anche di questa non c'è traccia, ergo... non è plausibile. D'altro canto, la capacità e la "potenza" della fiction si fondano proprio sulla possibilità di rendere "credibile" anche "L'incredibile". Oltre tutto, avevi ancora 1400 battute, per farlo. Perché non ci riprovi... !?Segnala il commento

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di Maurizio Melzi

Esordiente