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Narrativa

Piero

Di au.
Pubblicato il 03/06/2021

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Arrivava sempre quando avevamo quasi finito. Entrava in casa facendo un tale rumore, anche quando Tommasino dormiva già. Lasciava cadere il borsone davanti alla porta e svuotava il resto sul mobiletto all’ingresso, ma il più delle volte teneva in tasca una monetina per i piccoli (io allora avevo già sedici anni), la faceva sgusciare tra le dita davanti ai loro occhi prima che andassimo a letto, poi la faceva tintinnare sul tavolo e il più veloce se l’aggiudicava, Antonio quasi sempre. Percorreva il corridoio come di corsa, poi entrava in sala da pranzo. Salutava ad alta voce e sorrideva con tutti i denti, portava qualcosa alla mamma, che so, una piantina per il giardino o un pacchetto di uova fresche, e io già non parlavo più, ma ora guardavamo tutti dalla stessa parte, come se la stanza all’improvviso avesse una lampada in più, o meglio, una radiolina accesa a mezzanotte. La zia Dora si alzava e gli cedeva il posto a tavola, gli allungavamo un piatto tenuto in caldo e lei rimaneva a sedere sulla poltrona dietro di lui. «Mmm» faceva lui ad occhi chiusi, e commentava ogni cosa, con una polpetta di riso tiepida in un lato della bocca e un sorriso sull’altro lato. Antonio voleva sapere tutto. «Oggi tre. I primi due qui all’allevamento, ma poi mi hanno chiamato per un’urgenza a Montalbano. Era la prima volta e non ne voleva sapere di mettersi a spingere». A volte faceva cenno alla zia Dora di andare a sedersi sulla sua coscia, e quella si piazzava sul suo ginocchio proprio in punta, e si irrigidiva tutta quando lui le tamburellava le dita sulla schiena. «Ma poi l’abbiamo tirata fuori in tre, una puledra così grossa, l’abbiamo pesata, pensate, cinquantatré chili». «Come la zia» aggiungeva poi, senza smettere di sorridere e di masticare, e le palpava forte la coscia con tutta la mano. Era straordinariamente alto, e piuttosto magro nonostante l’appetito. La barba gli cresceva folta e morbida sulle guance, altre volte alla luce del sole le avevo scoperto dei riflessi rossastri e anche un punto più rado, sulla guancia destra, come per una vecchia cicatrice. Nei rari momenti in cui rimaneva assorto in silenzio ti veniva la voglia di affondarci una mano e cercargli con le dita le labbra sommerse, e poi aprirgli la bocca e costringerlo a continuare a parlare, masticare, sorridere. Quelle sere dopo il lavoro aveva un odore forte, di stalla e fieno naturalmente, ma anche di betadine e clorexidina, in casa nessuno diceva mai niente, lo sentivano anche loro, no? All’epoca era così che mi immaginavo la vita dei grandi, uno strato di disinfettante su ogni strato di colpa, qualche filo di barba per dimenticare ogni cicatrice. A me incantava pure il polso sottile e sinuoso con cui muoveva la forchetta mentre raccontava, come quello di un direttore d’orchestra o di una fata, e quell’altra mano con le cinque dita che sapevano esplorare il ventre di una giumenta come la coscia della zia.


Appena sei mesi dopo erano sposati, e dovevamo chiamarlo zio Piero, ma io preferivo non chiamarlo affatto. Mi chiedevo cosa avesse la zia Dora di così speciale. Nell’album delle foto del matrimonio, lui la superava in altezza e in allegria, in un paio di scatti si allungava a baciarla sul collo o dirle qualcosa in un orecchio, io col nastro adesivo ci attaccavo una mia foto ritagliata al posto della zia. I primi mesi vivevano ancora con noi, il tempo di sistemare le ultime cose nel nuovo appartamento, e ci sembrava che la nostra vita non fosse mai stata tanto chiassosa. Qualche volta, quando la mamma e la zia erano in giro per scegliere i mobili o le piante, veniva a prendermi lui da scuola col furgoncino delle visite. Un giorno ch’era in ritardo mi trovò sul muretto della scuola insieme a Mattia, il figlio dei vicini, avevamo una cuffietta ciascuno per ascoltare la musica, e Mattia mi stringeva la mano. «Sai come si fa?» mi chiese più tardi, sempre sorridendo, mentre parcheggiava il furgone sotto casa. No, volevo rispondere, ma senza che mi uscisse un filo di voce. Si allungò e si piegò su di me come nelle foto del matrimonio con la zia, l’odore forte di stalla e fieno e tutto il resto, il polso sottile gli servì per riordinarmi una ciocca di capelli dietro l’orecchio, potevo sentire i fili della barba sulle guance, non così morbida, le sue labbra nascoste emersero per premere bene contro le mie. Io chiusi gli occhi, aprii appena la bocca per agganciare il suo labbro coi denti e spingere avanti decisa la lingua. «Sì che lo sai» disse lui all’improvviso, e scoppiò a ridere rumorosamente, come sempre, mentre già saltava giù dal furgone. 

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Cara au., il tuo racconto è stato commentato da Matteo B. Bianchi per la rubrica "Lo scrittore che legge". Guarda il video su BellevilleNews.Segnala il commento

Commenti degli utenti

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Ottimo.Segnala il commento

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[K] ha votato il racconto

Esordiente
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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Bel racconto scritto molto bene.Segnala il commento

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

Esordiente
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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Bello. Tratteggi bene, con sicure pennellate, il personaggio di Piero. Ancora di più colpiscono i particolari appena accennatiSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

mai ridondante. un fluire naturale di immagini dove il soggetto della narrazione è l'autocoscienza dell'autore. accompagni il "Congedo del viaggiatore cerimonioso". lasci che l'intuizione produca concetti. non ho altro.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore
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Christina Carol ha votato il racconto

Esordiente

Non deludi maiSegnala il commento

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Nina Stein ha votato il racconto

Esordiente
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Il puma del Sîambù ha votato il racconto

Esordiente
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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Confesso di averlo letto solo perché era nella vetrina di "questo mese". Tempo ben speso. Ottimo brano.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Bellissimo, davvero un grande racconto. Un sacco di tecnica. Ci credo che in tre balletti sei stat promoss a scrittore. Meritatissima.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

bello! piaciuto tanto Segnala il commento

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occhineri ha votato il racconto

Esordiente

Il personaggio è ben definito. Molto efficace.Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Bel raccontare!Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore
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doktor ha votato il racconto

Scrittore

ma che bel flusso narrativo.Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Bello, Piero ne vien fuori molto ben definito e la voce narrante, tra palpitazioni e reticenze, ci conduce nella mente di un’adolescente. Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Belle sensazioni, ben scritto. Ci sono dei passaggi che mi sono piaciuti come il disinfettante sugli strati di colpa, la barba sulle cicatriciSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Un bel tipo! Come quelli di "una volta"...Segnala il commento

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Cesarina Ansalone ha votato il racconto

Esordiente
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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

Mi è piaciuto molto, mi dà come la sensazione di ritorno a casaSegnala il commento

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di au.

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