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Narrativa

Pietro di notte aveva paura di tutti

Pubblicato il 17/01/2021

perché tutti somigliavano a lui.

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La piccola Adele sussurrava nel sonno parole incomprensibili: non sapeva ancora cosa fosse, ma tutto quel nero silenzioso le faceva paura. Era una bambina, e quelle parole sottili erano il suo unico modo di combattere qualcosa che ancora non conosceva: la notte.

Steso supino sul divano del salotto, Pietro abitava il buio armato di un naso rumoroso e di sospiri pesanti. Pietro conosceva bene la notte: somigliava alla fabbrica dove lavorava da una vita, e da entrambe desiderava fuggire. La fabbrica gli aveva macchiato la pelle, rovinato l’udito dell’orecchio sinistro e dipinto la parte bianca dell’occhio di rosso – dicevano tutti che sarebbe stato temporaneo, eppure la sclera mandava da anni bagliori scarlatti. Pietro di notte aveva paura di tutti perché tutti somigliavano a lui: gli uomini avevano volti color fuliggine ed erano di poche parole. In quella casa, si cresceva con la convinzione che i silenzi andavano combattuti con le armi di cui si disponeva: Pietro nel buio respirava forte, Adele pronunciava parole a mezza voce – chissà cosa immaginava; il televisore nel salotto era perennemente acceso, e nella notte lanciava bagliori come il forno della fabbrica dove Pietro fondeva l’acciaio – come il suo occhio dopo che aveva perduto il bianco, come la sveglia digitale che proiettava timidamente l’ora sulla parete.

Alle cinque e mezza del mattino, Pietro cancellava ogni residuo di buio macchiando il caffè con il latte e lavandosi il viso con cura. Quando effettuava il turno di notte all’ospedale, alle sei e mezza tornava a casa Linda, sua moglie, e le occhiaie non sciupavano ma esaltavano – assurdo – la bellezza del suo viso bianco. Pietro aveva sporcato i suoi occhi belli con le sue mani nere, intrise di fuliggine. “Come se in fondo il viso glielo avessi disegnato un po’ anche io”, pensava Pietro, ma con tristezza. Non riusciva a salutarla, avrebbe fatto tardi in fabbrica; quindi preparava per lei parole dolci e le sistemava a penna sopra un tovagliolo in cucina, per dipingerle appena un sorriso sul volto stanco. Linda leggeva, una lacrima a rigarle il viso, e consumava quello che restava della notte accanto ad Adele, che cessava per un po’ il suo eterno sussurrare nel sonno.

Prima di tornare a casa dalla fabbrica, Pietro appoggiava il suo corpo stanco sullo sgabello di un bar e ci rimaneva a lungo. Annegando nel vino, pensava spesso al corpo logoro e caldo di sua madre appena trentenne, violato dalle percosse di un padre che non sapeva fermare, costretto com’era nel corpo minuscolo e fresco di bambino. Alzava il bicchiere alla fatica della fabbrica. Alle occhiaie di Linda, che non sapeva cancellare ma solo alimentare. Al suo profumo di ospedale, intrappolato nei lunghi capelli neri, alla casa che le aveva costruito solo per non lasciarlo andare via. Entrambi gli occhi diventavano rossi al senso di colpa: il dolore ha il colore del vino – dicevano tutti che sarebbe stato temporaneo, invece.

Una sera tornò a casa tardi e scoprì la tavola imbandita per una cena mai consumata, cristallizzata, sospesa. Linda, muta e tremante, in piedi in attesa. La porcellana fredda e densa sembrava giudicarlo tramite mute occhiate, il tuorlo di un uovo all’occhio di bue brillava al centro del piatto come un povero monile. Cullata dal gin, la mente di Pietro volò via per un istante che parve un’ora: sua madre, con un grembiule bianco a difendere il suo vestito a fiori, vendeva caramelle al mercato del paese. Pietro amava le caramelle gommose a forma di ovetto fritto – le carie, principio di buio, gli macchiarono i denti nati perfetti. Sua madre partiva la mattina molto presto con il suo camioncino; la radio a tutto volume sparava L’immensità di Don Backy e lei cantava, i fiori della veste mandavano bagliori dorati.

Tutti i bambini la amavano, a tutti regalava carie e sorrisi. Un giorno Pietro tagliò due ruote al camioncino per non farla recare al lavoro, per averla tutta per sé. Il padre, pensando che la madre non volesse lavorare, le disegnò lividi viola tutta la sera. I fiori del suo vestito iniziarono a tremare, e forse, ad appassire. Non cantò più.

Pietro, tornato a casa, prese con forza i lembi della tovaglia di Linda, i piatti per terra ad urlare: i silenzi andavano combattuti con le armi di cui si disponeva.


Sì io lo so

Tutta la vita sempre solo non sarò

Un giorno troverò

Un po' d'amore anche per me

Per me che sono nullità

Nell’immensità


Se avesse conosciuto le parole giuste, Pietro avrebbe scritto a qualsiasi amico, o su qualsiasi tovagliolo, una sera di tanti anni fa: Per amore, ho inserito due volte il coltello nelle ruote del camion di mia madre: immaginavo la carne trafitta di mio padre, e per la prima volta pensando ai miei genitori, non provavo alcun dolore. La mia giovinezza iniziava a tremare, e forse, ad appassire.

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Redazione ha votato il racconto

Scuola

Cara unacatastrofe, il tuo racconto è stato commentato da Cristina Marconi per la rubrica "La scrittrice che legge". Guarda il video su BellevilleNews.Segnala il commento

Commenti degli utenti

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

scritto con immediatezza- non è una critica negativa- e con passione. Buona idea quella di inserire i versi della canzone. Qualcosa di più te l'hanno già suggerita gli altri qui sotto. Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Non l’avevo letto e mi è piaciuto molto. Originale e commovente Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Una scrittura potente, che lascia il segno, ma al tempo stesso magmatica, forse da limare nell'uso degli aggettiviSegnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente
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AlessandraV ha votato il racconto

Esordiente

C’è potenziale, può essere migliorato rilavorandoci un po’, soprattutto sulla parte finaleSegnala il commento

Photo

Antonietta Cocco ha votato il racconto

Esordiente

Bel racconto, forse da migliorare per quanto riguarda l'armonia tra le varie parti. Però decisamente intenso.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

piaciuto.bravaSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Ottimo.Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

CommuoveSegnala il commento

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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

Un racconto stroboscopico, onirico, potente.. La tua scrittura gira illuminando squarci di vita, istanti in cui i protagonisti si mostrano al lettore in movenze che li rivelano. La tua scrittura avanza squarciando il buio, riempiendo tutto di colori, di fiori, di forme geometriche, di suoni, che ruotano tutt'intorno. E intanto la mente del lettore balla, nelle intermittenze tra la bellezza e il dolore.Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente
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Roberta ha votato il racconto

Esordiente
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Germinal68 (Sandro) ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

La tua scrittura mi piace tantissimo - la scelta delle parole, il ritmo, la capacità di suscitare emozioni. Concordo con altri che qui nella trama c’è qualcosa che non va: mentre sono chiarissimi e vividi i ricordi (e l’amarezza e la disillusione), sembra meno curata l’evoluzione del rapporto con Linda, la serata con la cena imbandita e quello che accade dopo.Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

C'è davvero del bello, specie nel ricordo asciutto, ma coinvolgente, di talune miserie del presente, che lascia troppe persone indifese di fronte alla propria solitudine e all'indifferenza della Società . E soprattutto nella descrizione dell'amore e degli infiniti modi in cui può manifestarsi. Per tacere di Don Backy, che con la sua "L' immensità" resterà sempre un mito :-)Segnala il commento

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello, anche se "diversamente bello": proprio per quella mancanza di equilibrio di cui parla Ti maddog. Ogni volta che sposti il ritmo, il tema, il punto di vista, il mezzo che usi per "narrare", ne fai un uso quasi esclusivo, come se stessi vivendo una piccola ossessione, elaborandola - ed esaurendola - nell'arco delle sue battute. Ne risulta un "patchwork" di forme e sostanze che si sostengono proprio in virtù delle proprie "differenze" , in una rappresentazione quasi "teatrale, a soggetto", in un crescendo di tensione, che trova il proprio "climax" nell'ultimo segmento, che poi è l'origine della storia, a mio avviso. La qualità della tua scrittura, funge da volano, e bypassa con facilità le modeste pecche evidenziate da Adriana. Sarà che mi piace assaggiare sempre qualcosa di imperfetto, o leggermente disarmonico, sparso qua e là, che aggiunge un tocco di realtà alla scrittura. Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

E' un racconto che cattura, anche se ci sono espressioni poco convincenti (ad esempio: corpo minuscolo e fresco di bambino; preparava per lei parole dolci e le sistemava a penna; sembrava giudicarlo tramite mute occhiate; i denti nati perfetti; la radio a tutto volume sparava; e altri). Nel complesso trovo sia un buon racconto.Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore

Affascina, molto, ma non convince (magari per limiti miei) però mi ha lasciato questa sensazione, come quando mangi qualcosa e senti che manca quell'equilibrio solito ma non riesci a capire da cosa dipende; non so quanto serva dire una cosa così generica, ma sono davvero in difficoltà pure nel capire se manca qualcosa o se c'è eccesso di altro, prendila quindi per quella che è, una reazione di "pancia" :) Ti segnalo però, quel "Pietro, tornato a casa, prese con forza i lembi della tovaglia di Linda" perché se non sbaglio Pietro era già tornato a casa; il fatto che tu l'abbia ripetuto dopo il flashback Pietro/madre mi ha confuso un po'. Bau! :) TiSegnala il commento

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di unacatastrofe

Esordiente
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