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Autobiografia

PIETRO E IL SANTONE

Di Giampiero Pancini - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 16/06/2021

Pubblico di nuovo per un refuso. Grazie Doktor

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Sarà stata la decima volta che Pietro si chiedeva che cavolo ci faceva lì quella mattina, e per la decima volta non trovava risposta. La mamma, lei lo sapeva.

A lui la luce bassa e l’odore d’incenso davano fastidio, e quella storia dell’esorcista non lo convinceva per niente: non si sentiva indemoniato, anche se i suoi non sapevano più che pesci prendere, e indicavano sottovoce l’autrice della fattura: «Sì, proprio lei!». Se avesse avuto qualche anno in più, avrebbe capito da sé che quella tristezza sarebbe passata, quel pene piccolo sarebbe cresciuto, la mansuetudine che non piaceva più ai genitori, ma che era servita a sua madre a sopravvivere alle due figlie femmine, era una qualità. Almeno lui non aveva dato problemi. Era cresciuto in un angolo, silenzioso, presentato a chiunque come lo spazzanido, l’uccellino che per ultimo si sarebbe involato. Avrebbe tramandato il nome del padre come qualunque figlio maschio, e tanti saluti.

Invece lo portavano lì nella speranza che guarisse, anche se non si sentiva proprio male. Era solo disgustato dall’odore pesante, e dalla pietà che gli facevano scivolare addosso come colla, nell’attesa di essere benedetto dal santone. Gli altri non conoscevano il suo segreto: tiravano a indovinare e lui teneva gli occhi bassi. Era malattia fisica? Mentale? Spirituale? Se sua madre non si fosse lasciata sfuggire il nome dello schifo che gli strisciava dentro, poteva sperare di non vergognarsi troppo.


La porta dello studio si aprì di colpo, un altro postulante entrò, la fila avanzò di una sedia, e si riprese a recitare l’ininterrotto Rosario.

Qualcuno aveva acceso una candela sotto l’immagine sacra che sorvegliava la stanza. La volta scorsa il santone lo aveva schiacciato contro il muro, gli aveva infilato la mano nelle mutande e aveva detto con rabbia parole in latino. Il suo demone doveva risiedere lì, ma Pietro aveva optato per un blackout e non ricordava altro. Sarebbe riuscito anche stavolta a mettere in pausa il cervello? Con un po’ di fortuna sì. Sua madre stava in silenzio accanto a lui, quelli che erano arrivati col suo pullman cantilenavano i Misteri, una foresta di rosari pendeva sul corridoio dalle mani giunte. Gli girava già la testa.

Sì, sarebbe potuto scappare e non rivedere quell’uomo di cui non ricordava la faccia, ma ci volevano altre due ore di torpedone per tornare a casa, e se non fosse entrato avrebbe dovuto passarle nel biasimo generale. E avrebbe deluso sua madre: lei lo faceva per il suo bene.


Neppure aver marinato la scuola gli serviva da consolazione. Pietro ci andava volentieri: era stato bravo a creare una bolla dove i bulli che gli gridavano finocchio non potevano penetrare. Gli piacevano la scuola, i libri e la maestra. Vinceva sempre al gioco del silenzio e la sua pagella non aveva mai scatenato crisi in cucina. Per quelle bastavano i voti delle sorelle, o i colloqui coi professori, a cui la madre andava solerte, per guadagnar motivi per urlare loro contro: «Mi farete morire!», vociava, appena rientrava. E assegnava subito le punizioni.

Chiese il permesso di andare al bar poco lontano a prendere una cola e guadagnare l’esterno: «No. Tra poco tocca a noi».

«Magari quello dentro ci mette un po’», replicò.

«Magari no». Argomento chiuso.


Quando la porta si aprì e fu spinto nello studio dalla madre, che si fece il segno della Croce, Pietro rivide le icone, i diplomi, i fiori, le foto dei Santi ritagliate dai giornali, che tappezzavano sguaiatamente le pareti. Sembrava un carrozzone polveroso, illuminato da lampadine fioche e ceri ricoperti di plastica rossa. L’odore gli fece rivoltare lo stomaco, il sant’uomo dai capelli lunghi si avvicinò, e Pietro gli vomitò sulle ciabatte di pezza a quadretti. Non lo fece apposta. L’uomo gli alzò il mento e gli disse che non era successo niente. Pietro sorrise un mezzo sorriso e l’altro gli mollò un ceffone che lo mise KO.


Si riprese a bordo del pullman, ancora vuoto per metà. Sua madre gli passava un fazzoletto bagnato sulla fronte. Si sorprese a pensare a quanto fossero piccoli quei quadrati di stoffa da femmine.

«Non devi vergognarti – disse la vicina di sedile, quella grossa coi baffi –, hai fatto bene a liberarti. È uscita pure la fattura». Dette un colpetto sulla spalla alla madre e si rimise a sedere con un sospiro.

«Vero che non torniamo più?», chiese Pietro.

«Dice che devi tornare ancora una volta. L’ultima, poi basta».

«Ma mi ha picchiato!».

«Non picchiava te, ma il diavolo che avevi dentro».

In effetti qualcosa doveva essere uscito: si sentiva più leggero. Leggero come ti puoi sentire in una giornata grigia col cielo basso. Se fossero stati vicini al mare avrebbe voluto vederlo, ma lì al porto ne arrivava solo l’odore. Perché tutto doveva essere così brutto?

Pietro chiuse gli occhi e si abbandonò alla mano che continuava a percorrergli la fronte. Sarebbero tornati tra una settimana, ma se evitava di mettersi a piangere per un nonnulla, magari avrebbero pensato che era guarito. Pietro sperò e riprese il gioco del silenzio.

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Antonella Avolio ha votato il racconto

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Apprendo notizie di santoni e maghi, con crescente quotidianità. La nostra civiltà industrializzata ha un metallo flessibile a tale ignoranza? In Africa adducono ogni colpa all'indemoniato e abbandonano i figli per fame e noi? Sarà una moda con la sfida che qualcuno possa morire per mano del demonio. Già, è ricco, chiede soldi e a volte la vita.Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Cesarina Ansalone ha votato il racconto

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giumer1972 ha votato il racconto

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Sonia A. ha votato il racconto

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Il puma del Sîambù ha votato il racconto

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Germinal68 (Sandro) ha votato il racconto

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Italo ha votato il racconto

Scrittore

Piaciuto molto e ben scritto. Mi ci rivedo in Pietro, da piccolo sempre un po' malaticcio, silenzioso. Forse un esorcismo avrebbe fatto bene anche a me. :-)Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Umberto ha votato il racconto

Esordiente

Sotto i periodi che portano per mano il racconto si avverte un fuoco: e quel fuoco ci scuote e ci commuove. Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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GAP ha votato il racconto

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Doloroso e triste. Un racconto a cui hai dato voce al disagio e all'impotenza del protagonista. Ben scritto.Segnala il commento

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Margotscrive ha votato il racconto

Esordiente

Meravigliosamente doloroso, mi è piaciuto tantissimo, davvero un lavoro eccezionaleSegnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente

Colpisce e fa male. Bravo Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Sembra impossibile che possano accadere cose del genere, eppure alla follia umana non c'è limite. Più inquietante del "santone" è la madre, tanto presente quanto nociva. Hai reso benissimo l'idea di come i figli possano essere vittime sacrificali di genitori impreparati al difficilissimo ruolo di educatori. La mansuetudine di Pietro strazia (se possibile) più delle violenze subite. Un racconto destinato a non essere dimenticato.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Potente e intensoSegnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente

Qualcuno volò sul nido del passero... Segnala il commento

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

Esordiente

Hai saputo scrivere di un difficile con leggerezza di stile. BravoSegnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello…Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Io non ce lo sento, l’humor. Ho lo stomaco stretto in una morsa. L’hai inserito nell’autobiografia, Giampiero, e questo mi fa male. E comunque non cambia niente, queste cose sono successe davvero - un abominio. Bello, scritto bene, pulito e scorrevole. Bravo.Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Ha da passa' il medio evo. Bravo, ottimo raccontare.Segnala il commento

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doktor ha votato il racconto

Scrittore

un tema complesso trattato con humour e una certa distaccata benevolenza. Molto bravo. Voglio chiarire che parlo di humour per indicare non il comico o l'ironico, ma quella maniera di trattare in tono lieve cose serie e anche dolorose. Segnala il commento

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di Giampiero Pancini

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