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Noir

Pietro è morto

Pubblicato il 11/06/2019

"Ciascuno si racconcia la maschera come può – la maschera esteriore. Perché dentro poi c'è l'altra, che spesso non s'accorda con quella di fuori. E niente è vero!" Luigi Pirandello

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La notizia era giunta inaspettata e attesa a un tempo. Suo nonno, il padre di sua madre, era morto. O meglio, Pietro era morto. Lui l'aveva sempre chiamato con il suo nome di battesimo. Non aveva mai usato la parola "nonno" o qualsiasi altro appellativo affettuoso per rivolgersi a lui. Pietro non meritava affetto: non meritava nulla e si era preso sempre troppo. Pietro il saccente, l'insensibile, il mostro.

Aveva appreso la notizia della sua morte in maniera turbata. Poteva forse reagire altrimenti? Per lui Pietro era l'origine di ogni suo turbamento, la causa primaria del suo male di vivere. Pietro era un self-made-man che aveva campato fino a novantacinque anni suonati schiacciando gli altri attorno a sè, pur di primeggiare. Nella sua interminabile vita, aveva imbrogliato tutti: i suoi fratelli, i suoi colleghi, sua moglie, gli scommettitori disperati che si affidavano a lui per un prestito. Aveva imbrogliato pure la sua giovane amante, che, desiderosa di un tornaconto, gli era sempre stata appresso, sperando che lui le intestasse qualcosa di valore e morisse presto. Ma lui non moriva mai. Anzi, non passava giorno in cui il suo fervore nel peggiorare l'esistenza altrui si potesse dire affievolito.

Con lui, come con il resto della famiglia, Pietro si era sempre comportato da tiranno. Non aveva mai perso l'occasione di deriderlo, di criticarlo, di farlo sentire sbagliato e diverso.

Rita -sua madre- lo sapeva bene; Pietro lo aveva fatto anche con lei, la sua unica figlia (legittima). Da buon padre padrone, non le aveva mai dato nulla, ma le aveva riservato pretese, noncuranza e botte a seconda del suo umore. Per poter sfuggire ai fantasmi della casa natia, Rita si era sposata presto, con qualche precauzione: aveva scelto un uomo semplice, allegro, dotato di una personalità facile da soverchiare. Pietro lo aveva sempre sminuito e denigrato e si era comportato di conseguenza con il frutto di quell'unione.

Pietro non sopportava quel nipote così sensibile e sognatore: "...l'artista, capisci lui vuole fare l'artista! Ma non farmi ridere! Cosa ne sai tu di come si fa l'artista?! Non basta che ti piaccia il pennello sai... Svegliati!". Ripeteva il suo tormentone senza badare a suoi sentimenti, senza badare ai presenti. Così lui era cresciuto insicuro e fragile. Si sentiva un fallito, si sentiva di essere quello che Pietro aveva voluto fargli credere. L'onda del suo dolore e della sua depressione era nata in tenera età e ora si riversava sulla sua esistenza schiacciandolo con prepotenza. Ma proprio ora che credeva di aver toccato il fondo, grazie quella telefonata, quella sera, gli sembrava di intravedere la luce del sole…

Si sentiva strano, combattuto. Pensò subito al senso di liberazione che quella notizia aveva provocato in lui: finalmente e semplicemente l’origine della sua afflizione aveva cessato di esistere. Ma presto si insinuò nel suo animo un vuoto e subito sentì il panico salire: Pietro non c'era più, ma lui era abituato a pensare le cose in funzione sua... come poteva ora riprendere in mano la sua vita?! Lui stesso non era forse il prodotto di ciò che aveva dovuto subire? La sua personalità consisteva ormai in una matassa impossibile da dipanare: era diviso tra la sua essenza e la maschera che aveva dovuto indossare per compiacere –o almeno evitare di far alterare– quella figura così temuta. E adesso… era forse tardi? Era forse peggio? Ora avrebbe dovuto ricoprire un altro ruolo o avrebbe dovuto pensare a sè diversamente?! Chi era lui davvero? E poi… non era forse sbagliato gioire della morte di un nonno?! Si sentì debole a pensarlo, Pietro glielo avrebbe schiaffato subito in faccia. Fu sopraffatto dall'ansia per l'ennesima volta, tutto divenne buio e perse i sensi.

Al suo risveglio si trovava sul tappeto del salotto. Il telefono, ancora accanto a lui, era caduto frontalmente: schermo rotto. Alla vista dei frammenti ebbe un flash: vetri rotti. Il bicchiere di Pietro in frantumi sul pavimento la sera prima. Lui furioso esige un nuovo drink, gli urla contro. L’ennesima umiliazione. Deve essere l’ultima. Vede se stesso versare una dopo l’altra le gocce trasparenti nel bicchiere del vecchio, senza esitazione, sicuro di sé per l’unica volta nella sua vita.

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Claudio Bandelli ha votato il racconto

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Ottima idea, ha probabilmente bisogno di qualche piccola correzione.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

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elig ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Argomento troppo "vasto" per trattarlo in così poco "spazio". Ci vorrebbero più polso e capacità di sintesi, secondo me....Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Buono, anche se, alla descrizione dei sentimenti, avrei preferito una narrazione che li rivelavaSegnala il commento

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Lisa Ma ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Candy ha votato il racconto

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Quanta insicurezza ha trasmesso il tuo protagonista. Povero ragazzo mi viene da dire. Occhio ai cambi di soggetto tra le frasi. :) CiaoSegnala il commento

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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di Marù

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