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Narrativa

PING PONG

Pubblicato il 23/03/2021

E di come evitare l'eccessiva programmazione del proprio futuro, schivando, così, un impatto troppo invalidante con la realtà circostante, e con le nevrosi, che sempre si annidano, tra il pensare e il vivere.

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Ancora lunedì.

E già tre giorni prima, si era ritrovato a pensare che tre giorni dopo sarebbe stato di nuovo lunedì. Era venerdì, quando aveva fatto questo pensiero stupendo, e ricordava ancora chiaramente di aver preconizzato il proprio status esistenziale del lunedì successivo.

Fatto sta, che da qualche tempo sentiva il bisogno di precedere gli eventi che l'avrebbero coinvolto, di lì a poco, cercando di immaginare come si sarebbero dovuti evolvere - e concludere - se fosse riuscito a rispettarne i tempi e le pregnanze.

Ma quella tabella di marcia era in gran parte teorica, e mentale, soprattutto, avulsa da qualunque schema organizzativo concreto.

Esclusi gli appuntamenti più importanti, annotati scrupolosamente a matita sopra un taccuino, la rimanenza residuale dei suoi impegni, rimaneva appollaiata fra i suoi pensieri - come tanti pappagallini, pronti a fare caciara, in attesa del capobranco, che desse il là - permettendogli di fantasticarne l'esito, assieme a tutta una babele di eventi minori, pappagallini permettendo. 

Si prendeva, in tal modo, la libertà di immaginarsi come si sarebbe potuto sentire, nel caso che fosse successo quello, quell'altro, o quell'altro ancora, oppure tutt'altro, illudendosi di poter arrivare già preparato all'ipotetico evento in questione, per affrontarlo, e risolverlo, a suo dire, nel migliore dei modi. È chiaro che si trattava di seghe mentali, mescolate al piacere dell'autocontrollo, per decidere il tempo e il modus operandi- nonché la scaletta- dei propri orgasmi esistenziali, o delle mancate erezioni, come dell'ejaculatio precox, nel caso si fosse presentata, pure lei, sotto le mentite spoglie di un piacere maturato troppo in anticipo, rispetto alle previsioni. 

L'orgasmo soddisfacente in solitaria, oramai,  lasciava il tempo che aveva trovato, rodato com'era, da una pratica decennale, mentre l'ejaculatio precox, era precoce, d'accordo. Ma rispetto a cosa!? E in anticipo sui tempi di chi!? Di sè medesimo distaccato da sè stesso? Oppure rispetto al tempo minimo/medio che avrebbe potuto mettere in scaletta per fornirsi un'indicazione temporale, rispetto alla quale, in effetti, si sarebbe potuto parlare di ejaculatio precox, con una cognizione di causa adeguata? E mancata erezione poi, perché? 

Cosa poteva significare, di grazia, dover affrontare una mancata erezione del proprio organo di piacere, trovandosi a macinare ipotesi interpretative a non finire? Forse che non era più in grado di produrre stimoli induttivi adeguati a un'erezione degna del proprio nome?

In confronto alle ultime due, la noia diffusa - mai scomparsa, del tutto - gli pareva quella meno colpevolizzante, tutto sommato. Di certo la più accettabile, e accettata, a rigor di logica, perché frutto evidente della sua incapacità di vivere una relazione eterosessuale standard, senza dover impegnare inutilmente il proprio tempo nella previsione degli esiti in divenire.

Ma detto fra noi, non ricordava neanche più cosa potesse significare, per lui, mescolare le proprie giornate a quelle di una lei, al netto del tempo che ognuno avrebbe continuato a passare in compagnia dei propri fantasmi. Ma quanta parte del proprio sé sarebbero riusciti a condividere, quegli ipotetici lui e lei, nel caso se ne fosse presentata l'occasione?

È dove avrebbe potuto portarli, l'eventuale condivisione del proprio tempo libero?

E come avrebbero saputo affrontare tutte le imprevedibili conseguenze di quella scelta? 


Tutte queste considerazioni mi sono state affidate con un fare discreto, da questo amico, usando un tono sobrio, scevro da complicanze autoreferenziali e compiacimenti di qualunque genere, tanto da indurmi a rendervene conto, nel modo più semplice e chiaro che sono riuscito a trovare. 

A questo punto, però, vorrei ribadire l'uso metaforico degli esempi di cui poco sopra: l'autoerotismo, l'ejaculaxio precox, la mancata erezione, la noia diffusa: sono tutte da intendersi come proiezioni simboliche di un disagio interiore, usate per stimolarne l'immediata fruizione in levare, ad uso e consumo di chi si dovesse sentire rappresentato dagli esempi in questione, senza pretendere effetti taumaturgici immediati. 


"È come giocare a ping pong da solo... sai!" ha aggiunto, infine, il mio amico, per poi continuare, dopo una breve pausa: " Batti sul tuo campo, cercando di rallentare la pallina il più possibile, e di alzarla, per avere più tempo, poi schizzi via, e cerchi di raggiungere la pallina prima del secondo rimbalzo, sul campo opposto, e poi cerchi di colpirla ancora, con le stesse modalità, schizzi di nuovo sul lato opposto, e vai avanti così, finché riesci a mantenere il ritmo, e la concentrazione. Ma dura poco, sai? 

Riesci a fare anche dieci, dodici scambi, con te stesso, ma poi ti infarti (volevo scrivere incarti, ma anche infarti, non è male)  preso come sei, dalla foga di misurarti con te stesso. E poi senti tutti i pappagallini che fanno caciara, all'unisono, e ti rendi conto, che è già troppo tardi. È già lunedì. "




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Graograman ha votato il racconto

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Il tempo è ineluttabile. Nel tuo tono leggero racconti molto di quello che si muove dentro. Bravo.Segnala il commento

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Mong ha votato il racconto

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Cercar di anticipare i tempi e le emozioni: a volte ci caschiamo, peccato che non funzioni così. Belli anche i pappagallini. Segnala il commento

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Il puma del Sîambù ha votato il racconto

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Laranarossa ha votato il racconto

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Gemma Avolio ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Molto bello.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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un susseguirsi di domande e una certa amarezza. pappagallini e fantasmi. piaciuta l'ironia su incarti-infarti.Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

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omALE ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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a me è sembrato un quadro amaro e vero del genere di vita che la maggior parte delle persone è costretta a condurre. Giocare a ping pong in solitaria è una buona metafora di tante altre solitudini forse più pregnanti, sebbene la solitudine non sia affatto e sempre da disprezzare, dipende. Certo c'è molta tensione e forse rabbia nella tua prosa. Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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extra-ordinario. l’ho riletto in prima persona e i pappagallini sono stati tutti attenti :)Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Secondo me è vero, come dice Dalcapa, che quel passaggio interrompe la lettura. Ma a me è piaciuto, l'ho pensato come un ottimo escamotage per allontanare per qualche secondo l'attenzione, ingarbugliata nei tuoi pensieri, e poi ricatturarla.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

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Editor

Non son del tutto convinto dell'utilità e dell'efficacia del paragrafo che inizia con "Tutte queste considerazioni mi sono state affidate con un fare discreto..." Mi ha un po' spezzato la lettura, il ritmo, e a mio parere non aggiunge molto di più di quello che hai scritto, ma risulta essere più uno "spiegone". Il resto mi è piaciuto molto, con il suo fluire da flusso di coscienza un po' folle, disordinato, originale come tu sai ben fare.Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

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Concordo, e credo che uscirne sia piliuttisto complesso. Bello, ma lo trovo più ostico dei tuoi altri, fa più attrito nei passaggi Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Il tono sembra più serio del solito, chi ha dubbi e si fa domande di certo non può non fermarsi sulla proprie abitudini solitarie e cercare di capire -‘le differenze che producano lo scarto’ - come dice Adriana. Ma spostare la visione può essere anche un tentativo per ringiovanire. Poi quando ho letto: (volevo scrivere incarti, ma anche infarti, non è male) mi sono detta che sarai sempre in forma giocando a Ping Pong sia da solo o in compagnia. Un’ ossessione da lunedì.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

"Le differenze che producono lo "scarto" , il cambio di passo e la necessità affettiva per incontrarsi. O per sfiorarsi. E dipende soprattutto dal "paesaggio interiore" di ognuno di noi. E dalla forma con cui riveliamo il nostro contenuto", è un (tuo) commento perfetto anche per questo brano. Rispecchia il tuo lunedì, l'attenzione che presti a tutto ciò che accade intorno a te.Segnala il commento

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di Franco 58

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