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Fantastico

Pinguini

Di Paolo Sbolgi - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 30/01/2019

La mattina in cui i pinguini arrivarono in città fu dopo i tre giorni in cui la neve cadde senza sosta.

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La mattina in cui i pinguini arrivarono in città fu dopo i tre giorni in cui la neve cadde senza sosta.

Il primo giorno la neve scendeva lenta, a grossi fiocchi. Il traffico si bloccò subito e il rumore dei clacson riempì il silenzio ovattato. Il secondo giorno gli spazzaneve liberarono le strade solo per poco tempo, perché la neve copriva il lavoro appena svolto. I commercianti spalavano l’ingresso dei negozi, imprecando per il crollo delle vendite. Il terzo giorno la neve cadeva ancora più intensamente e tutti erano preoccupati. Gli anziani, bloccati in casa, non sapevano come fare la spesa.

La mattina del quarto giorno il cielo era tornato splendente e la neve luccicava al sole. Fu allora che arrivarono i pinguini.

Erano grassi e goffi nel camminare. Sembravano perfettamente a loro agio, quasi che il volto della città, trasformato dalla neve, si confacesse loro non meno delle distese polari che abitano da millenni.

La vista dei primi pinguini sfidò la generale incredulità. Chi li fotografò, chi si fece un selfie, chi divulgò le immagini sui social. La notizia arrivò come un lampo, con il peso della sua assurdità, sui telegiornali nazionali. Fiorirono le ipotesi: una migrazione misteriosa, forse dovuta ai mutamenti climatici, lo scherzo di un buontempone, una campagna pubblicitaria che, dopo l’arrivo dei pinguini, si sarebbe rivelata. Nonostante l’intervento degli esperti, nessuna delle ipotesi trovò conferma. Di contro, il numero dei pinguini cresceva. Non ci si rendeva conto da dove spuntassero. Passavano per le vie del centro, si muovevano indifferenti tra la folla incredula, quasi che il mondo intorno non li riguardasse. Indaffarati, camminavano svelti con le loro zampette, nessuno capiva la meta. Erano cauti nell’attraversare la strada e non si ebbe notizia di pinguini investiti da un’auto.

I ragazzi si divertivano a inseguirli e a prenderli in braccio.

Qualcuno prese un pinguino e se lo portò in giardino, insieme al cane.

Il sindaco, nella sua saggezza, disse che era meglio catturarli, custodirli in un luogo sicuro e poi imbarcarli per il Polo Sud. La coscienza animalista. Ma chi doveva acchiappare i pinguini? I vigili urbani si rifiutarono.


Tobia accompagnava Katia nel percorso da scuola a casa. Lo faceva tutti giorni, in fondo. Da tempo Tobia si sentiva in subbuglio, aveva una frenesia che non sapeva descrivere. Era come se dei fili lo tirassero di qua e di là, e l’altra estremità dei fili fosse nelle mani di Katia. La mattina di neve doveva essere un segno, e lungo la strada si decise a dichiararsi. Temeva un rifiuto, il cuore gli balzava in gola e gli mozzava le parole. Lei rimase cauta e incerta ma, quando furono dentro l’androne, lui appoggiò le labbra sulle sue e lei non si ritrasse.

Quando Tobia riprese la strada verso casa, una sensazione di novità e leggerezza lo avvolgeva, ma la strada, le case, i semafori, le insegne dei negozi, erano quelli di sempre. Si meravigliò che il mondo non partecipasse alla sua felicità. Incrociò un pinguino impettito. Tobia si fermò, pieno di stupore, ma il pinguino se ne andò via indifferente.


In piedi, all’angolo del supermercato, Momo contemplava il paesaggio imbiancato. Per via della neve non aveva steso per terra il telo con la sua merce. Nei giardini di fronte i ragazzi si tiravano le palle di neve e qualcuno aveva fatto un pupazzo di neve in una aiuola. Allora Momo pensò a sua moglie e al suo bambino che non avevano mai visto la neve e pensò di mandare loro delle foto. Loro così lontani e con tanto caldo e lui così solo e triste e con così tanto freddo. E mentre si stringeva nel suo giaccone e batteva i piedi e non riusciva a darsi pace, gli passò accanto un pinguino indaffarato, diretto chissà dove. Momo lo rincorse, per fargli una foto, ma il pinguino, indifferente, proseguì per la sua strada.


Vanni faceva il giro delle librerie del centro. Aveva terminato il suo romanzo d’esordio. Aveva richiesto tre anni di lavoro, tempo rubato alla famiglia, al sonno, agli svaghi. Tre anni trascorsi senza sapere se il suo romanzo avrebbe incontrato il successo o se sarebbe stato un flop. Aveva mandato la bozza a vari editori e con varie motivazioni gli era tornata, declinandone la pubblicazione. Non gli piaceva il self-publishing, non implicava alcun merito letterario. Giunse a un compromesso: l’acquisto di cento copie da regalare agli amici, e la stampa di altre cinquecento destinate alle librerie.

Ma quando, nella più grande libreria della città, cercò, prima sul tavolo della novità e degli esordienti, poi sugli scaffali e infine indicò al libraio il titolo del suo libro, e questi, consultando il computer, rispose, con la massima indifferenza, che quel titolo era sconosciuto, Vanni si sentì morire.

Lo stesso avvenne in altre cinque librerie.

Per strada, tra la neve, con il morale sotto i tacchi, incrociò un pinguino. Per la rabbia gli si parò davanti, sbarrandogli la strada. Ma il pinguino non fece alcun verso, girò intorno e proseguì, nella sua sublime indifferenza.

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Violeta ha votato il racconto

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QuamPulchra ha votato il racconto

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isa ha votato il racconto

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Fresco divertente e sublime, come l'indifferenza dei pinguini, morbidi, candidi e superiori - o forse collaterali - ad ogni nostra umanitàSegnala il commento

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Fiorenzo ha votato il racconto

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Karl Krasnyy ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Paolo, è sempre con immenso piacere che leggo i tuoi racconti. Segnala il commento

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Ilaria Storti ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Forse i pinguini sono una metafora e rappresentano l'indifferenza.Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Superfrancy ha votato il racconto

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Otorongo ha votato il racconto

Esordiente
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L'idea dei pinguini è geniale ma resta fine a se stessa , non si sviluppa in un finale ad effetto .Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Mi è piaciuto, anche se non ho capito la morale...ma forse certe volte non occorre, una morale, basta leggere, e stupirsi.....Segnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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di Paolo Sbolgi

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