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Autobiografia

Pioggia di novembre

Pubblicato il 25/11/2018

Introspezione di un disoccupato

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Quando dagli occhi trabocca una goccia dal sapore di sale senza una ragione apparente né immediata, è tempo di scavare dentro sé stessi con la pazienza ed il metodo di un archeologo. Passare al setaccio gli eventi centimetro per centimetro con lo zelo di una nonna che spolvera i soprammobili. Catalogare ogni frammento del recente passato e portarlo alla luce per studiarlo col distacco appropriato. Tracciare le linee della stratigrafia dei ricordi per potersi guardare dentro come la sezione del un tronco di un albero: dai i cerchi concentrici che segnano gli anni di vita, al mosaico dei frammenti che ricomposti formano la memoria del nostro vissuto.

Così, col pretesto di una lacrima furtiva ho percorso a ritroso gli ultimi giorni, poi più indietro le ultime settimane e mesi.

I problemi, i dolori, i drammi che, per pudore non descrivo in tutta la loro esasperazione nemmeno a chi li ascolta per mestiere, restano gli stessi: la mancanza di un lavoro, l’assenza di prospettive, il lungo letargo sentimentale che sembra sempre più un coma irreversibile.

Per riuscire a dar voce a quest’ultima pietra che mi appesantisce l’anima c’è voluto un vecchio amico, le sue domande dirette, scomode che non mi sono sentito di eludere.

Il fatto che mi abbia ascoltato anche mio fratello mi ha lasciato in bocca un sapore agrodolce.

Ho detto chiaramente che nel mio futuro non ci vedo una relazione stabile che sia matrimonio o convivenza e quindi ancora meno dei figli ed ho aggiunto anche che dieci anni fa, invece, una famiglia la immaginavo nel mio futuro.

È l’amara verità, tutta d’un fiato.

Come si può sognare un futuro quando non si ha niente, quando non si è niente, perché non ha senso nascondersi dietro sorrisi e parole moderate, di circostanza: essere disoccupati per lunghi periodi è una malattia a lungo termine, è un cancro che attacca le proprie sicurezze, si mangia speranze e sogni fino a ridurli ai minimi termini al punto da renderli irriconoscibili o a farli dimenticare completamente. Ma i malati di disoccupazione hanno un’altra croce pesante da portare: la colpa. Sì, perché vengono accusati di essere loro stessi la prima causa della loro patologia.

Tutti i ben pensanti a lanciare pietre sotto forma di consigli spassionati, esortazioni, mortificazioni, insulti. Madri e padri che spingono figli laureati nelle batterie da polli dei call-center, verso concorsi da netturbini, a fare i rappresentati porta a porta senza un minimo di fisso, pur di avere l’illusione che qualcosa si possa sbloccare. Amici all’estero che con i loro racconti fiabeschi della loro vite realizzate ci lasciano notti in bianco a pensarci su.

Ma qualcuno sceglie di restare, nonostante tutto. Qualcuno si mette l’anima in pace e aspetterà la sua occasione, qualcun altro si venderà l’anima al diavolo e si prenderà un lavoro sotto pagato, brucerà la sua laurea e sarà infelice per il resto della sua vita.

Preferisco morire di povertà con lo stomaco vuoto, ma nella pienezza della mia integrità piuttosto che consumarmi lentamente e spegnermi di infelicità.

Per questo l’immagine più vera e probabile che oggi riesco a vedere nel mio futuro è quella di un barbone sotto un ponte che scrive sopra i cartoni che lo proteggono dal freddo della notte. O, al limite, quella di un frate in un convento nel cuore dell’appennino.

Sembrano assurdità, iperboli o più semplicemente delle sparate dettate dalla rabbia. Se volete vi assecondo anche stavolta e vi racconto che era tutto uno scherzo. Già vorrei tanto poterlo dire, ma non riesco più a fingere di darvi ragione.

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Vinantal ha votato il racconto

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Al protagonista direi: lascia fottere l'integrità, credi in te stesso e lotta; magari sottopagato e sotto usato ma non mollare.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Grazia Ferro ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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E' uno sfogo amaro che non cade nel vuoto. Lotta, non disperareSegnala il commento

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Francesco Manciola ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Hai fotografato la realtà in modo lucido e spietato.Segnala il commento

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isa ha votato il racconto

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Ti auguro nuova forza e fortuna dietro l'angoloSegnala il commento

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di baccaja

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