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Narrativa

Pizza e Covid

Pubblicato il 27/09/2020

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- Mamma… Mamma!

Il lamento ha oltrepassato la barriera delle cuffie. I miei occhi restavano incollati allo schermo, sulla carovana funebre dell’esercito che scortava una sessantina di bare. Non che me ne importasse molto. Mi accanivo su bollettini e statistiche per non pensare a tutto il resto. Ho spostato lo sguardo su mia figlia che mi fissava con le labbra tremanti di chi sta per scoppiare in lacrime. Con Lorenzo non sarebbe successo. Lui non avrebbe lasciato Anna tutto il pomeriggio sul tappeto del soggiorno con la tv accesa, né le avrebbe permesso di scrivere sulle pareti, in un eccesso di noia e insofferenza. Ma Lorenzo se n’era andato. Ero stata io a mandarlo via.

- Ho fame.

Mi sono sfilata le cuffie. Dalla finestra aperta la sigla del tg riempiva la stanza. – Che ora è? – ho chiesto alle sedie attorno al tavolo e – Cosa vuoi mangiare? – a mia figlia. Si occupava sempre lui della cena. Anche della spesa, della merenda di Anna, di passare a prenderla all’asilo, portarla dal dentista, poi al parco, comprarle il gelato, pulirle i baffi di cioccolata. Non ci faceva mancare nulla. Tranne l’amore. Quello mancava solo a me, Anna ne era inondata. La invidiavo per questo e me ne vergognavo. Così l’avevo mandato via. Non volevo essere l’unica infelice.

- Facciamo la pizza? – ha chiesto arrampicandosi sulle mie ginocchia. Aveva delle briciole intorno alla bocca. Chissà quando e cosa aveva mangiato.

- Allora?

- Allora cosa?

- Facciamo la pizza?

- Non possiamo.

- Perché?

- Manca il lievito.

- Cos’è il lievito?

La conversazione stava andando al di là delle mie possibilità. Lorenzo avrebbe saputo cosa dire. Avrebbe trovato una risposta fantasiosa, l’avrebbe fatta ridere, le avrebbe fatto il solletico. Lei si sarebbe divertita, come quando avevano montato il castello di Frozen fatto di Lego. Lui era bravo a mettere insieme i pezzi. Lo aveva fatto anche con me, quando ci eravamo conosciuti. Solo che guardando nella scatola si era reso conto che per rimettermi a posto mancavano le istruzioni.

- E se la ordinassimo? – ho chiesto al monitor in stand-by. Anna mi si stringeva addosso, come se avesse paura che da un momento all’altro me ne andassi anch’io. Le avevo raccontato che papino, come lo chiamava lei, sarebbe stato via solo qualche giorno. Era andato a stare dai suoi a Vicenza. Poi avevano chiuso le frontiere tra le regioni. Avrebbe potuto, ma non è tornato. Ad Anna avevo detto che era tutta colpa del Covid. Era solo colpa mia.

Ho chiamato l’egiziano sotto casa e ordinato due margherite, mentre lei mi guardava da sotto in su.

- Una torta!

- Una torta cosa?

- Facciamo una torta?

- Va bene.

Anna ha mostrato la finestrella lasciata da un incisivo. Era ancora sotto il suo cuscino? Dovevo ricordarmi di metterci un euro e buttarlo via.

Siamo andate insieme in cucina. Farina, latte, yogurt, zucchero, olio. Ho allineato tutti gli ingredienti sul tavolo.

- Quando torna?

- Chi?

- Papino.

Dalla seconda anta in basso ho preso una ciotola. C’ho versato lo yogurt, poi ho usato il vasetto per dosare l’olio, il latte e lo zucchero. Ho sollevato il pacco di farina e solo in quel momento mi sono accorta della data di scadenza: 12/10/2019. Eravamo nel 2020. Lorenzo se ne sarebbe accorto prima di cominciare. Lorenzo avrebbe trovato una soluzione. Lorenzo se n’era andato. Io l’avevo cacciato di casa. Il pacco mi è scivolato dalle mani, sbattendo contro l’orlo della ciotola che si è ribaltata. Una poltiglia oleosa ha raggiunto il bordo del tavolo e mi è colata sulle pantofole, rapprendendosi in una macchia giallastra.

- Manca anche a te mamma? – Solo in quel momento mi sono accorta che stavo piangendo.

Ho guardato Anna negli occhi. – Peccato che non sia… qui – ho balbettato.

– Peccato che non sia tuo padre – mi sono detta.

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente
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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Trama e stile disturbanti. Quindi interessanti! Un racconto che ci conferma quanto il dolore personale, quando ti annichilisce, sia più importante di quanto stia succedendo alla collettività.Segnala il commento

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Signor Fabiani ha votato il racconto

Esordiente
Editor

La struttura del racconto ha un punto di forza e uno di debolezza. Il punto di forza: il finale. Per tutto il racconto si è fatta credere una cosa, e poi, invece, se ne scopre un'altra. Il punto di debolezza: non è stato fornito alcun indizio, anche solo subliminale, per far intuire al lettore la verità delle cose (rileggendo il racconto - conoscendo già il finale - non c'è nessun passaggio in cui il lettore possa dire: "accidenti, qui me l'aveva detto, tra le righe, che non era il papà ..."). Buono lo stile.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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di Simonetta Gallucci

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