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Narrativa

Pomodori all'occhio di bue

Di BULLET - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 23/10/2019

“Racconto rivisto per la Borsa di Studio Severino Cesari”

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Corrado individuò una corsia in cui c’erano due persone col carrello. Si affiancò alla prima di queste, una donna di mezza età in sovrappeso, poi prese un pacco di biscotti dallo scaffale e finse di osservarne gli ingredienti. Appena la donna si voltò per proseguire la spesa, lui approfittò di quel gesto momentaneo che oscurava le telecamere per infilarsi i biscotti nella tasca interna del cappotto. Conosceva a memoria il posizionamento di ogni telecamera di quel supermercato e agiva nelle ore di punta, sfruttando il maggior afflusso di clienti per camuffare al meglio i suoi movimenti.

Ripeté lo stesso trucchetto fino a che non fu carico, ma non così vistosamente da generare sospetti. Si diresse verso l’uscita senza acquisti, con calma e scioltezza. La varcò e vide un addetto alla sicurezza arrivare da destra. Per un attimo si fissarono negli occhi; poi Corrado scattò a sinistra verso l’uscita che dava sul piazzale. Il vigilante lo inseguiva a non più di dieci metri di distanza.

Corrado era troppo lento. Si disfece in fretta del bottino: un pacco di biscotti, due salami, una confezione di prosciutto stagionato e un piccolo barattolo di maionese.

Adesso sì che era veloce, senza tutto quell’ingombro. Finalmente riuscì a staccarlo: era sempre stato forte nella corsa.

Prima di sparire dietro l’angolo, si voltò e vide che il vigilante aveva rinunciato all’inseguimento e si chinava a raccogliere la refurtiva.


Poco dopo rientrò a casa.

Lui era da due anni senza lavoro, e da quando Anna si era rotta una gamba non avevano più nemmeno quel poco che lei riusciva a guadagnare andando a fare le pulizie dalla signora Tina.

– Corra’! – lo chiamò Anna.

La raggiunse in camera, dove se ne stava sdraiata sul letto con la gamba ingessata. La televisione accesa le teneva compagnia.

– Ammor mi’ – le fece togliendosi il cappotto. – Non puoi capire.

– Ch’è succies?

– Non lo so comm hann’ fatt’, ma mi hanno sgamato e un vigilante mi è corso appresso.

– E ti ha preso?

– No, ma ho dovuto buttare tutto.

– Ti avevo detto di lasciare stare per stasera, ché se domani Raffaele mi fa sapere per quel lavoro, ti prende con lui.

– Annare’, ogni vot diciamo la stessa cosa...

Lei era sul punto di piangere.

Corrado evitò di guardarla negli occhi, si girò verso la finestra e alzò il tono della voce. – Però lo sai che ti dico? Questa cosa mi ha fatto ricordare quant’ so’ furtunat ad avere ancora la salute.

– Over? – fece lei incuriosita, abbozzando un sorriso.

– Ma certo! Tu dovevi vedere come correvo! Nu fulmin’, Annare’, l’agg’ disintegrat’ a chillu sceriff ‘e mmerd’.

– E mo che ci mangiamo?

Corrado la aiutò ad alzarsi. Si spostarono in cucina e la fece sedere al tavolo, poggiandole la gamba ingessata su un’altra sedia.

Aprì il frigo: c’erano una bottiglia d’acqua del rubinetto e quattro grossi pomodori da insalata, nient’altro. Lo richiuse. Poi vide vicino al lavello la bottiglia d’olio, ne restava meno di mezzo litro.

– È rimasto un po’ di pane? – chiese ad Anna.

– Sì, ma è dell’altro ieri.

– Nun fa nient’, ce lo facciamo andare bene.

Prese una padella, accese il gas e ci sistemò le fette di pane per tostarle.

– Ma che stai facendo? – gli fece Anna, incuriosita.

– Mo ti faccio vedere che prelibatezz’ ti preparo! – esclamò pomposo.

In un’altra padella versò un po’ d’olio e lo mise a scaldare. Prese i pomodori dal frigo e, dopo averli lavati, li poggiò nella padella senza tagliarli, ma schiacciandoli verso il basso con la forchetta.

– Hai mai assaggiato i pomodori all’occhio di bue? – le chiese.

Lei rise. – Corra’, ma che dici?

– Perché? Non lo sai? Mica ci stanno solo le uova, pure certi tipi di pomodori si possono fare all’occhio di bue.

– Ma veramente fai o ci sei, Corra’? È il tipo di pomodoro che si chiama “cuore di bue”.

– E vabbuò, ma sempre di bue è. Cert’ che pur tu, Annare’, e aiutami con un po’ di fantasia, ché i tempi già so’ quelli che so’.

Spense i fornelli, aggiunse sale e altro olio, mise la pietanza in due piatti e li portò a tavola insieme al pane quasi abbrustolito.

Anna stette al gioco. – Uaaa, Corra’, ma dove hai imparato a fare ‘sti piatti? Ma poi guarda che presentazione!

Corrado si accomodò e le sorrise.

– Buon appetit’, ammor mi’.

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello, davvero: allegro, triste, profondamente umano, pieno di vita e di amore. E poi, Scritto...ma che dialetto è...!?Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Ri-visto. Ri-votato.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Luca Giò Miccia ha votato il racconto

Esordiente

Ma che teneri! Mi è piaciuta molto anche tutta la parte del taccheggio e dell'inseguimento: molto adrenalinica e coinvolgente.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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