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Narrativa

Preda

Pubblicato il 21/05/2019

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Parigi, ultima corsa della metropolitana.

La stazione è vuota. Nessuno aspetta il treno, che arriva, si ferma e apre la porta. Una donna appoggiata al palo centrale della carrozza sbuffa. Alla sua sinistra, su uno dei sedili, un uomo le studia i capelli. Gli occhi del passeggero le corrono dalla nuca alla clavicola, proseguono lungo il petto e scivolano giù fino alla vita, qui rallentano, pensano, poi ripartono decisi sulle cosce e soddisfatti del viaggio s'insediano all'altezza delle caviglie, dove i jeans terminano in una sottile striscia di pelle che li divide dagli stivaletti.

La porta si chiude e il treno parte.

Poco più avanti un ragazzo si guarda il mento: ha il collo storto e la fronte appoggiata al finestrino, le mani stirano la pelle del viso alla ricerca di imperfezioni. Un riflesso sul vetro interrompe l'indagine, si ricorda di non essere solo e si allunga felinamente coprendo con le braccia l'alone unticcio rimasto sul finestrino. E' giovane, alto e ben piazzato, sulle spalle una borsa blu marcata da una scritta bianca in stampatello: “RUGBY XIX ARRONDISSEMENT”.

Il treno si ferma: il ragazzo scende; nessuno sale; l'uomo sorride.

La donna guarda a destra, poi a sinistra: il lungo serpente è vuoto dalla testa alla coda. Percepisce gli occhi corteggiarle il sedere. Sbuffa.

La metro riparte, l'uomo si alza appoggiando la schiena contro la porta del vagone. Adesso può vederle il viso. Lei, invece, s'interessa del pavimento: i piedi dell'uomo sono a meno di un metro dai suoi. Fruga nella borsetta con falso impegno. Il cuore le scuote il petto, le rimbomba in gola, le secca la bocca. Tossisce. Gli occhi le attaccano il collo, si sente sotto assedio. Stringe la sciarpa per difendersi e torna con gli occhi al pavimento: se i piedi si avvicinano urla. Controlla il led sopra la porta del vagone: sei fermate. Troppe.

Il treno rallenta la corsa.

La donna spera in un passeggero, una presenza, un testimone. Lo cerca oltre i finestrini, ma il vagone è ancora dentro al tunnel. Appena le luci della stazione irrompono nella carrozza, le pupille scattano filtrando ogni immagine, cartellone pubblicitario e forma presente sulla piattaforma.

Il treno si ferma.

La testa ruota invano a destra e sinistra: la stazione è vuota. Uscire o rimanere sul treno?

La porta si apre.

Le spalle si toccano mentre i piedi appoggiano sulla piattaforma. Lui sposta il secondo in avanti, lei torna indietro con il primo.

Lui sulla piattaforma, lei sul treno, si guardano.

“Buonanotte” dice lui.

La porta si chiude.

“Notte” dice lei.

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Danmark ha votato il racconto

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Robydrum ha votato il racconto

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Bel ritmo da thriller.Segnala il commento

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Candy ha votato il racconto

Esordiente

Un buon ritmo, belle scene, bel finale. Ciao :)Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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di nuovanota

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