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Romance

Presente e momento.

Pubblicato il 15/05/2021

Un momento di dolcezza, consapevolezza e presenza.

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Leda si sfiorò il polso sinistro. Aveva il mento leggermente abbassato in direzione della spalla e di lì, con gli occhi all'insù, finalmente lo vedeva. Lo vedeva chiaramente, lì, su quel tetto; distingueva i limiti della sua sagoma così vicina, in controluce, su quello sfondo blu scuro, mentre le luci di Parigi iniziavano ad accendersi, piccole e lontane. 

Sentiva un odore nuovo e una profonda sensazione di finale, di persone in bicicletta che tornano a casa a fine estate, di tramonti che finiscono dietro le montagne.

Ad un tratto i suoi polmoni si riempirono di un'eco di sensazioni, di immagini di tutti questi episodi di vita: una vita che improvvisamente sembrava la sua ma lontana come un passato ormai sepolto. Continuò a guardare Horace e portò il suo sguardo prima sul suo orecchio, poi sui quei ricci disordinati, su quel profilo sconosciuto e familiare allo stesso tempo.

"Era da tanto che non mi sentivo così presente" disse lui. Aveva le labbra asciutte, ferme, e l'aria stanca. Le mise una mano sul ginocchio, mentre lei continuava a tenere le ginocchia strette al petto, pervasa da quel senso di fine e calore. 

"Dopo aver perso Helene è stato come se avessi volontariamente scelto di rinunciare a vivere per alcuni anni, di muovermi come un fantasma tra i ricordi e per certi versi credo di essere cresciuto troppo in fretta. Ma soprattutto, in questi ultimi anni, mi sono sentito solo con la mia parola. Per questo continuavo a scriverle delle lettere, quelle che tu hai trovato. E ti ho odiata all'inizio per quella tua ingenuità, per la spensieratezza che ostentavi: quella di chi sa di avere tutto da guadagnare. Non fraintendermi: non penso che questo voglia dire che tu non abbia nulla da perdere. Il mio niente da perdere, invece, è diventato un peso enorme da contenere: tutte quelle cose che riuscivo a dire solo a lei, solo in un certo modo...mi è sembrato di perderle nel vento."

Leda ebbe un sussulto. Quei pensieri di dolore e di coraggio, di voglia di ricominciare e di sfiducia, li conosceva benissimo, ma questa volta non le facevano paura: erano come illuminati da una luce soffusa.

Horace la guardò e le sfiorò il mento con la guancia: iniziò a contornarle il viso, fino a fermarsi a pochi millimetri dalla sua fronte. Riprese a parlare solo dopo qualche minuto, mentre le luci della città sfumavano sullo sfondo.

"Mi dispiace molto di averti allontanata questa sera. La voglia di passare qualche minuto solo con te è stata difficile da ammettere."

Leda sorrise leggermente, rilassando le mani, e fece spazio al viso di Horace sul suo petto, lasciando andare le gambe su quelle tegole blu e lo strinse a sè. In lontananza le auto sembravano muoversi in perfetta sintonia con la musica diffusa nell'aria serale, proveniente dal piano inferiore alla terrazza. La Cattedrale di Notre Dame appariva senza anima su quello sfondo di luci riflesse nell'acqua.

"Vieni in Italia con me" disse Leda. Horace aveva il respiro calmo e le sue braccia sfioravano i fianchi di lei: la strinse e salendo con il viso all'altezza delle sue labbra, la baciò, con un senso di malinconia che Leda non riuscì ad ignorare.

"Non verrà" pensò, ma non le importava davvero. Sentiva con ogni millimetro della sua pelle che quel momento, su quello sfondo blu, quel respiro così vicino al suo, quel legame appena nato e quella malinconia avrebbero avuto diritto di essere, senza dover diventare parte di una qualche meravigliosa storia d'amore o l'inizio di una qualche fine.

Aveva passato così tanto tempo nei mesi precedenti a chiedersi quale fosse il suo posto nel mondo.

E quella sera di maggio ogni dubbio tramontò: lei era lì, corpo e anima, una parte di un tutto, nodo di una maglia immensa e complicata di ricordi e scambi, linea di un disegno che era suo e tutto ancora da completare.

Guardò le stelle spuntare all'orizzonte mentre Horace la baciò sulla spalla. Era esattamente dove doveva essere.


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Santo ha votato il racconto

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Si sentono i colori e il "senso di fine" quindi bello, ma non mi è chiara la posizione dei due personaggi nello spazio. Sembrano fluttare l'uno attorno all'altra e secondo me è un problema perché da come descrivi dettagliatamente il loro muoversi non sembra tu voglia dare l'impressione di due figure collegate in modo astratto. Se l'astratto è ciò che vuoi, allora vai verso l'astratto senza troppi dettagli, ma se vuoi la precisione, allora potresti essere più breve e precisa su come i personaggi sono fisicamente nello spazio. Spero di essere d'aiuto e non inappropriato.Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Helmwige ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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di Claudiadec

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