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ConcorsiIL TITOLO E ALTRI RACCONTI

Prima di tutto il resto

Pubblicato il 03/06/2018

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Edoardo ha lasciato aperta la saracinesca dell’officina perché tanto ci pensa Nicola a chiudere i battenti, poi proprio Nicola deve sistemare il motore della Jeep arrivata l’altro ieri. Ha deciso di farsi una birra e di andarla a comprare da Rossana, giusto per salutare Alessandra, che è proprio uno schianto di donna, e poi di bersela sulla collinetta dietro l’officina, davanti al tramonto, una cartolina di muschio rosso, in compagnia del piccolo Ruggero che tanto vorrebbe sapere come funziona la faccenda.

-Funziona in maniera molto semplice – gli dice Edoardo –. Quando avrai imparato un mestiere, perché un mestiere serve sempre, andrai avanti con quello. Non occorre conoscere tutte le cose, sapere tutto di tutto, cercare la verità su ogni avvenimento e mostrarti comprensivo sino al midollo. Anzi, se pretendi di conoscere esattamente ogni aspetto, finisce che non prenderai mai una decisione, e allora sarai fregato. L’importante è far finta di sapere. Per farlo, devi sapere qualche cosa, altrimenti è persino peggio: se diventi uno spaccone ignorante risulterai ancora più debole. Capisci?

- No.

- Ti faccio un esempio. Quando ho cominciato a lavorare all’officina non conoscevo quasi niente. Non sapevo come funzionassero i motori e come si muovessero gli ingranaggi. Avevo dalla mia parte che prendevo decisioni. Devi sapere che tutte le persone di questo mondo amano chi prende le decisioni. Non devi aver paura. Se le prendi sbagliate possono salvarti le infinite variabili che sembra quasi che siano state fatte apposta per salvarti: sono il dubbio, l’interpretazione, il punto di vista, forse l’ignoranza. Sbaglierai tantissimo. Ma se stai fermo e speri che qualcuno ti aiuti, sei fottuto. Quando iniziai a lavorare lo feci assieme a Dario. Ti ricordi di Dario?

- Sì, me lo ricordo.

- Era più sveglio di me, ma era molto insicuro. Era normale che lo fosse, non conosceva quasi niente; però mostrava inaffidabilità. Capisci? Poi ci vuole l’impegno. Quando fai una cosa non devi mai pensare ad altro. Devi concentrarti e dare il meglio di te. Lo devi fare sempre.

- Ho capito, lo devo fare sempre.

- Sì, anche quando ti lavi i coglioni.

- Ho capito.

Il sole al tramonto sembra un uovo che si schiaccia contro le montagne. L’aria è pulita, c’è odore di fiori; gli animaletti armeggiano su di essi guidati dall’istinto. Dalla strada statale emerge il rumore di alcuni camion e di altrettanti fuoristrada diretti alle case dei rispettivi guidatori. Ogni tanto, il puzzo dei gas di scarico è trasportato dal vento e si mischia all’odore dei fiori producendo una miscela piacevole.

-E’ importante l’espressione del volto. Ci sono dei volti che trasmettono insicurezza, ce ne sono altri che ispirano certezza. Il volto di Dario era un grande punto interrogativo, ma per l’amor di Dio, era un gran volto, e secondo me era il più bello di tutti i volti perché ogni cosa che vediamo, che ascoltiamo, che odoriamo, che avvertiamo, non la conosciamo mai sino in fondo, e la reazione più sincera e più bella è appunto una cosa come il volto di Dario. Accadde che pochi giorni prima che morisse mi prese la mano e me la strinse forte. La strinse come un limone, senza che ne uscisse alcun succo. Lui l’aveva capito da tempo, ma voleva verificarlo materialmente. Io nei miei pensieri gli dicevo: “cazzo, non ho niente di diverso da te”. Quando ne fu abbastanza convinto mi lasciò andare la mano. Io lo feci adagiare contro un albero e insieme, proprio come adesso, guardammo il tramonto. Era uno dei suoi ultimi tramonti, e per me il più doloroso.

- Era perché non prendeva decisioni?

- Sì. Non usciva più di casa, faceva fatica ad alzarsi dal letto. Vivere senza prendere decisioni, proprio nessuna, vuol dire morire.

Il cielo senza sole è celestino. Gli animaletti non esistono più se non si presta loro attenzione, e in tal caso sarebbe come se non fossero mai esistiti. La stessa sorte è per gli odori, a meno che non si rivelino invadenti, così come, naturalmente, gli animaletti.

Edoardo ha un volto che ispira affidabilità, indipendentemente dall’averne o no. Quando ride, socchiude gli occhi, e l’espressione è simpatica. Si sgranchisce le gambe, e il piccolo Ruggero lo imita.

-In definitiva – dice - dobbiamo difendere ogni nostra decisione. Andremo avanti nella vita e faremo scelte giuste o sbagliate che siano; le faremo con criterio e senza esitazioni; ma soprattutto, senza chiederci il perché.

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