Small cover.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccountZoom cover

ConcorsiIL TITOLO E ALTRI RACCONTI

Prima versione dei fatti

Di R.K.
Pubblicato il 03/06/2018

Uno scambio di opinioni tra due persone. Il mio punto di vista. La mia versione. Il titolo si riferisce in maniera più ampia ad una serie di racconti il cui tratto comune è quello di offrire una prospettiva dei fatti estremamente personale. La mia prima ed unica versione dei fatti.

5 Visualizzazioni
1 Voti

“Io le trovo terribili.”

“Sono sicuro che mi hai visto indossarne una e non mi hai detto niente.”

“Si, ma io non vado in giro a dire alla gente come si deve vestire.”

Penso di ricordarle che lei va in giro con i pantaloni attillati tirati su in vita come negli anni ottanta e che ha quelle camicie con le spalle un po’ sbuffanti ma poi mi distraggo perchè mi viene in mente quel film in cui S.P. ne indossa una e la fa sembrare un indumento cazzuto.

“Guarda che è una di quelle cose che a seconda di chi se le mette cambiano di brutto. Voglio dire, alcune questioni, per loro natura tendono a muoversi lungo il sottile confine che sta tra qualcosa di molto potente e qualcosa di vagamente dozzinale.”

Mentre pronuncio queste parole ruoto la testa di circa 15 gradi verso destra fissando il vuoto a pochi centimetri dalla mia faccia, mentre unisco le mani nel gesto della preghiera ma in una versione meno carica di tensione mistica, in cui i palmi non si toccano.

“Mi fanno schifo sempre. Stanno male a chiunque.”

“Ma scusa, e la dimensione tropicale ?”

E continuo, giocandomi una buona carta.

“ I musicisti cubani ? La guayabera? Tutto il mondo bossanova ? Liquidi tutto cosi, come fosse robaccia ?”

Mi guarda fissa , ma con il distacco che si dedica a un passante quando sei seduto al tavolino di un bar. Conosce bene i tempi della comunicazione e sa come utilizzarli. Il silenzio assoluto, usato nel modo giusto, non ti lascia scampo. Le parole che pronunci assumono un suono che si riverbera come un eco in una valle e quando tornano indietro sono state private del significato originario che tu pensavi che avessero. Invece di tacere, insisto nel riempire l’aria con parole già condannate sul nascere.

“Guarda, io le mie me le sono praticamente fatte scolpire addosso. Affinate in anni di lievi aggiustamenti e credo proprio di aver raggiunto il punto più lontano dall'orrore di cui parli. E’ tutta una questione di proporzioni, di come cade il tessuto, pattern o non pattern eccetera. Anche se a volte, a dirti la verità, il su misura fa sembrare un po’ imbalsamati. Ti ricordi quella volta che ti ho accompagnata da quel sarto in quel negozietto in quel palazzo impossibile da trovare ? Quello che aveva realizzato dei vestiti bellissimi per quel film. Ci siamo incontrati all’angolo dell’isolato dove c’è quell’albergo famoso. Quello di cui si menziona il nome quando si vuol far capire che si è gente di mondo. Tu indossavi gli occhiali con la montatura tipo tartaruga che ti faceva sembrare ancora più coloniale. Ti aveva fatto un vestito bellissimo. Ma poi non lo metti mai. Perchè è troppo perfetto. Quel tipo di perfezione che ti impedisce di esprimere la tua personalità al meglio. Il vestito ti ruba la scena e la tua persona passa in secondo piano, così finisci per muoverti in maniera goffa.”

Cerco di ampliare l‘ argomento in modo da dare un po’ di sfiato alla situazione che si sta facendo tesa e poi questa pausa mi serve per farle abbassare la guardia in modo da poter tornare improvvisamente al tema originario quando è più vulnerabile. Ma lei mi anticipa, mentre mi osserva attraverso la sottile porzione di occhi che rimane aperta sopra la palpebra inferiore contratta. Scandisce le parole, lasciando una breve pausa ogni tanto.

“I guidatori di mezzi pubblici, i vigili in estate, i piloti di aereo, i custodi dei musei, i dittatori africani che si autoproclamano generali e colonnelli, certi militari golpisti, gli impiegati che prendono i mezzi, gli inglesi quando andavano a fare i safari in africa, a volte gli Hipster. Devo continuare ?”

Accuso il colpo, ma mi rimetto insieme e propongo un tema che in qualche modo si collega ai suoi.

“E i narcotrafficanti colombiani, che adesso sono tanto di moda? Sarebbero degli sfigati ? Hanno imposto uno stile. Certo, capisco che non funzioni per chiunque.”

“L’unica cosa peggiore sono le calze corte.”

“Le calze corte oggettivamente creano un problema di proporzioni. Anche se in certi contesti possono essere molto sexy. Ma non apriamo un altro fronte. Non divaghiamo.”

“Facciamo che li chiudiamo tutti e due qui.”

“Cosa?”

“Gli argomenti. Tutti e due. Uno lo chiudiamo e l’altro non lo apriamo neanche.”

Voglio avere l'ultima parola. "La mattina apro la finestra, fa caldo ma c'è un po' di brezza. So subito qual'è l'indumento giusto per interpretare la giornata dal punto di vista del vestimentario."

Mi osserva distrattamente, mordendosi le guance dall' interno.

"Sta iniziando a fare caldo."

Si gira e se ne va. Piu annoiata che arrabbiata.

La guardo mentre si allontana facendosi aria con dei fogli che tiene in mano, sventolandoli come per disperdere l’energia generata da una polemica sciocca.

Prendo una sigaretta dal pacchetto che tengo arrotolato nella manica corta della camicia e una leggera folata di aria fresca si insinua tra la mia pelle e il lino, con la discrezione degli elementi naturali, gonfiando per un attimo il tessuto leggerissimo.


Logo
4904 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (1 voto)
Esordiente
1
Scrittore
0
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large default

Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
Large default

di R.K.

Esordiente
Bellevilletypee logo typee typee
Bellevillemilano logo typee
Bellevilleonline logo typee
Bellevillefree logo typee
Bellevillework logo typee
Bellevillenews logo typee