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Avventura

Problemi

Pubblicato il 06/12/2018

Storia di una fuga, una fuga dai problemi, da gli altri e soprattutto da sé stessi.

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La porta si aprì, respirai e presi coraggio, dote che vorrei poter di dire di avere; non sono mai stato un ragazzo che da nell'occhio, preferisco starmene solo, per i cavoli miei, con pochi amici, amo le cose semplici e tradizionali, così passavo le mie giornate, non mi facevo vedere in giro molto spesso e tra problemi adolescenziali e paranoie, portavo avanti la mia, ancora breve, vita da sedicenne problematico.

Le scelte e il futuro sono la mia paura più grande, da sempre, impegnavo giorni anche solo per una decisione banale, non escludo mai le possibilità, ma la possibilità allora era solo una. Pigro e solo come non mai; sono cresciuto con i miei, in una città che vorrei poter amare, tanto bella, attraente e misteriosa quanto problematica; i 'problemi' sono quello di cui tutti hanno paura, tutti cercano di evitarli ma non sempre ci si riesce e allora non ti resta pensare, pensare e ripensare a come uscirne; come trovare una soluzione e ritrovare la serenità che ormai da tempo si è persa; non ho paura a dirlo, io i problemi li ho sempre scansati, alla minima cosa che secondo il mio istinto non quadra mi metto sull'attenti e cerco la maniera più veloce e indolore per uscirne; scappare, quello mi riesce bene, dalle persone, dalle decisione, dalle responsabilità e dai problemi, ho un talento nello scappare e forse è stata questa la mia salvezza.

Ritornai alla realtà non appena vidi Nev sbucare dalla porta, mi squadrò, con me avevo due valigie e in spalla un borsone. Lui capì. Stavo scappando, partendo e di sicuro non sarei tornato così presto.

Nessuno dei due parlò, tante lacrime e un abbraccio, intenso, un'amicizia rappresentata in un gesto, semplice, come piaceva a me.

Lui mi capiva, capiva, a differenza degli altri, che era arrivato il mio momento. Avevo preso la mia decisione, finalmente, dopo tanto tempo, al diavolo tutto e tutti, era l'ora di inseguire il mio sogno, di farmi un futuro, un nome ma sopratutto di ritrovare il sorriso, anche se questo significava abbandonare la vita e la città in cui ero cresciuto.

Ci volle un secondo, nel quale prese le chiavi di casa, poste sul comò, prima di raggiungerni; guardai il mobile: antico, raffinato, di un legno particolare che mi aveva sempre affascinato, è grazie a quello che conobbi i genitori di Nev, mi sorpresero un giorno mentre lo fissavo e toccavo e così partì una chiacchierata eterna riguardo a mobili, divani e arredamenti vari, una famiglia semplice, ancora una volta, per questo mi piacevano tanto. La porta si chiuse e ci incamminammo verso la stazione, mi aiutò a portare una valigia, non glielo chiesi neanche, lui la prese e s'incamminò, Nev è stato uno dei primi ad appoggiarmi in questa decisione, ed ora che l'avevo presa non mi pareva troppo entusiasta.

Inizialmente non parlammo, camminavamo piano piano, forse entrambi speravano di non arrivare in tempo alla stazione, di poter trovare un po più di tempo per salutarci a dovere, che io cambiassi decisione; tirai fuori il pacchetto di sigarette: Marlboro, per noi erano come il nettare degli dei e come da rituale, ne fumò una anche lui, l'ultima nostra sigaretta, forse più significativa dell'abbraccio dato sulla soglia della porta. Me lo fece notare e confesso che mi scese una lacrima sul momento. In successione all'accendino presi fuori di tasca il telefono, quel silenzio implacabile era ora svanito, spodestato dalle note di 'Amore e Soldi', canzone da noi amata, la cantammo e scoppiammo a ridere.

-Con gli altri? Chiese improvvisamente

Con quella frase, credo intendesse Ferrara, tutti i nostri amici, la nostra seconda famiglia.

-Non c'è stato tempo lo sai

-Alice?

Abbassai lo sguardo cosciente della mia mancanza,

-Capirà. buttai fuori il fumo di bocca e velocizzai il passo..

La stazione era di fronte a noi, la fissai per un tempo che parve infinito. Ci abbracciamo un'ultima volta, con la speranza che quell'abbraccio, forse uno dei più importanti della mia vita, rappresentava più un 'arrivederci' di un 'addio'.. Raccolsi la borsa che Nev aveva appoggiato per terra e mossi il primo passo, poi il secondo e così via...

Arrivato al primo gradino, mi voltai verso il mio amico, non si era mosso di un centimetro...

'Tornerò presto, fratello, te lo prometto, tornerò presto'

....non rispose ma accennò un sorriso e si incamminò.

Ricambiai il sorriso e ripresi la scalinata, non mi voltai più fino al momento in cui mi sedetti sul posto e il treno partì... Guardai in alto.. Sorrisi..e mi scappò una lacrima, che fosse di gioia o tristezza non so dirvelo, ma mi scappò una lacrima..

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Commenti degli utenti

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Secondo me sarebbe meglio togliere la prima parte, che spiega la condizione del protagonista, per farla emergere piano piano. BravoSegnala il commento

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