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Narrativa

Prospettive diverse

Pubblicato il 15/09/2021

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Era l’ora che precede l’alba, l’orizzonte a est schiariva lentamente e si riuscivano a distinguere le forme degli alberi e dei cespugli.

Il grande felino stava acquattato nell’erba alta. Una leggera brezza faceva vibrare i fili d’erba che ondeggiavano con lieve fruscio.

Era sottovento e la preda, ignara e intenta a brucare, si stagliava nera nella debole luce.

Quell’antilope, dolce e inerme, era giunta – ancora non lo sapeva – al suo ultimo giorno.

La leonessa, con nervosi movimenti sul posto, i muscoli possenti che si contraevano come un’onda e ne segnavano la pelle, iniziò lentamente a strisciare; solo gli occhi sporgevano sul mare d’erba, il naso proteso verso ogni bava di vento.

Bisognava avvicinarsi ancora un po’, altrimenti l’antilope l’avrebbe superata nella corsa e sarebbe fuggita.

Ora!

Si lanciò velocissima; la bestiola fece in tempo a girarsi; gli zoccoli, per un istante, scalciarono a vuoto, poi il corpo dell’antilope si distese, pronto alla fuga.

Ma il carnivoro aveva ormai acquistato un momento inarrestabile. Le fu subito addosso: l’afferrò per il collo, tranciando con quei lunghi artigli la giugulare. Un fiotto di sangue zampillò violento, ci furono movimenti convulsi, zampe che si dibattevano negli ultimi istanti di vita. Poi silenzio.

La leonessa afferrò la preda per il collo e la trascinò verso la propria tana.

Non molto lontano, il piccolo dell’antilope assistette alla scena terrorizzato. Corse lontano. Veloce, si rifugiò in una macchia. Tremava, il cuoricino batteva all’impazzata. E ora?



Sotto un’enorme acacia si intravedeva la sagoma silenziosa del fuoristrada.

“Mr. Alcott, Mr. Alcott, si svegli, ci siamo!”

Paulo stava versando del caffè dal thermos, mentre col gomito cercava di scuotere il fotografo, appisolato sul sedile del passeggero.

“Eh? Che c’è? Che succede, Paulo?”

“C’è una leonessa, venti metri più avanti, nell’erba; credo sia a caccia. Tenga, beva il caffè!”

“Dopo, Paulo, dopo. Dammi, per favore, la macchina da presa, lì dietro, presto!”

Paulo posò il bicchiere e il thermos sul pavimento dell’auto. Si girò in fretta e prese la macchina da presa.

“Ecco Mr. Alcott, tenga!”

“Grazie, Paulo, stiamo zitti ora, mi raccomendo!”.

Si portò all’occhio il mirino della cinepresa, spaziò un po’ a destra, un po’ a sinistra finchè non la inquadrò. Era una bestia bellissima, possente. Un brivido di piacere e di terrore gli percorse il corpo. C’era ancora troppo poca luce, mise la modalità notturna e tornò a guardare. Tutto assunse una colorazione verdastra, gli occhi della bestia sembravano fari puntati nella notte. Ogni suo movimento registrato, nulla sarebbe sfuggito a quelle lenti indagatrici.

Riprese anche la fuga disperata del piccolo, ormai orfano.

E infine la leonessa, mentre camminava, alta e fiera la testa, trascinando quel corpo senza vita verso il rifugio, sotto una macchia d’alberi.

“Paulo, sei stato bravissimo, grazie”.

“Non è niente, Mr. Alcott, è il mio lavoro. Sapevo che qui c’era una famiglia di leoni, ma non ero sicuro che avremmo potuto vederli; tanto meno riprendere una scena di caccia!”

“Tu non lo sai, Paulo, ma con questa ripresa mi sistemo proprio. Un salto di qualità, Paulo, un vero salto di qualità! Possiamo tornare in città ora, ma fammi prima bere questo buon caffè; anche se freddo, mi sembrerà il migliore mai bevuto. Grazie ancora, non lo dimenticherò. Presto, metti in moto e andiamo”.

Nel mormorio del vento, si udiva ora solo il rombo del vecchio fuoristrada.



Il maschio stava seduto, la coda arrotolata intorno alle zampe, il muso all’aria; captava tutti gli odori della terra. Poche mosche, l’aria era ancora fresca, si posavano agli angoli degli occhi e non lo infastidivano troppo.

Dietro, quasi nascosti dai cespugli, giocavano tre leoncini, così piccoli e già così pronti alla lotta. Due femmine e un maschio.

Di tanto in tanto, uno dei tre rotolava fino a urtare il maschio gigantesco. Questi girava appena il capo, emetteva un cupo brontolio e, paziente, si spostava più in là.

Alle sue narici giungevano svariate essenze: gasolio, estraneo e sgradito; l’odore della sua femmina, non poteva sbagliare; poi, più forte di tutti, l’odore del sangue. Si leccò le labbra e guardò dritto davanti a sé.

L’erba della savana pareva in movimento; per un lungo tratto era attraversata da un solco. Fra poco l’avrebbe vista sbucare nello spiazzo piano, sotto gli alberi.

Quando arrivò, lui si alzò sulle quattro zampe quasi volesse accoglierla con rispetto.

Lei trascinò ancora per i pochi metri che rimanevano la gazzella morta; poi, quasi di comune accordo, arrivarono tutti: prima i piccoli e subito dopo il maschio.

Si gettarono sulla preda; anche i leoncini ruggivano a modo loro. I genitori, invece, continuavano con versi spaventosi a strappare brandelli di carne saporita, e il loro brontolio, così terribile, era un inno al cibo e alla vita. Per qualche giorno la famigliola non avrebbe patito la fame.

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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palu ha votato il racconto

Esordiente

Un brano interessante, che si legge con piacere. Vi ho colto, richiamato anche dal titolo, il parallelismo della caccia, pur con il medesimo fine, se vogliamo, della leonessa e del reporter, ognuno dei due con la sua preda da catturare; fonte di sostentamento. Forse un po' esagerata la considerazione del reporter su quella che "la caccia" avrebbe fruttato, ma credo sia trascuranile. Grazie per la lettura, PaoloSegnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Concordo con Giampiero, forse avrei tolto qualche frase, ma nel complesso è un buon racconto.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

Eh sì, la natura alle volte è spietata! Più spietato l'uomo che ammazza per il proprio piacere, almeno i predatori lo fanno per sopravvivenza. Comunque buone le descrizioni ,mi è piaciutoSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Mi piace questo giro di cinepresa da un protagonista all'altro della stessa scena, hai saputo calibrare bene la presenza dei personaggi, le luci, il paesaggio. L'incognita resta il piccolino di cui non si sa nulla ma, purtroppo, s'immagina già la fineSegnala il commento

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Albertina ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

La convivenza fra diversi mondi rende l'esistenza un pianoro di famelici scopi. Si intrecciano i destini di ogni essere vivente. L'uomo è il più crudele: spettatore consenziente e speculatore delle dinamiche del tutto naturali - seppur brute - che la Natura impone... Bel taglio documentaristico. Complimenti!Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente
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di Frato

Esordiente
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