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Narrativa

Tornare a casa

Pubblicato il 15/10/2019

Pomeriggio autunnale al paese natale

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La nobile strada in salita, costeggiata dagli alberi che accompagnavano fino all'ingresso del castello, risuonava di antichi rumori della natura. Erano familiari quei rumori, facevano pensare all'infanzia e ai tempi passati e si mescolavano al profumo di castagne e alberi, infestato da un forte odore di bruciato proveniente dal fondo valle.
Percorrere quel sentiero era come fare un viaggio nel tempo. Quei luoghi pieni di magia continuavano a scaldare il cuore di Eleonora, come quando era piccola e la mamma la portava lì, in mezzo ai colori della natura, della storia, della bellezza. Quel giorno aveva voglia di farsi abbracciare da quelle sensazioni, solo lei e le foglie colorate d'autunno, che giocavano a chi arriva primo coi ricci delle castagne. Seduta in cima alla via, sul muretto di fronte al castello, con le gambe penzoloni verso l'enorme panorama di vigneti e con la pallina di gelato a farle compagnia, provava un atroce sensazione di nostalgia per il tempo che sembrava corrersene via troppo velocemente.
Era felice del disegno che si stava delineando sulla tela della sua vita? Sì, lo era. Si trattava solamente di prestare molta attenzione all'uso dei colori. Troppo spesso, in gioventù, si era dimenticata di sentirsi libera di colorare i suoi sogni. Ora voleva esagerare con tutte le tonalità che aveva a disposizione nella sua tavolozza.
Chissà come stava lo zio Nello. Forse era il caso di andarlo a trovare. Il tempo per le altre persone lo avrebbe trovato il giorno seguente.

Montata in macchina, Eleonora guidò fino alla casa in campagna dello zio, che ancora sprigionava energici ricordi d'infanzia e calde vibrazioni d'affetto.
"Sorpresa!"
Lo zio non si aspettava assolutamente di vederla, non sapeva nemmeno che fosse tornata al paese.
"Cosa ci fai tu qui?"
"Nostalgia, avevo voglia di vederti. Disturbo?"
"Tu? Ti pare una domanda da fare?"
"Chiedo...non ti ho nemmeno avvisato che sarei passata."
"Sei la mia nipote preferita, anche se non dovrei dirlo, ma non mi interessa nulla. Io lo dico a te. Sei la gioia del mio cuore. Posso offrirti un bicchiere di vino?"
"Beh dai, un aperitivo ce lo possiamo proprio fare! Ma pensavo...se poi andassimo anche a prenderci una pizza? Chiamo anche i miei magari?"
"Si può proprio fare! Intanto, prego, un po' di Verduzzo per allietare le chiacchiere... Come stai? Il lavoro?"
"Mmm, bene grazie. Mi piace, ma c'è sempre un ma... Non so, è come se sentissi di non essere dove dovrei. Poi però penso che forse ci troviamo sempre dove dovremmo essere."
"Sai cosa diceva la nonna, te lo ricordi? Il pane che ti è destinato non te lo leva nessuno."
"Lo so, ma è facile dimenticarselo. Buono questo vinello!"
"Vero? Dai che chiamo tua mamma così poi ordiniamo le pizze."
"Zio, tu sei felice?"
"Ora che tu sei qui, io sono felice. E' difficile cancellare le sofferenze del passato."
Era difficile capire la cattiveria, era forse inutile cercare di dare un senso ai comportamenti di alcune persone mosse solo da invidia e negatività, ciò non toglie che le ferite, spesso, non erano rimarginabili.
"Zio, ti voglio bene..."
Un abbraccio, in un uggioso tardo pomeriggio di una grigia giornata ottobrina, aveva coccolato due cuori uniti da un forte legame.
Era ora di scegliere come volevano la pizza.

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Dalcapa ha votato il racconto

Scrittore

Bello davvero. Bellissimi dialoghi. Si toccano. Trovo inutili nel finale le tre righe su cattiveria e ferite. A mio parere tolgono poesia.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore
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Ti Maddog ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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di Elisa De Conti

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