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Fantastico

PROVE TRANQUILLE DI ETERNA PRIMAVERA

Pubblicato il 28/03/2021

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Quando Ismaele finì di defluire dal camino del forno crematorio provò un’improvvisa sensazione di libertà: quella di fluttuare, libero, sciolto, leggero; nella totale assenza di problemi. Per sempre.

Era certo di “sentire”, di essere perciò vivo, in un modo ancor più chiaro e nitido di prima. Libero dal dolore e dal peso, che sempre offuscano un po’ le percezioni.

E un’altra n’aveva, di straordinarie sensazioni: quella di essere guarito, mondato da ciò che lo aveva afflitto nelle ultime settimane.

Non vi era più memoria corporea del dolore, perché il corpo si era espanso in una galassia di lucciole, pulite da ogni scoria. Una via lattea di particelle straordinariamente intatte e vive. Libere da legami cellulari, da attacchi batterici o virali.

Non gli importava per nulla di non esser compatto, addensato, coeso come prima. Anzi, data la gran differenza del vivere che sentiva, era certo che la coesione, la densità, la consistenza, le avrebbe, ora che sapeva, avvertite come un peso, un freno all’espansione.

E nulla di ciò che, dell’aldilà, la gente è solita immaginare, adesso gli appariva.

Non era affatto diventato quel Nulla di cui tanto si disserta. Finalmente lo sapeva: la morte non è, per l’oltrepassato, una sparizione. Qualcosa, addirittura tanto, dell’esserci, rimane; per esempio i ricordi. Ricordava tutto, ma proprio tutto, dell’esistenza opaca ora finita. Ma come poteva ricordare se il cervello suo non aveva più la forma di prima? Non era forse il cervello quell'organo che aveva il compito di ricordare? Questo, almeno, era ciò che aveva sempre sentito dire. Adesso, al suo posto, però non c’era il nulla: c’erano invece brandelli di luce, corpuscoli, che brillavano al sole come pagliuzze d’oro.

E dunque? Non poteva certo impedire ai fatti di esistere. E i fatti erano questi: lui ricordava! Sentiva di esserci ancora, di avere memoria. E vedeva. Ecco il prato laggiù! E le macchie lunari. E l'Alfa dei centauri.

Chi fosse colui che ricordava, e vedeva, non avrebbe saputo dirlo, perché se si guardava, se cercava il suo corpo, non lo vedeva. Ma, se lui ancora vedeva, dietro il suo sguardo una specie di occhio guardante ancora c'era. Se pensava, dietro il pensiero, qualcosa che pensasse c’era ancora.

E cosa vedeva questo occhio? Tutto quello che vedeva prima. Assolutamente tutto. E molto di più: tutto l'universo. Fino a questo punto, vagando, si era espanso. Solo che gli altri non vedevano lui. Il problema però era solo degli altri, i conoscenti e gli amici laggiù, ancora appesantiti dalla gravità, da ogni tipo di gravità. E dalla località, dalle libertà piccolissime.

Ma non era precisamente un occhio, il suo. Lui era, infatti, come una nuvola di intelligenze immateriali, un puro sciame di memoria. O di memorie, tutte uguali.

Era diventato uno sciame di lucciole. E, come si conviene alle lucciole, anche le sue vivevano, vedevano, sentivano.

Senza costrizioni, finalmente.

Senza più un volto, un’identità sociale, perseguibile e oberata d’affanni. Non assomigliava più ad alcuna foto segnaletica; e giù, nel mondo opaco, avevano dovuto archiviare ogni responsabilità che gli pendesse sul capo. Più non lo toccavano gli odiati balzelli che così ben ricordava. Felicemente stupito, aveva di continuo nuove conferme: nella singola memoria di ciascuna delle sue infinite particelle aveva tutto immagazzinato.

Particelle soltanto! Ecco, quel che era!

Corpuscoli, lontani fra loro, ma ancora tutti insieme. Legati come prima da forze d’attrazione e da distanze che s’erano soltanto dilatate, allungate, ma non scomparse. Che erano ora dotate, anzi, di maggior forza e d’elasticità infinita. Tutto funzionava ancora, come nei legami densi della terra.

Ecco in cosa consisteva la beatitudine: ogni particella era carezzata dall’aria che lambiva la loro “pelle” nuda. Come se, nel suo nuovo corpo rarefatto e siderale, l’aria gli entrasse da ogni dove. Sentiva il fresco piacere anche dentro, dappertutto.

Per Ismaele dunque tutto era compiuto: sapeva d’essere pronto all’avventura eterna.

Possiamo immaginare la sua anima felice. 

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Immagini e racconti un’oltre leggiadro. Vorrei che fosse davvero così Segnala il commento

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occhineri ha votato il racconto

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Sciame di corpuscoli di energia, di fotoni intelligenti, di lucciole...immagine molto suggestiva e poetica Segnala il commento

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Daniela Madoi ha votato il racconto

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Visione affascinante Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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Bruno Gais ha votato il racconto

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piaciuto molto,. La scena iniziale della nube gassosa che si libera dal forno crematorio cattura l'attenzione e stimola l'immaginazione. Il fluire del corpo è percepibile, e per come la vedo io, avrei lasciato fluire la scrittura liquida, eliminando anche alcune riflessioni e lasciando totale libertà a tutte quelle particelle che caratterizzano la nuvola. Libertà.Segnala il commento

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Italo ha votato il racconto

Scrittore

Bellissima descrizione del distacco dal corpo fisico che porta il soffrire. Espansione, percezione d'essere particella divina ancora senziente, cosciente d'essere molto di più di ciò che si era prima, quando era vestito di carne e materiaSegnala il commento

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[K] ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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bentornato :). ammirevole questo scritto Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Grande rientro, Luciano. Grazie per questo racconto così immateriale e profondo, o meglio universale.Segnala il commento

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. ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

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Magistrale ritorno, con la pesante leggerezza della poesia.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Grazie. Per il testo, e per il tuo ritorno. Un saluto di cuore!Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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GrazieSegnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Piovono particelle di luce, di saggezza ed eterna primavera. Bentornato Luciano. Segnala il commento

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Mauro Scremin ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

abbiamo parlato entrambi di morte - le coincidenze. ma questo tuo è fantastico e leggerissimo - pensiero e memoria galleggianti, beatitudine. Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bentornato, Luciano... e che ritorno....!!Segnala il commento

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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

È già stato detto tanto, dal canto mio ammiro in silenzio. Grazie per questoSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Come hai fatto a descrivere così bene queste ‘Prove tranquille di eterna primavera’ Ci penso spesso così. Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

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Il puma del Sîambù ha votato il racconto

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StefanoS ha votato il racconto

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Ciao. Maestro. Genialata.Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

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Una bella verità...Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Particelle. Ma prima compare quell' "oltrepassato". Non è cosa da poco descrivere ciò che hai voluto descrivere, vale a dire - se ho ben compreso - un'esperienza priva di soggetto. Un ricordo che "si" ricorda, un pensiero che "si" pensa senza che esista un qualcuno individuale che pensa e ricorda. Emanuele Severino ne parla. Segnala il commento

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di Luciano Rossi

Esordiente
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