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ConcorsiIL TITOLO E ALTRI RACCONTI

Quando scoprirai di avere i superpoteri

Pubblicato il 02/06/2018

Basta un vasetto di yogurt e l'improbabilità di crederci per cambiare la propria vita. E trovare un nuovo lavoro.

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A chi è che non piacciono i super eroi?

Io gli adoro. La sfortuna ha però voluto che sia nato troppo tardi per poter anche solo pensare di iniziare a collezionarne i fumetti. In decine di anni ne sono usciti così tanti che per leggerli tutti mi ci vorrebbero due vite di tempo, e di soldi.

Per questo motivo, un giorno mio nonno mi fece uno dei più bei regali che io avessi mai ricevuto. Fece tanti bigliettini quadrati, in ognuno ci scrisse sopra un super potere e li mise dentro un vasetto di yogurt bianco, di quelli da mezzo chilo di plastica (perché gli anziani hanno sempre dello yogurt in casa). Lo agitò per bene e me lo diede.

“Qua dentro ci sono tutti i tipi di superpoteri che tu possa immaginare” disse. “Ma ci sono delle regole. La prima è che potrai pescare solo un potere al giorno, e il suo effetto durerà fino a mezzanotte. La seconda è che se il potere pescato non ti piace, potrai cambiarlo pagandone come prezzo un anno della tua vita”

Io ero felicissimo di avere tra le mani un vasetto pieno zeppo di poteri ma non ero più un bambino stupido, sapevo che si trattava solo di un gioco e risposi “Grazie nonno ma trovo molto improbabile che la cosa sia vera. Se io adesso li pesco tutti in una volta morirei istantaneamente?”

Mio nonno non rispose, mi guardò sorridendo criptico e si ritirò nel suo studio a dipingere. Prima di chiudere la porta disse. “Ricordati che quando si è giovani le cose improbabili accadono più spesso”.

Da piccolo portavo il vasetto sempre con me e insieme ai miei amici ci divertivamo a giocare ai super eroi. Da adolescente lo portavo alle prime feste cui partecipavo e mi divertivo a intrattenere i ragazzi facendogli pescare i bigliettini, e questo mi fece avere anche un discreto successo con le ragazze, che mi trovavano simpatico.

Va detto inoltre, che il vasetto non era affatto noioso. Al suo interno non c’erano superpoteri scontanti e banali come possono essere: Super forza, Super velocità, diventare invisibili o rigenerarsi. Vi erano cose più particolari tipo: Creare aziende, energia infinita, comprare tutto al 50% di sconto, essere laureato in tutto, rimuovere l’attrito, i poteri del papa e cose del genere.

Passava il tempo. Io crescevo, le feste diminuivano e mio nonno ci lasciò. I miei amici li vedevo meno e il vasetto rimaneva più spesso a casa.

Quando diventai più grande me ne dimenticai. Trovai un lavoro, una ragazza stabile, iniziai a dare dei soldi in casa a mia madre che aspettava solo la pensione e pagavo le bollette. Avevo i soldi per poter iniziare a pensare di seguire una serie di fumetti ma non avevo il tempo e la testa per impegnarmici.

Un giorno io e la mia ragazza decidemmo di andare a vivere insieme, non lo avevamo programmato ma lei rimase incinta e noi eravamo giovani e felici.

Mentre svuotavo il garage per il trasloco ritrovai il vasetto dei poteri. Era ingiallito e i bigliettini consumati dal tempo. Mi ricordo che un’ondata di calore mi pervase il petto e per un attimo mi mancò il fiato, sudavo come se stessi svuotando un solaio zeppo d’estate. Era febbraio.

Aprii il vasetto ed estrassi un potere, pensai di mandare un messaggio ad alcuni amici per annunciarne la riscoperta. Prima lessi il biglietto, avevo pescato scomporsi in goleador. Risi di gusto all’idea, poi mi venne in mente che in tutto questo tempo non avevo mai davvero provato a usare i miei poteri. Congetturavo sui mille utilizzi che ne avrei fatto, seri o ludici che fossero e sognavo. Sognavo ma non ci credevo. Ripensai alle parole del nonno, sul fatto dell’improbabilità della gioventù, e così decisi di crederci sul serio.

E ci riuscì.

È difficile spiegare com’è il mondo visto dalla prospettiva di centinaia di goleador sparse nel mio garage, in cui ogni pezzo è cosciente degli altri e tutte insieme formano te stesso.

Mi concentrai e ritornai normale. Mi sentivo sciocco e allo stesso tempo emozionato. Decisi di riprovare, mi ricordai la regola di perdere un anno di vita ma per quella volta non mi importava, dovevo avere una conferma. Pescai conoscere tutte le lingue dell’universo. La mia mente esplose e il mio cervello mi sembrò infinito. In un attimo mi resi conto che conoscere tutte le lingue dell’universo implicava indirettamente anche sapere dell’esistenza di altre razze senzienti a noi sconosciute. Ero fuori di me, non mandai quel messaggio ai miei amici e capii che cosa avrei dovuto fare da quel giorno in poi.

Continuai il mio lavoro, scrivere per un piccolo giornale locale, e la mia ragazza continuò il suo. Nessuno sa nulla di me, e benché prenda molto seriamente questo mio nuovo lavoro mi sono prima dovuto togliere qualche capriccio.

Mia figlia è nata, l’abbiamo chiamata Viola. Io stamattina ho pescato cambiare colore alle cose.

Non avrei dovuto espormi così tanto, è vero, il mio alter ego va tenuto celato e molti potrebbero rimanere scioccati.

Sono appoggiato al balcone e scruto la citta come faccio tutti i giorni dopo quella volta in garage.

E Indovinate di colore è oggi il mondo intero.

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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