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Narrativa

QUANTO PUÒ COSTARE UN CONGELATORE?

Pubblicato il 03/04/2022

Voleva andarsene e io non potevo lasciarglielo fare, tutto qui!

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Non ho la minima idea di quanto possa costare un congelatore, so che per i frigoriferi i prezzi possono variare dai 250 € ai 700, 800 €, poi ci sono quelli super economici, 150 €, oppure quelli super accessoriati, i frigo americani, che possono arrivare anche a 1500 €, ma non credo ci siano congelatori super accessoriati, di che accessorio può avere bisogno un congelatore, al massimo ce ne saranno di design, ma quelli non mi interessano, piuttosto bisognerà ragionare sulle dimensioni, quello sì, ce ne sono di piccolissimi, quasi da campeggio, e ce ne sono di enormi, e mi chiedo quale potrebbe essere il più adatto, quale potresti preferire, e ti assicuro, non ne faccio una questione di prezzo, non ho problemi di soldi, lavoro in banca, ho un ottimo stipendio, la mia sul prezzo è solo curiosità, non ne ho proprio idea, e allora mi decido, vado sul motore di ricerca, congelatori, e si apre il mondo, mi concentro sulle dimensioni, ecco, questo potrebbe andare bene, 74 x 141 x 84 cm, colore bianco, luce led, perfetta visibilità, congelamento rapido, display elettronico, prezzo 510 €, pensavo di più, ora, altra cosa importante, i tempi di consegna, so che tu non puoi aspettare, c’è una certa urgenza, i fornitori ci impiegano anche una settimana, troppo, ma, botta di culo, Amazon Prime, due giorni, e io ce l’ho, Amazon Prime, che da quando ci sono i film quanti ne abbiamo visti insieme, seduti sul divano, o da sotto le lenzuola, e allora, vai, bottone “Acquista ora”, l’indirizzo è già in memoria, che è lo stesso, per te o per me, stessa via, stesso numero civico, la fortuna di essere vicini di casa, incrocio il tuo sguardo, quel che resta, non ti sei più mossa, ti ho tolto il sacchetto dalla testa, sei bella, sì, anche adesso, così, come sei, nuda, stesa sul tuo letto, ti prendo la mano, la stringo, è già fredda, che gelida manina, se la lasci riscaldar, cercar, che giova, al buio non si trova, ma per fortuna, è una notte di luna, e qui la luna l'abbiamo vicina, e guardo fuori, e la luna c’è per davvero, torno a guardarti, i tuoi occhi, quel che resta, rispondi al mio sguardo, mi interroghi, vorresti una risposta, ma risposta non c’è o forse chi lo sa, caduta nel vento…, ti sorrido, sono in vena, hai sempre detto che ho una bella voce, che canto bene, ti chiudo gli occhi sfiorandoli con i polpastrelli, mi alzo dal letto, sono stanco, vado a dormire nel mio appartamento, qui a fianco, ciao amore, ci vediamo domani, ti sfioro le labbra, quel che resta, con le mie, sento sapore amaro di sangue, ma non è la prima volta, quante volte ce le siamo mordicchiate fino a farle sanguinare, quei morsi leggeri, come di gatto che vuole giocare, buona notte, amore, mi chiudo la porta alle spalle, chiudo a chiave, ho le chiavi, è già da più di un anno che me le hai lasciate, ti fidi, apro la mia porta di casa, le chiavi nello stesso mazzo, io e te, chiavi, fiori, carte di uno stesso mazzo, anche se non siamo più insieme, tu la tua vita, io la mia, ma la mia vita sei tu, e te l’ho anche detto, non posso vivere senza te, io che non vivo più di un’ora senza te, quante volte l’ho cantata, io che per te ho lasciato tutto, ho lasciato moglie, casa, mi sono trasferito, appartamento a fianco, tu hai sorriso, quando il sorriso lo avevi ancora, mi hai baciato, quando ancora c’erano labbra che baciavano, e mi hai guardato quando ancora gli occhi erano aperti, e mi hai dato una carezza con quella stessa mano, quando ancora la mano non era gelida, gelida manina, vado a letto, sotto le lenzuola, lenzuola bianche, pulite, profumate, non come le tue, che odorano di sangue e sudore, macchie che si allargano, tessuti che assorbono, chiudo gli occhi e mi addormento, domani lavoro, passerò da te nel pomeriggio, al ritorno, chiederò le ferie, dopodomani arriva il congelatore, 510 €, grande quanto basta, vedrai, ti troverai bene, lo farò mettere in casa tua, nel soggiorno, torno dal lavoro tutto bene, un po’ distratto, ovvio, ti ho pensato, ti ho pensato tanto, guardo il tuo cellulare, ho il pin, non c’è mai stato un segreto fra noi, ti fidi, nessun messaggio, e tu sei ancora lì, sul letto, non ti sei spostata, ti carezzo, fredda, il corpo più rigido, sono seduto al tuo fianco, ti guardo, i tuoi occhi, quel che resta, chiusi, già mi mancano, vorrei passarmi le mani nei capelli, è così che si fa, in quanti film lo abbiamo visto, ma sono pelato, tu ci hai sempre scherzato, pelatino, mi stendo al tuo fianco, mi addormento, è arrivato un messaggio, la notifica, tuo figlio, è da suo padre, rispondo tutto bene, non posso richiamare, sono via, sto lavorando, è simpatico tuo figlio, siamo sempre andati d’accordo, certo, mancherai anche a lui, ma lui non è solo, ha suo padre, io invece ho solo te, è per questo che non posso lasciarti andare, passo la mano fra i tuoi capelli, tu li hai, quante volte l’ho fatto, ma ci sono grumi di sangue, le dita si incastrano, faccio forza, croste e capelli si staccano, sospiro, mi alzo, torno a casa, domani arriva il congelatore, ti piacerà, e il congelatore arriva, 11.30 del mattino, li aiuto, faccio vedere loro dove sistemarlo, qui in soggiorno va bene, la porta della camera è chiusa, offro loro un caffè, ringraziano, ma hanno altre consegne da fare, lascio una mancia, arrivederci, se ne vanno, e io resto, prima di andare lo hanno collegato, lo osservo, il display, le lucine accese, ci sono anche tre cestelli, ma quelli non servono, li tolgo e li sistemo in un angolo, poi vengo da te, in camera, sei lì sul letto, è tutto come quella notte, il sacchetto ancora lì, vicino al viso, poi il martello, per terra, e un coltello, sulle lenzuola, prendo il tuo cellulare, due messaggi, rispondo al posto tuo, poi ti prendo fra le braccia, ti sollevo, ti porto in soggiorno, sei rigida, le braccia pendono, le ginocchia si piegano a fatica, pesi, peso morto, ora capisco perché si dice peso morto, attraverso la porta, scherzando lo avevamo già fatto una volta, tu fra le mie braccia, la nostra prima notte di nozze, ma tu sei già sposato, così mi hai detto, il congelatore è aperto, ti ci faccio scivolare dentro, devo fare un po’ di forza per fartici stare, piegarti su te stessa, accovacciata, lo chiudo, fatto, ora è il momento di mettere un po’ a posto, torno in camera, raccolgo il martello e il coltello, li metto nel sacchetto, poi tolgo le lenzuola, anche il materasso è sporco, una grossa macchia scura al centro, lo sollevo, lo giro dall’altra parte, apro la finestra, cambiare aria, porto tutto a casa mia, laverò le lenzuola e anche il martello e il coltello, posto un paio di foto sui miei blog, mi ha scritto una tua amica, mi chiede se posso farle delle foto, sono bravo a fare foto, ne ho fatte anche a te, le rispondo che sono un po’ impegnato, la richiamerò, ora non mi va, preferisco lasciar passare un po’ di tempo, poi magari mi chiede di te, torno al lavoro, la vita va avanti, almeno per me, almeno per quel che resta, di me, una parte l’ho chiusa nel congelatore, 510 €, non ho problemi di soldi, ti sto pagando anche l’affitto, figurati, i soldi sono l’ultimo dei miei problemi, il fatto è che mi manchi, ma cosa potevo fare, hai detto che te ne volevi andare, avvicinarti a tuo figlio, ma tuo figlio ha già suo padre, io, invece, ho solo te, e ora ho il cuore a pezzi, ma cosa potevo fare, dimmi, cosa potevo fare, lasciarti andare, sarei stato peggio, sapere che ci sei e non poterti avere, così almeno non c’è alternativa al dolore, ogni tanto apro il congelatore, è uno di quelli di ultima generazione, semi no frost, c’è scritto nelle istruzioni, fa poco ghiaccio, ti accarezzo, ieri era il compleanno di tuo padre, gli ho mandato gli auguri dal tuo cellulare, ho finto di essere te, ho scritto che sei all’estero, che non riesci a chiamare, ogni tanto uso la tua auto, la cinquecento, ho fatto il pieno, tu che la tieni sempre in riserva, ho postato una tua foto e rilasciato un’intervista, tu non lo sai, ma hai abbandonato il mondo del porno, prima o poi lo avresti fatto, lo avevi detto anche a me, ecco, lo hai fatto, e mi manchi sempre più, il cuore a pezzi, in frantumi, ti tiro fuori dal congelatore e comincio a segare, taglio un pezzo per ogni pezzo del mio cuore, sistemo i pezzi in sacchetti e li rimetto dentro, ormai sono passati due mesi e ti devo salutare, la vita va avanti, per lo meno la mia, quello che resta, una parte è a pezzi, in sacchetti del pattume, quelli neri di plastica, raschio dalla pelle quel che riesco dei tuoi tatuaggi, il volto massacrato dalle martellate l’ho in parte bruciato, anche se ti trovassero sarà ben difficile risalire a te, e poi chi ti cerca, in questi mesi hai ricevuto davvero pochi i messaggi, avevi me, io sì che ti scrivevo sempre, ma tu volevi andartene, e io ancora non capisco il perché, sei solo un’egoista, ecco cosa sei, e io che ti sto pagando l’affitto, che ti ho comprato un congelatore, che non ti ho mai fatto mancare niente, prendo i sacchetti, li carico in macchina, ti porto in montagna, qui da piccolo ci passavo le vacanze, vedrai, ti piacerà, a me piaceva, la vicina di casa ha chiesto di te, suo figlio di tuo figlio, ho sorriso, tuo figlio è da suo padre e tu sei via per lavoro, rispondo ancora ai messaggi, hanno trovato i sacchi, ne parlano al telegiornale, mangio popcorn, bevo coca cola, se fossi stata qui ti saresti incazzata, lo facevi ogni volta che c’era un femminicidio, per fare colpo su di te una volta avevo postato anche io un tweet, la foto di una donna, un segno rosso sotto l’occhio, lo avevi subito condiviso, il tuo like lo conservo ancora, un popcorn mi va di traverso, parlano di tatuaggi, qualcuno li riconosce, ti scrive un giornalista, rispondo per te, sto bene, tranquillo, ho solo bisogno di un po’ di riposo, ma insiste, vado dai carabinieri, denuncio la tua scomparsa, sono preoccupato, dove sei finita, è da un po’ che non ti vedo, mi contraddico, non pensavo sarebbe stato così difficile fare una denuncia, avevo già preparato tutto il discorso, non capisco, e allora confesso, un gioco erotico, finito male, del resto, si sa, con il tuo lavoro, è stato un incidente, un incidente, martellate sulla testa, coltellata al petto, che cazzo di gioco erotico, un gioco di merda, voleva andarsene e io non potevo lasciarglielo fare, tutto qui, lei era mia e io non posso vivere senza di me.

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Può infastidire il soggetto, ma questo è il fedele ritratto di un assassino, un femminicida, un mentecatto convinto che la donna sia un oggetto di sua proprietà. E la frase finale è rivelatoria. Io non trovo sia un esercizio di scrittura, al contrario, credo che denunci sino a che punto certi omuncoli siano pazzi, meschini e irrazionali.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello.Segnala il commento

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Franco Battaglia ha votato il racconto

Esordiente

Sono cinico e il commento di Blu mi ha lasciato interdetto ("agghiaccia"), però splendido quel finale con "non posso vivere senza di me". Perché a questi malati, è l'ego forsennato che li frega. Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente
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Marco Verteramo ha votato il racconto

Scrittore

Con tutto il rispetto per la tua scrittura, anche se da quando hai fatto cenno al congelatore avevo intuito dove andavi a parare, lo trovo un esercizio eccessivo di puro autocompiacimento, narcisismo letterario ai danni di una vittima VERA di 26 anni, trucidata e fatta letteralmente a pezzi due mesi fa. Almeno non hai accennato al porno. Credo si valichi il senso del rispetto. Cosa può dare questo a chi legge? Perdona la franchezza.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

ci vuole coraggio. agghiaccia e turba non poco Segnala il commento

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Jordan ha votato il racconto

Esordiente

Come se volessi chiedere un aiuto che nessuno potrà mai darti, i "golem" non hanno anima, sentimento, coscienza, ma hai dimostrato un coraggio narrativo mai riscontrato su questa piattaforma, complimenti.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

No, non ce l'ho fatta, ad apprezzarlo. L'ho riletto più volte, e ogni volta facevo più fatica: mi sembra un'esercizio narrativo fine a sé stesso. Una cronaca di un disagio efferato troppo compiaciuta o troppo distaccata, per collocarlo nel mio orizzonte di lettore piuttosto onnivoro. E anche come provocazione, non mi convince. Ma sarà un mio limite, mi succede anche con "Le iene" di Tarantino...Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Scritto bene fin dove sono riuscita a leggere :( apprezzo il coraggio narrativo. BrrrrrrrSegnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Nella mente dell'assassino. Sempre bravo.Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Un testo che spaventa, comunque tu lo legga spaventa. Perché entrare nella mente dell'assassino rischia di farci trovare, leggere, intravedere un'inaccettabile giustificazione. È questa la paura che mi ha accompagnato. Il mostro volevo che restasse un mostro. Eppure sono arrivato fino in fondo.Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
Editor
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di Dalcapa

Scrittore
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