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Narrativa

Quattro amici e una bottiglia

Pubblicato il 23/11/2022

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Sergio si china dietro il bancone, fruga piegato in due.

«Aaah!» Rutta, un po’ di saliva gli cola sul banco mentre si raddrizza e molla giù la bottiglia di Stravecchio. Poi fa il giro puntellandosi con una mano e si abbatte al tavolo con gli altri. Finalmente stravaccato sulla sedia, riempie i quattro bicchieri con un gesto regale.

«Lo sapevo che lo tiene lì sotto la vecchia. E ditemi voi se una donna può essere così vacca da non permettere a suo figlio, l’unico figlio della sua pancia, neppure uno stravecchino eh? Che ne dite?»

Andrea, Carlo e Massimo i si guardano negli occhi, piuttosto velati; senza parlarsi si accordano che è meglio se la domanda si riferisce al drink, piuttosto che alla madre di Sergio. Nonostante quello che hanno appena condiviso.

«Sì, però uno shottino…» Azzarda Andrea schizzato come al solito, il culo magro che saltella sulla sedia.

«Amico. Vedi lì il frigo della birra. Tutto quanto è a disposizione, tutto quello che vedi qui è tuo. No, nostro. Perché noi siamo amici veri.»

Sono nel bar della madre di Sergio e del suo compagno, poco più di un capannone dove d’estate anche si balla. Ma adesso è inverno, sono le cinque di mattina ed è chiuso.

«Di mò, professore!» Fa ancora Sergio mentre Andrea barcolla verso il frigo «Cosa dici dell’esperienza che abbiamo fatto, eh?»

«…si, ragà, però…» Risponde Massimo Il Prof, che quando se ne ricorda fa supplenze di italiano e storia «…la figa s’era scazzata col suo tipo, sicuramente quello la sta tornando a cercare…»

«E ancora ‘sto paranoico con ‘sta figa, la figa, la figa!» Andrea strilla scaraventando quattro bottiglie di birra sul tavolo. «Prof come cazzo te lo dico che la figa non la conosceva nessuno, che in disco o in piazza o da ‘ste parti nessuno l’ha mai vista?»

«Bona, Andre» Fa Carlo Il Montanaro, pacioso, grattandosi la barba.

«…ho saputo che fai la puttana, la maglia di lana la tengo per me!» Canticchia rauco Sergio «Questo, ragazzi, lo cantavamo all’università con i goliardi. E…ah sì, questo dirà il tipo alla figa, giustamente, se pure è il suo tipo e se pure la ritrova. Una scoppiata che si scazza nel parcheggio e se ne va a piedi, come una disperata!»

«E poi, comunque, mica era figa marcia. Peccato buttarla via.» Chiosa Il Montanaro pragmatico. Gli altri tre annuiscono ridacchiando. «E c’era anche della ciccia buona intorno» dice Andrea.

«Abbiamo visto un tipo e una figa litigare nel parcheggio» continua Sergio «E non è neanche da saltare alle conclusioni che quello era il suo tipo. Anzi, novantanove a zero che quello era solo uno sfigato che aveva rimorchiato dentro al locale.»

«Non si saranno messi d’accordo sul prezzo; la figa è sempre in vendita» fa Il Montanaro.

«Sì, ogni figa ha un prezzo» Sergio versa un altro giro di Stravecchio «Perché in questa società borghese di merda tutto, ha un prezzo. Perfino i buchi. La bambina, per prima cosa impara a vendersi. Un uomo che non trasgredisce è peggio di uno schiavo, è un morto. Una volta» accenna intorno col bicchiere «avevo un giro di centri sociali. Portavo qui venti tipi, tutti strafatti, a bere e mangiare a spese della vecchia che abbozzava. Ma vi volevo dire un’altra cosa… ah sì, dicevo che la nostra azione di stasera ha anche un valore politico.»

«Più che in paranoia tanto vale buttarla in politica.» Fa Il Montanaro. «Poi davvero, sta tipa chi l’ha mai vista da queste parti? Qualcuno conosce qualcuno che la conosce? A chi lo va a raccontare, chi le crede?»

C’è un breve silenzio. Poi Andrea strilla: «E invece, signorina, stasera l’è andata male. Stasera offerta speciale di tutti i buchi gratis!»

Ridono tutti, poi continua: «E pure tu, Prof, da stasera hai imparato qualcosa: per allargare una figa stretta, niente di meglio che una bottiglia. Così quando vai a scuola, quelle belle micine di primo pelo morbide morbide…» E succhia rumorosamente la saliva.

«Omne animal post coitum triste» sospira Il Prof «e con questo voglio dire, primo che voi non siete neanche animali; secondo, che non sono paranoico; ma adesso l’unica cosa che mi consola é questa bottiglia.»

«Ti piace, la bottiglia, eh Prof?» Andrea ride, facendone dondolare una vuota di birra col dito infilato dentro. «Mi sa che mentre noi ci riallacciavamo i pantaloni, e la bottiglia spuntava fra le gambe alla figa, tu eri così strafatto che zitto zitto te ne sei fatta un’altra. Nel culino della bottiglia.»

Scoppia una risata collettiva, forte, ride anche Il Prof mentre alza gli occhi al cielo.

Fuori dalle finestre c’è freddo, buio e nebbia. Loro continuano a scaldarsi con l’alcol sentendosi appagati. Sentendosi fratelli.

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Rubrus ha votato il racconto

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Come scrive Bistrot, di cui sottoscrivo il commento.Segnala il commento

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Raffaele 57 ha votato il racconto

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bistrot ha votato il racconto

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alcuni maschi concepiscono le donne esclusivamente in termini di "fica", " puttane", "scopare" e via di seguito: tutto ciò è arcinoto al punto di far parte del senso comune, anzi, del luogo comune. Ma non si tratta di una caratteristica essenziale del sesso maschile, quanto di una sua deformazione. Segnala il commento

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