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Noir

QUATTRO CANTONI

Pubblicato il 14/12/2018

Quattro, quattro cantoni, un bambino per ogni cantone, nel centro il padre padrone, bolle l’acqua nel gran pentolone... Chi gioca con me?

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Quattro, quattro cantoni, un bambino per ogni cantone, nel centro il padre padrone, bolle l’acqua nel gran pentolone. Sono quattro, in un grande stanzone, buio, puzza e tanta oppressione, un bambino fa da colazione, finirà giù dentro al pancione.

Ma che orecchie grandi

ma che occhi grandi

che bocca grande

che pancia grande

e quello?

Questo è lo spiedo.

Che grande…

Il chiarore non arriva agli angoli, il fuoco, il buio, inghiotte la luce

i suoni, i rumori, le voci sussurrate, rumore di batter di denti

il freddo, la paura, la luce

il tremore

nell’angolo non si vede, inghiotte, il buio, la bocca, lo spiedo, inghiotte, la luce, tutto.

Otto gli occhi che guardano verso il centro, il mestolo gira, l’acqua bolle, gira l’acqua che bolle, fumo, vapore, odore, verdure bollite, olio, aceto, vino andato a male, e sale, un pizzico, quanto basta. Cuocere a fuoco lento, ma manca il principale ingrediento. Ingrediento?

L’uomo al centro rimestola, gambe larghe, ben piantate, lo spiedo penzola, ben visibile, la testa rossa, dello spiedo, illuminata dal fuoco, non porta vestiti, l’uomo, il rosso della testa, dello spiedo, così vicino al fuoco, non si brucia, lo tiene al caldo, pende, penzola, balla, traballa, come il batacchio di una campana, ma non fa suono, no, negli angoli, che il buio inghiotte, non si sente suono, solo si sente il canto, borbottato, del cuoco

“Bolle l’acqua nel pentolone, un bambino per colazione, finirà giù dentro il pancione. Ah ah ah…”

risata da orco

c’è sempre un orco nelle fiabe

ma questa non è una fiaba!

orco…

I bambini si cercano, ma c’è buio, e non si vede niente, non si vedono. Rintanati nel loro cantone, si cercano ma non si trovano. Sanno…

sanno che presto toccherà a uno di loro. Un cantone resterà vuoto, ma non per molto. Il forno sfornerà, presto. Sfornerà un nuovo figlio

sta zitto mio figlio, che adesso ti piglio, latte ti do, ma pane non ho… ah ah ah

risata da orco

Orco…

Il forno è appeso, vicino al pentolone. Il forno ha il pancione, un pancione grosso come quello di padre. Il forno dondola, guarda come dondola, si lamenta, il forno, il forno sforna. Il forno sforna ogni nove mesi. Ma quando un figlio esce è troppo piccolo. Ci si mangia per appena un giorno. Allora ci sono le gabbie. Appese, anche quelle. Dentro crescono, i figli, zitti, che li pigli, il latte… padre munge il forno, latte fresco, lo versa in piccole mangiatoie dentro le gabbie. Latte fresco… perché fresco che è caldo? Forno si lamenta. La pancia si muove. Calci, al forno. Da dentro. Meglio di quelli da fuori, muori, muori, cagna, vacca, puttana.

Quanto amore, quanto dolore.

Dai cantoni i bambini guardano. Il forno urla, le gabbie urlano, il cuoco, padre, padrone, urla.

Manca poco. Poco. Po pop plop

Ecco, qualcosa è uscito dal forno. Pagnotta, pizza, calzone. Sguardi fissi da ogni cantone. Qualcosa si muove, a terra. Qualcosa ancora lega la pagnotta alla pancia del forno. Padre cuoco osserva. Si china. Raccoglie la pagnotta. Mani sporche di rosso. Sugo?

Padre con un morso trancia la liana, il tubo, il cordone. Sguardi fissi da ogni cantone. Padre, trancia e poi succhia, si abbevera. Un rutto. Padre mette la pagnotta in una gabbia. Sette le gabbie appese. Figli dondolano. Uno pesa più degli altri. Presto la gabbia si aprirà e lui occuperà uno dei cantoni. Il forno dondola ancora un po’. Padre lo stacca dal gancio. Padre lo adagia per terra. Padre bacia forno sulla fronte, lo accarezza, e poi lo spiedo sparisce, nel forno. E non si brucia. Il forno non si lamenta. Riposa? Padre attizza il fuoco nel forno, avanti e indietro, lo spiedo scuote il forno da dentro e poi, poi si ferma. Immobile. Riposa?

“Ti possiedo con lo spiedo, non so se mi spiego… ah ah ah!”

Orco…

Forza, che fra nove mesi si torna al lavoro…

Sugo cola dalla bocca. Lo sguardo. Lo sguardo vaga.

Il gioco funziona così.

Quattro cantoni, quattro bambini a occuparli. Al centro padre padrone e il suo pentolone. Al via tutti devono muoversi dal loro posto. Padre padrone occupa un cantone, i bambini corrono a occuparne uno degli altri tre, ma come ovvio, uno resta fuori. Non hai un cantone? Allora dentro il pentolone.

Uno, due, tre…

I bambini corrono via dai loro cantoni, il padre ne va a occupare uno, loro no, non occupano, non scappano, ma corrono, veloci, verso il centro. È un attimo. Quattro, in quattro, spingono il pentolone giù dal fuoco, lo rovesciano, urla, si bruciano le mani, ma il pentolone si rovescia, rovescia, vomita acqua bollente verso il padre, urla, il padre, urla e poi…

C’è un pentolone sul fuoco, l’acqua bolle, dentro la madre, il forno, gallina vecchia fa buon brodo. Dalle gabbie è stata liberata una sorella. Sarà lei il nuovo forno. Uno dei quattro fratelli, il più vecchio, è in piedi, nudo, a rimestare l’acqua del pentolone. Lo spiedino penzola. Presto infilzerà la sorella. Fra nove mesi nuova carne per la sopravvivenza. I tre fratelli, nei loro cantoni, aspettano la carne di mamma. Hanno fame. Un fratello è stato liberato da una gabbia. Occupa il quarto cantone. È il ciclo della vita.

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FilippoDiLella ha votato il racconto

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Ed ecco ciò che mi piace leggere al mattino! Fossi animalista forse protesterei ahah! Che ritmo!Segnala il commento

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Alex Chiapparelli ha votato il racconto

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Tomsa ha votato il racconto

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mauromeanti ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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BrividiSegnala il commento

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SteCo15 ha votato il racconto

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Nel consueto stile travolgente, una storia cupa e agghiacciante resa alla perfezione!Segnala il commento

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R.94# ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Follia... :)Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Rosnikant ha votato il racconto

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

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di Dalcapa

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