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Narrativa

Quattro di Quadri

Pubblicato il 22/08/2018

Primo piano sul fumo di una sigaretta che sale. Da una vecchia bocca rinsecchita, ad un soffitto scolorito, sfatto dall'umidità.

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Bar squallido. Ma tanto. Età media della clientela: 65 anni. Tutti uomini, ovviamente. Due tavoli da biliardo circondati da un'assemblea di uomini dai capelli bianchi, per chi ancora li avesse, e baffi folti, sempre bianchi. Sala fumatori, con quattro tavoli e due slot machine. È vuota rispetto alla sala del biliardo, se non fosse per quattro giocatori di ramino.

Il guercio, un signore sulla settantina che porta gli occhiali e una benda sull'occhio destro, soprannome banale. Poi, alla sua destra, il nano. Non credo servano spiegazioni. Età sulla sessantina. A capotavola il nonno. L'unico con una famiglia, un appiglio a cui aggrapparsi, che non siano quadri o picche. Età settantacinque anni. Infine, a chiudere il cerchio, abbiamo il giallo. Lo chiamavano così solo perché cinese, è il figlio del gestore del bar. Età venticinque anni. 

Si trovavano ogni settimana, al lunedì, alle quattro e mezza. Il giallo serviva da bere ai suoi avversari e poi, in silenzio, come fosse un rituale, tutti e quattro entravano nella sala fumatori. Il nano recuperava il posacenere, il guercio faceva le carte, il cinese avvertiva la sorella di badare ai clienti. L'unico autorizzato a sedersi ed aspettare era il nonno. La stessa procedura, identica, ogni lunedì.

Non conoscevano nemmeno i loro veri nomi. Se glielo aveste chiesto, non avrebbero saputo nemmeno dirvi come e quando hanno iniziato questa bizzarra tradizione. Ma ognuno di loro conosceva la marca preferita di sigarette del suo avversario, o cosa beveva di solito, per non parlare delle strategie di gioco. Erano pochi gli assi nella manica rimasti. Però riuscivano a parlarsi in silenzio. Solo con gli occhi. Da uno sguardo riuscivano a capire chi di loro avesse avuto una settimana di merda. E con uno sguardo sarebbero riusciti a consolarlo. Nei casi più gravi, avrebbero lasciato vincere lo sfortunato. Ma solo per un giro. Alcune cose vengono prima. Hanno una priorità. 

Un lunedì di aprile, successe qualcosa di straordinario. Quel giorno l'occhio del guercio era particolarmente vuoto. Se n'erano accorti tutti.

Erano al quarto giro. Tre partite vinte per il nonno e una per il nano. Quel giorno il nonno aveva fortuna. Di solito succedeva quando aveva appena visto i nipotini. La gioia della sua vita. Dopo il tris di Jack. Anche il nano se l'era cavata, sempre però aiutato da due bicchieri di bianco.

Per il giallo e il guercio, niente da fare. Non ancora.

A tutti e quattro restavano ancora tre carte in mano. Se uno di loro avesse pescato la carta giusta, sarebbe finita la giornata.

Faceva caldo. Si moriva. Si sudava. L'ansia per la vittoria rendeva l'aria densa. Il fumo delle sigarette era diventato impercettibile. Silenzio.

-Da domani finirò in casa di riposo- disse con voce debole il guercio. Gli sguardi si alzarono dal tavolo, stupiti.

-Questa sarà la mia ultima partita- aggiunse, pescando una carta.

Gli altri tre giocatori si congelarono. Da quanto tempo non sentivano quella voce? Perché proprio adesso?

Sguardi. Un accenno di lacrima dall'occhio sano del guercio.

Il nano lancia le carte per terra. Il giallo spegne la sigaretta a metà. Il nonno cerca di mantenere la sua professionalità, pesca la carta ma non la guarda neanche.

-Come mai?- domanda il nano, recuperando le sue carte.

-Mi hanno sfrattato- risponde.

-Stronzi- rettifica il nano, pescando.

-E non potrai venire comunque?- chiede il nonno, ingenuo.

-Non sempre, e mai da solo-. Soffre nel dire queste parole.

Il giallo pesca, scarta una carta, ed esce dalla sala fumatori. Il guercio scoppia in lacrime.

Dopo qualche istante il giallo ritorna nella sala, con una bottiglia di grappa bianca e tre bicchierini.

-Questo giro lo offro io-, dice, con forte accento cinese, versando la grappa nei bicchieri.

Non aveva mai offerto nulla in tutti questi anni. Dopo questa mossa, gli occhi di tutti i partecipanti iniziarono a diventare lucidi dall'emozione.

-Al guercio, che non ci ha mai spiato le carte-.

I quattro sorridono, sollevano i bicchieri e brindano.

-Solo perché non riesco, sennò avrei vinto molto più spesso- afferma il guercio, pescando una carta.

Quattro di quadri. Quella che gli serviva per chiudere.

Ride sbattendo le ultime carte sul tavolo. Gli altri tre si guardano, bestemmiano e ridono anche loro.

-Per fortuna che te ne vai!- scherza il giallo.

Il guercio allora si alza dal tavolo, guarda negli occhi ognuno di loro stringendogli la mano.

-Piacere, Lucio. Vedete di non imbrogliare-.

Nei sorrisi silenziosi, se ne va. Senza mai voltare le spalle.

-Che culo- sussurra il nano.

Dicono che da quel giorno, la sala fumatori rimase vuota fino alla chiusura del bar, tre anni più tardi. Il guercio, il nano, il nonno e il giallo non si incontrarono mai più per giocare a carte.

Il nonno tornò a tempo pieno alla sua famiglia, il giallo aprì una sua attività. Del nano non si sa nulla. Certa gente afferma di averli visti, poche volte, nei pressi del vecchio bar a guardarsi. In silenzio.

E giurano di averli sentiti parlare con gli occhi.

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Danilo ha votato il racconto

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Simonetta 63 ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

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Ritmo deliziosamente lento come una partita a carte fra anziani. Bello!Segnala il commento

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thek3nger ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Elenì ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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Ad avercene di vecchi e di robe scritte così.Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Grazia Ferro ha votato il racconto

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Abbiamo bisogno di leggere storie così, dirette al sotto scorza senza tanti fronzoli! Segnala il commento

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Superfrancy ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Atmosfera fumosa spartana e ricca di umanità Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Concordo con chi ti ha votato prima di me, commuove e fa pensare...Segnala il commento

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Gianluca Zuccheri ha votato il racconto

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Molto bello, ben scritto, commuove...Segnala il commento

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di Eleken

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